Roma, 25 dicembre 2025 – Fin dalle prime ore del mattino, la Basilica di San Pietro si è riempita di fedeli. Qui Papa Leone XIV ha celebrato la sua prima messa di Natale da Pontefice, con parole che hanno attraversato la navata e raggiunto idealmente le zone più colpite dal dolore nel mondo. “Come non pensare alle tende di Gaza, esposte da settimane alla pioggia, al vento e al freddo, e a quelle di tanti profughi e rifugiati sparsi in ogni continente?”, ha detto il Papa durante l’omelia delle 10.30, portando l’attenzione sulla sofferenza di chi vive la guerra sulla propria pelle.
Un appello alla pace e alla fragilità umana
Nel cuore della celebrazione, Leone XIV ha voluto parlare della fragilità della carne umana, richiamando le immagini di chi è colpito dai conflitti. “Fragile è la carne delle popolazioni inermi, segnate dalle guerre in corso o finite, che lasciano dietro macerie e ferite aperte”, ha detto il Pontefice, mentre la Basilica si faceva silenziosa. Ha poi pensato ai giovani costretti a combattere: “Fragili sono le vite di chi, giovane, è mandato al fronte, dove sente l’insensatezza di ciò che gli viene chiesto e la menzogna che li circonda”.
Il Papa ha sottolineato quanto sia importante fermare i “monologhi” e imparare ad ascoltare davvero l’altro. “La pace arriverà quando smetteremo di parlare da soli e, aprendo il cuore all’ascolto, ci inginocchieremo davanti alla nuda carne dell’altro”, ha detto Leone XIV. Parole che hanno colpito molti, tra cui alcuni volontari della Caritas seduti nelle prime file.
L’eredità di Papa Francesco e il ruolo della Chiesa oggi
Nel suo discorso, il Papa ha citato Papa Francesco, mettendo in guardia dalla “tentazione di essere cristiani mantenendo una distanza prudente dalle piaghe del Signore”. Ha invitato i fedeli a toccare con mano la “carne sofferente degli altri” e ha ricordato che il Natale deve “dare nuova forza a una Chiesa in missione, spingendola lungo i sentieri indicati dalla Parola di Dio”.
Leone XIV ha spiegato che la Chiesa non deve essere una voce che impone, “ne abbiamo già tante intorno”, ma una presenza che fa del bene, lo conosce e non pretende di possederlo. La strada indicata è quella del dialogo e dell’incontro: “In Dio ogni parola è un invito a parlare, a confrontarsi, mai una frase chiusa su se stessa”. Un chiaro richiamo al rinnovamento del Concilio Vaticano II, che, secondo il Pontefice, potrà crescere solo camminando insieme a tutta l’umanità.
Il rito e i gesti che parlano
Prima di iniziare la messa, Leone XIV si è fermato in un momento di preghiera silenziosa davanti al bambino Gesù, posto su un tronetto vicino all’Altare della Confessione. Un gesto semplice ma carico di senso, seguito con attenzione da alcuni bambini delle parrocchie di Roma presenti all’evento.
Il Papa indossava le vesti bianche, simbolo di luce e festa, tipiche della natività e della risurrezione. Durante la liturgia, ha ricordato i “tanti fratelli e sorelle” che “non hanno voce, spogliati della loro dignità e ridotti al silenzio”. La carne umana, ha aggiunto, “chiede cura, cerca accoglienza e riconoscimento, ha bisogno di mani delicate e di menti attente”.
Un Natale tra crisi globali e speranza
Le parole del Papa hanno risuonato in una Roma dal clima mite ma segnata da tensioni internazionali. In piazza San Pietro, tra i pellegrini arrivati da ogni angolo del mondo, si respirava un’aria di attesa. “Abbiamo bisogno di parole vere”, ha confidato suor Maria, venuta da Palermo con un gruppo di giovani volontari.
La messa è finita poco dopo mezzogiorno. All’uscita dalla Basilica, molti hanno commentato il tono diretto dell’omelia. “Mi ha colpito quando ha parlato dei giovani al fronte”, ha detto Marco, insegnante di storia. Un Natale diverso, dunque, segnato dalla consapevolezza delle ferite aperte nel mondo e da un appello, ancora una volta, a una pace concreta.
