Milano, 26 dicembre 2025 – La Lega ha preso posizione sul nuovo decreto Ucraina, chiarendo la sua linea dopo giorni di trattative con gli altri partiti della maggioranza. Fonti interne al partito raccontano che, sia nei tavoli tecnici che in quelli politici, il Carroccio ha insistito perché il provvedimento si distingua dai precedenti, non solo nella forma ma anche nei contenuti. Al centro del loro discorso c’è la volontà di dare priorità al sostegno civile, sanitario ed energetico piuttosto che alle forniture militari.
Decreto Ucraina, il nodo è il sostegno civile
Il dibattito sul nuovo decreto Ucraina ha animato le ultime settimane a Roma, con incontri serrati tra i ministeri e i leader politici. La Lega ha sempre chiesto che il testo non sia una semplice proroga delle misure già adottate, ma che segni una svolta. “Per noi è fondamentale concentrarsi prima di tutto sul sostegno civile, sanitario ed energetico, non solo sull’invio di armi”, spiegano fonti del partito.
Il riferimento è agli aiuti concreti richiesti dal governo ucraino nelle ultime settimane: generatori elettrici, medicinali, materiali per gli ospedali. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il nuovo decreto dovrebbe prevedere una dotazione dedicata proprio a queste necessità, con risorse aggiuntive rispetto ai provvedimenti già varati.
Trattativa aperta: la posizione della Lega
Lo scontro tra le forze di maggioranza si è giocato soprattutto su questo punto. Da una parte, Fratelli d’Italia e Forza Italia spingono per mantenere la linea di continuità, confermando il sostegno militare a Kiev. Dall’altra, la Lega vuole cambiare passo. “La mediazione sta andando nella direzione che volevamo”, dicono dal partito di Matteo Salvini.
Fonti vicine al ministro delle Infrastrutture sottolineano come la Lega abbia lavorato per trovare “una soluzione equilibrata”, che metta insieme la sicurezza internazionale e i bisogni della popolazione ucraina colpita dalla guerra. “Non è un no agli aiuti militari”, chiarisce un deputato leghista contattato da alanews.it, “ma una richiesta concreta di attenzione alle emergenze umanitarie”.
Tensioni nella maggioranza e prossimi passi
Non sono mancate tensioni interne. Ieri sera, durante la riunione a Montecitorio, alcuni esponenti della maggioranza hanno sollevato dubbi sulla possibilità di ridurre il sostegno militare senza mandare segnali sbagliati agli alleati europei e atlantici. Tuttavia, fonti parlamentari raccontano che la mediazione della Lega ha trovato appoggio anche in parte di Forza Italia.
Il testo finale del decreto dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro la fine della settimana. L’obiettivo del governo resta chiaro: garantire il massimo aiuto all’Ucraina, ma con un occhio più attento alle necessità civili e sanitarie. “Non possiamo voltare le spalle a chi soffre”, ha confidato un sottosegretario leghista al termine dell’incontro.
Il contesto internazionale e le pressioni
Questo confronto arriva in un momento in cui l’Italia è sotto pressione internazionale per mantenere gli impegni presi con Kiev. Nei giorni scorsi, la Commissione europea e la Casa Bianca hanno ribadito l’importanza di non abbassare la guardia sul fronte militare. Ma dentro la maggioranza italiana cresce la consapevolezza che la guerra in Ucraina è anche una crisi sociale ed energetica.
Secondo l’ONU, più di 10 milioni di ucraini hanno bisogno di aiuti umanitari immediati. In questo scenario, la scelta della Lega di puntare su aiuti civili e sanitari viene letta come un modo per rispondere a queste emergenze senza mettere a rischio l’unità dell’esecutivo.
Attesa per il testo definitivo
Nelle prossime ore sono previsti altri incontri tra i capigruppo e i tecnici dei ministeri coinvolti. Solo allora si capirà se la mediazione reggerà fino al voto in Aula. Intanto, dalla Lega arriva un messaggio di ottimismo: “Abbiamo ottenuto quello che chiedevamo da mesi”, dice un dirigente lombardo. Resta da vedere come reagiranno gli alleati e quali saranno le conseguenze del decreto sui rapporti con Bruxelles e Washington.
Per ora, la posizione del Carroccio è chiara: “La pace resta il nostro obiettivo”. Ma la strada verso un accordo definitivo sembra ancora lunga.
