Alla scoperta del misterioso ponte di terra tra Sicilia e Malta

Alla scoperta del misterioso ponte di terra tra Sicilia e Malta

Alla scoperta del misterioso ponte di terra tra Sicilia e Malta

Giada Liguori

Dicembre 31, 2025

Palermo, 31 dicembre 2025 – Ieri dal porto di Augusta è partita la nave Gaia Blu con a bordo un gruppo di ricercatori italiani e maltesi. Inizia così la spedizione Bridges, un viaggio alla ricerca di quel ponte di terra che, circa 22mila anni fa, univa la Sicilia sud-orientale alle isole di Malta e Gozo. Quel passaggio naturale, oggi sommerso, potrebbe aver permesso i primi spostamenti di animali e forse anche di esseri umani tra le due sponde del Mediterraneo centrale.

Un tuffo nel passato sotto il mare

La missione, che durerà fino al 7 gennaio 2026, nasce dalla collaborazione tra l’Istituto di Scienze Marine del Cnr, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e l’Università di Malta. A guidare la squadra sono Maria Filomena Loreto (Cnr-Ismar) ed Emanuele Lodolo (Ogs), che poco prima della partenza hanno illustrato i dettagli della spedizione. “Vogliamo ricostruire la forma del fondale marino e individuare le antiche linee di costa”, ha detto Loreto, indicando sulla carta nautica l’area tra Capo Passero e la costa nord-occidentale di Malta.

A bordo della Gaia Blu sono montate attrezzature all’avanguardia per la mappatura dei fondali, come sonar multibeam e sistemi per acquisire dati sismici. Questi strumenti permetteranno di ottenere immagini precise del fondo marino e di scovare eventuali resti di quel lembo di terra che, secondo le ricerche, emergeva quando il livello del mare era circa 120 metri più basso di oggi.

Sedimenti e tracce di vita sotto la lente

Non si tratta solo di immagini. I ricercatori preleveranno anche campioni di sedimenti a varie profondità. “Analizzeremo la loro composizione per capire quando e per quanto tempo quel ponte è stato attraversabile”, ha spiegato Lodolo. L’attenzione sarà rivolta anche a possibili segni lasciati dal passaggio di animali o di esseri umani: resti organici, microfossili, impronte o tracce di attività umana.

Gli studiosi sono convinti che un collegamento terrestre avrebbe influenzato molto i movimenti di specie animali tra Europa e Africa. “Se troveremo prove del passaggio umano, potremo riscrivere una pagina importante della preistoria mediterranea”, ha aggiunto Loreto. La spedizione quindi corre su due binari: da una parte ricostruire l’ambiente antico, dall’altra cercare tracce delle prime migrazioni umane.

Scienza senza confini

La spedizione Bridges è anche un esempio concreto di cooperazione scientifica internazionale. Sulla Gaia Blu lavorano insieme ricercatori italiani e maltesi, con l’appoggio delle autorità portuali di Sicilia e Malta. “Abbiamo condiviso dati storici, mappe batimetriche e i risultati delle campagne precedenti”, ha raccontato un tecnico dell’Università di Malta, mentre sistemava gli ultimi strumenti sul ponte.

Le operazioni in mare andranno avanti giorno e notte, con turni che coprono le 24 ore. I dati raccolti saranno poi esaminati nei laboratori del Cnr e dell’Ogs a Trieste e Venezia, e all’Università di Malta. I primi risultati sono attesi già per la prossima primavera, ma i ricercatori avvertono: serviranno mesi per mettere insieme tutti i pezzi.

Un ponte tra passato e futuro

La spedizione Bridges si inserisce in una serie di studi che negli ultimi anni hanno acceso l’interesse per i paesaggi sommersi del Mediterraneo. “Solo capendo come cambiava il territorio possiamo seguire meglio le rotte delle migrazioni antiche”, ha osservato Lodolo. Intanto la Gaia Blu continua la sua rotta verso sud-est, tra le acque profonde che separano Sicilia e Malta. Un tratto di mare che sembra immutabile, ma che – dicono gli scienziati – potrebbe ancora nascondere i segreti delle prime grandi traversate nel Mediterraneo.