Parigi, 2 gennaio 2026 – Aldo Tassone, critico e storico del cinema, si è spento nelle scorse ore a Parigi dopo una lunga malattia. Aveva 78 anni. Chi gli è stato vicino ricorda un uomo che, nonostante tutto, non ha mai perso il sorriso. Il suo nome è legato a doppio filo a quello di Federico Fellini, di cui è stato un osservatore attento, un interprete appassionato e, in qualche modo, un complice.
Il legame con Fellini che ha segnato una vita
Tassone arrivò in Italia dall’Argentina da giovane studente universitario, spinto dalla voglia di trovare una sua casa culturale. «Persi la testa alla prima proiezione de ‘La dolce vita’», amava raccontare agli amici. Per lui, Fellini era un pittore unico nel panorama del cinema. Da quel momento la sua strada si incrociò con quella del regista riminese. Fu Ennio Flaiano a spingerlo: «Vai a trovarlo sul set», gli disse. Così, nel 1969, Tassone conobbe Fellini durante le riprese di ‘Satyricon’. Il regista rimase colpito dalla sua eleganza nel parlare, dallo sguardo acuto e dalla passione per il cinema come forma d’arte moderna. Da allora, “Aldò” – come lo chiamavano gli amici con quel vezzo nell’accento finale – non mancò mai a un set del maestro.
Tra Italia e Francia: scritti che hanno fatto scuola
Per anni ha scritto su Fellini, sia in Italia che in Francia, ma solo nel 2020 ha raccolto tutto in un unico volume: ‘Fellini 23 ½’, pubblicato dalla Cineteca di Bologna. Nel libro definisce il regista “il Grande Trasfiguratore”, capace di mostrare il mondo in una luce che cattura e supera la realtà. È considerato uno dei testi più profondi sull’opera felliniana. Ma il suo interesse non si fermava lì: ha dedicato pagine importanti anche ad Akira Kurosawa, tuttora citate dagli studiosi, e ha scritto su Michelangelo Antonioni con uno sguardo personale, quasi da straniero in Italia.
Un ponte culturale tra Italia e Francia
Tassone è ricordato anche per aver creato un legame forte tra la cultura italiana e quella francese attraverso il cinema. Nel 1986, con la moglie Françoise Pieri, accettò l’invito dello storico dell’arte Daniel Arasse – allora direttore dell’Istituto Culturale Francese – a fondare a Firenze il festival France Cinema, il primo evento dedicato al cinema francese in Italia. Per ventitré edizioni, ogni anno dedicato a un maestro diverso (il primo fu François Truffaut, a cui Tassone ha dedicato anche un’associazione culturale), il festival è diventato un punto di riferimento per cinefili e addetti ai lavori. La sua passione per la Nouvelle Vague era profonda: tra i suoi registi preferiti c’erano Louis Malle e Alain Resnais.
Un’eredità fatta di libri e di vita
Al cinema Tassone ha dedicato anche una lunga attività editoriale: saggi in italiano e francese, articoli per testate come La Repubblica, interventi in convegni internazionali. Negli ultimi anni ha scelto di tornare a vivere a Parigi – «la mia patria d’elezione», diceva agli amici – senza però staccare i legami con l’Italia. Nel 2025 ha donato la sua vasta biblioteca al festival di Villammare, nel Cilento: una collezione che porta il suo nome e resta aperta a studiosi e appassionati.
Il ricordo di chi lo ha conosciuto
Chi ha frequentato Aldo Tassone lo ricorda come un intellettuale generoso, curioso e sempre disposto al confronto. «Aveva una vitalità inesauribile», racconta un collaboratore storico del festival France Cinema. Nei suoi scritti – da Ejzenstein ad Antonioni, da Kurosawa a Fellini, da Truffaut a Ophuls – chiunque può trovare una guida capace di andare oltre l’immagine e restituire il senso vero dell’arte cinematografica.
Oggi il mondo del cinema lo saluta con gratitudine. Chi vuole capire davvero cos’è il cinema – non solo come linguaggio, ma come esperienza umana – nei libri di Aldo Tassone troverà ancora molte risposte.
