Dalla magia del cinema ai bonus culturali: scopri gli investimenti che trasformano l’arte

Dalla magia del cinema ai bonus culturali: scopri gli investimenti che trasformano l'arte

Dalla magia del cinema ai bonus culturali: scopri gli investimenti che trasformano l'arte

Giada Liguori

Gennaio 2, 2026

Roma, 2 gennaio 2026 – Con l’approvazione della Legge di Bilancio, il governo Meloni ha rimodellato i finanziamenti pubblici alla cultura per i prossimi tre anni. La manovra introduce nuove misure e tagli che riguardano cinema, spettacolo dal vivo, musei ed editoria. Il Ministero della Cultura parla di una scelta per “razionalizzare le risorse” e “favorire l’innovazione”, ma le reazioni di operatori e istituzioni non si sono fatte attendere.

Fondo Cinema in calo, ma con più flessibilità. Cambia la carta per i diciottenni

Il primo tema caldo riguarda il Fondo Cinema, che dal 2026 passerà da 700 a 610 milioni di euro, per poi scendere a 500 milioni dal 2027. Una riduzione che, secondo addetti ai lavori, mette a rischio soprattutto le produzioni indipendenti e le sale più piccole. Dall’altra parte, però, il fondo avrà più margine per distribuire i soldi, anche per il Tax credit e altri aiuti. “Non è solo una questione di numeri – ha detto un funzionario del MiC – ma di come si distribuiranno i fondi tra i diversi settori”.

Scompare la vecchia “Carta della cultura giovani” e la “Carta del merito”. Al loro posto arriva la Bonus Valore Cultura, una carta elettronica dedicata ai neo-diciottenni diplomati. Il budget rimane lo stesso degli anni scorsi, ma cambia il target: potranno usarla solo i giovani che hanno preso il diploma, per comprare prodotti culturali. Alcune associazioni studentesche temono che così rischi di restare fuori una parte dei ragazzi.

Musei non statali e Matera: nuove risorse per valorizzare il territorio

Tra le novità più attese c’è il Fondo nazionale per il federalismo museale, con 5 milioni all’anno per i musei non statali. L’obiettivo è ridurre il divario tra i grandi centri culturali e le realtà più piccole sul territorio. Matera, invece, riceverà 4 milioni nel 2026 come Capitale Mediterranea della cultura e del dialogo, un riconoscimento che la città aspettava da tempo.

Non mancano i fondi per gli anniversari storici: 300mila euro andranno alle iniziative per i 90 anni dalla morte di Antonio Gramsci e 500mila euro (per due anni) a quelle per il centenario della nascita di Pio La Torre.

Spettacolo dal vivo: fondi nuovi per musica e teatro

Nel settore dello spettacolo dal vivo nascono tre nuovi fondi: uno da 1 milione l’anno per la cultura terapeutica e la cura sociale, un altro da 1,5 milioni per lo sviluppo del sistema musicale italiano e un terzo da 2 milioni per programmi audiovisivi che raccontino le attività culturali dal vivo. “Sono risorse importanti – commenta un rappresentante dell’Agis – ma serve che non siano un fuoco di paglia”.

Per i grandi teatri, spiccano i 5 milioni previsti per il Teatro alla Scala nel 2028 e i 2 milioni per la Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi nel 2026. Altri contributi andranno al Teatro Amilcare Ponchielli (1 milione dal 2028), al Teatro Dal Verme di Milano (500mila euro nel 2026) e al Festival dei Due Mondi di Spoleto (1 milione nel 2026).

Premi, fondazioni e accademie: chi riceve i fondi

Nel cosiddetto “decreto cultura”, la legge stanzia 1 milione all’anno sia per il Premio Mattei sulla cooperazione culturale, sia per il Premio Olivetti sull’accessibilità culturale. Al MAXXI Med di Messina vanno 500mila euro, mentre altri 500mila euro nel 2027 sosterranno il progetto “Grande Maxxi” di Roma.

Tra le fondazioni, la Luigi Einaudi riceve 600mila euro per l’Osservatorio Sud Est Europa; la Fondazione Med-Or di Leonardo Spa avrà 200mila euro nel 2026 e nel 2027 per studi sull’influenza russa in Europa e Nord Africa. Le tre accademie musicali di punta – l’Accademia internazionale di Imola, l’Accademia musicale Chigiana di Siena e la Fondazione Scuola di musica di Fiesole – si divideranno 300mila euro nel 2026.

Editoria: più soldi per il pluralismo, meno per la Rai

Sul fronte dell’editoria, il Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione cresce di 60 milioni nel 2026, sotto la supervisione della Presidenza del Consiglio. Al tempo stesso, però, vengono tagliati di 10 milioni i fondi derivanti dal canone destinati alla Rai. Un segnale che alcuni osservatori vedono come un possibile colpo alla programmazione del servizio pubblico.

Infine, la manovra autorizza il Ministero della Cultura a nominare nuovi dirigenti anche tra personale esterno alla Pubblica amministrazione, superando i limiti previsti dalla legge. Un dettaglio tecnico che potrebbe influire sulla gestione delle risorse appena stanziate.

In sintesi, la nuova legge di bilancio ridisegna la geografia degli investimenti pubblici nella cultura italiana: tra tagli mirati, nuovi incentivi e qualche domanda sulle ricadute reali sul territorio.