Il drammatico calo delle registe nei film di successo negli Usa nel 2025

Il drammatico calo delle registe nei film di successo negli Usa nel 2025

Il drammatico calo delle registe nei film di successo negli Usa nel 2025

Giada Liguori

Gennaio 2, 2026

Los Angeles, 2 gennaio 2026 – Nel 2025 Hollywood segna un duro passo indietro sulla presenza di donne dietro la macchina da presa nei film più visti. È il dato più basso degli ultimi sette anni. A rivelarlo è il nuovo rapporto dell’Annenberg Inclusion Initiative dell’Università della Southern California, riportato da Hollywood Reporter e Variety. Solo nove registe su cento dei film con i maggiori incassi sono donne: appena l’8,1%. Un ritorno al passato che frena i progressi sull’inclusione di genere nel cinema americano.

Boom in calo: le registe spariscono dai blockbuster

Il calo è netto. Nel 2024 la quota di registe era al 21,5%, quest’anno si è crollati sotto il 9%, con un calo di oltre tredici punti percentuali. Un livello così basso non si vedeva dal 2018, quando la presenza femminile era al 4,5%. Le nove donne che hanno diretto i film più visti del 2025 sono Nisha Ganatra (“Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo”), Emma Tammi (“Five Nights at Freddy’s 2”), Domee Shi e Madeline Sharafian (“Elio”), Celine Song (“Material love”), Jennifer Kaytin Robinson (“So cosa hai fatto”), Maggie Kang (“KPop Demon Hunters”), Hikari (“Rental Family”) e Chloé Zhao (“Hamnet”).

La Dott.ssa Stacey L. Smith, che ha guidato lo studio, sottolinea che “i progressi per le registe sono stati solo temporanei”. E spiega che questo calo non si può imputare soltanto ai recenti cambiamenti politici: “Molti di questi film erano già in preparazione prima delle elezioni del 2024 e delle nuove restrizioni sulle politiche di diversità e inclusione”.

Rappresentanza etnica: qualche passo, ma serve di più

L’indagine fa luce anche sulla diversità etnica tra i registi dei film più visti. Nel 2025, il 24,3% dei registi proviene da gruppi razziali sotto-rappresentati, praticamente lo stesso dato del 2024 (24,1%). Tra loro, le donne di colore sono il 5,4% (sei in tutto), superando per la prima volta il numero delle registe bianche (tre). Ma c’è un dettaglio importante: tutte le donne di colore sono di origine asiatica. Parliamo di Ganatra, Shi, Song, Kang, Hikari e Zhao. Nessuna regista nera, ispanica, latina, nativa americana, hawaiana, mediorientale o nordafricana ha diretto uno dei cento film più visti.

Sul lungo periodo la situazione resta difficile: le donne di colore rappresentano solo l’1,9% dei registi nei film di maggior incasso negli ultimi 19 anni. Eppure, come ricorda Smith, “i loro film ottengono in media un successo mediatico più alto rispetto a quelli di registe bianche o di uomini di colore”. Un dato che mostra come la qualità dei lavori delle donne di colore venga spesso ignorata.

Gli studios e lo streaming: un quadro a due facce

Guardando agli studi principali, la situazione non è uniforme. Nel 2025, la Disney è lo studio che ha affidato più film importanti a registe donne. Al contrario, Paramount Pictures, Warner Bros. e Lionsgate non hanno diretto nessun titolo importante a una cineasta. Una scelta che, spiegano gli esperti, nasce da decisioni prese anni prima.

Va detto che il rapporto Annenberg non considera i film usciti solo sulle piattaforme streaming come Netflix, dove invece le donne dietro la cinepresa sono più presenti. Nel 2024, per esempio, le registe rappresentavano il 20,5% dei film originali Netflix. Un segnale chiaro: il mondo digitale lascia più spazio alla diversità rispetto al cinema tradizionale.

Reazioni e futuro: una strada ancora in salita

La pubblicazione dello studio ha acceso il dibattito tra addetti ai lavori e osservatori. Alcuni produttori ammettono che “la strada verso la parità è ancora lunga”. Altri ricordano che “le scelte delle grandi case sono spesso legate a logiche di mercato consolidate”. Stacey L. Smith ribadisce: “Se si scegliessero le registe solo per merito, vedremmo molte più donne di colore al timone dei grandi film”.

Il confronto sulla presenza femminile e delle minoranze in regia resta aperto. Ma tra numeri e parole, una cosa è chiara: il cammino verso un cinema davvero inclusivo è ancora tutto in salita.