Milano, 2 gennaio 2026 – Il mercato del lavoro italiano è in piena trasformazione, ma il ricambio generazionale nelle piccole e medie imprese fatica a decollare. Lo rivela l’ultima indagine di I-Aer, Institute of Applied Economic Research, che ha ascoltato 541 imprenditori. Il quadro che emerge è chiaro: la presenza di lavoratori over 50 cresce o resta stabile, mentre i più giovani faticano a trovare posto.
Lavoratori sempre più anziani: numeri e cause
Secondo i dati di I-Aer, negli ultimi tre anni più della metà delle pmi ha mantenuto stabile la quota di dipendenti con più di 50 anni, e in un caso su quattro questa quota è addirittura aumentata. Solo un quarto delle aziende ha una maggioranza di under 50, mentre il 15% dichiara che gli over 50 superano la metà del personale. Non si tratta di un fenomeno isolato, ma di un cambiamento strutturale della società italiana.
“In Italia nascono sempre meno bambini e la gente vive più a lungo. È inevitabile che questo si rifletta sul mercato del lavoro”, spiega l’avvocato Riccardo Maraga, partner dello studio Ughi e Nunziante. A complicare le cose ci sono anche le recenti politiche sulle pensioni, che hanno spinto in avanti l’età di uscita dal lavoro. “Non va dimenticata poi l’alta emigrazione dei giovani verso altri Paesi europei e l’impatto dell’intelligenza artificiale, che rende più facile sostituire i profili junior”, aggiunge.
Formazione continua e incentivi per i giovani
In questo scenario, la vera sfida per le imprese è investire sul capitale umano. “Serve puntare sulla formazione continua, anche con il supporto dei Fondi interprofessionali, per evitare che l’invecchiamento della forza lavoro si traduca in un calo di competitività”, sottolinea Maraga. Sul fronte delle politiche pubbliche, l’avvocato chiede interventi più decisi per rendere più appetibili gli stipendi italiani e convincere i giovani a restare nel Paese: “La legge di Bilancio 2026 introduce misure come la detassazione degli aumenti salariali, ma servirebbero scelte più forti e durature”.
I numeri nazionali confermano il quadro: nel 2024 gli occupati sono aumentati di 352mila unità, ma oltre l’80% di questo incremento riguarda persone sopra i 50 anni. Nel frattempo, quasi 156mila italiani hanno lasciato il Paese, metà dei quali giovani laureati. Un’emorragia che riduce ulteriormente la forza lavoro qualificata under 35.
Norme e ostacoli al ricambio
Dal punto di vista normativo, l’alta presenza di lavoratori senior non è frutto di privilegi. “L’età è considerata un fattore di discriminazione dalla legge”, spiega l’avvocato Vincenzo Fabrizio Giglio dello studio Lexia. Le poche misure dedicate agli over 50 – come l’esclusione dal conteggio dei limiti per i contratti a termine o gli strumenti di accompagnamento alla pensione – sono pensate per situazioni di svantaggio.
Secondo Giglio, il ricambio generazionale fatica anche per i costi che le aziende vedono nell’inserire i giovani: “Il periodo di formazione può essere lungo, soprattutto nei lavori specializzati, e il periodo di prova spesso non basta per valutare bene un nuovo assunto”. Per questo propone di rivedere strumenti come l’apprendistato, oggi troppo burocratico: “Se semplificato, potrebbe davvero fare la differenza”.
Staffetta generazionale: tra incentivi e difficoltà
La staffetta generazionale resta un tema caldo anche per il governo. L’avvocata Valentina Pepe (Pepe e Associati) ricorda che si stanno discutendo incentivi per assumere giovani under 35 e misure per favorire il part time tra chi è vicino alla pensione. Ma l’inasprimento delle regole sull’uscita dei lavoratori senior complica il ricambio. “Si parla di allungare la ‘finestra mobile’ per la pensione anticipata e di ridurre l’effetto degli anni di laurea riscattati sui requisiti contributivi”, spiega Pepe.
La trasformazione digitale aggiunge un altro livello di difficoltà: “L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a inserire i nativi digitali, ma resta fondamentale la formazione continua”. Il decreto pmi prevede fondi per la formazione e la transizione ecologica nelle piccole imprese.
Genere, reti e modelli di lavoro
L’indagine I-Aer mette in luce anche un aspetto di genere: una pmi su cinque segnala un vantaggio per gli uomini over 50, legato a una minore disponibilità delle donne al lavoro a tempo pieno e a reti professionali più fragili. Laura Basili (Women at Business) sottolinea l’importanza di creare ambienti dove diverse generazioni possano confrontarsi e valorizzarsi: “Il talento, a qualunque età e indipendentemente dal genere, è una risorsa preziosa”.
Esperienze d’impresa: tradizione e innovazione
Nel mondo delle imprese si vedono approcci diversi. Michela Pancaldi (Tecnocupole Pancaldi) racconta che il ricambio generazionale è una sfida ma anche un’opportunità: “Solo unendo l’esperienza dei senior con le occasioni per i giovani si può davvero crescere”. Francesca Cerruti (ab medica) conferma: “L’esperienza condivisa è un motore per l’innovazione”.
Al contrario, realtà come Kampaay puntano tutto sulle nuove leve. Daniele Arduini, ceo della scaleup milanese, spiega: “La nostra età media è 34 anni. L’esperienza conta, ma senza la spinta dei giovani non si va avanti”.
Il mercato del lavoro italiano è davanti a un bivio: valorizzare le competenze degli over 50 senza perdere la forza e l’energia delle nuove generazioni. Serve una strategia chiara, investimenti nella formazione e modelli organizzativi capaci di far convivere esperienza e innovazione. Solo così le pmi potranno affrontare il futuro con le carte giuste in mano.
