Roma, 2 gennaio 2026 – Il 2025 si apre all’insegna dell’allarme per la sicurezza sul lavoro in Italia, con numeri che confermano una crisi profonda e richieste di interventi sempre più urgenti. A lanciare il grido d’allarme è Antonio Di Bella, presidente nazionale dell’Anmil (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), che in una lunga intervista ha fatto il punto sull’anno appena passato, tracciando un quadro amaro e indicando le priorità per il futuro.
Stragi sul lavoro: i dati che pesano come macigni
“Il 2024 sarà ricordato come l’anno delle stragi sul lavoro – Calenzano, Brandizzo, Esselunga di Firenze, Suviana, Casteldaccia, Toyota di Bologna – e il 2025 non sembra voler dare tregua ai nostri operai”, ha spiegato Di Bella. Solo lunedì 15 dicembre, durante la discussione sul decreto Sicurezza alla Camera, un parlamentare ha letto i nomi delle vittime del 2025: 896 morti accertate. Un numero che, sottolinea il presidente dell’Anmil, “riguarda solo le vittime ufficiali”, mentre resta nascosto il dramma di chi lavora in nero, invisibile anche nelle statistiche.
Per Di Bella, “si tratta di una strage quotidiana che nasconde altre morti, a cui non viene concessa nemmeno la dignità di essere ricordati pubblicamente”. Parla delle vittime del lavoro nero e del caporalato, “schiavi del terzo millennio” che muoiono nel silenzio, a volte con i loro corpi nascosti.
Lavoratori invisibili e la precarietà che uccide
Il presidente Anmil punta il dito sulla “specificità operaia” delle vittime: “A parte gli incidenti in itinere, chi muore lo fa nei cantieri, nei capannoni, nei magazzini delle fabbriche, nei campi, sulle autostrade e nelle strade delle città”. Oggi, spiega, fra loro ci sono anche “le centinaia di migliaia di lavoratori delle piattaforme digitali che operano in Italia”.
“Muoiono soprattutto quelli per cui è difficile dire quel ‘no che salva la vita’”, ammette Di Bella. Sono lavoratori che accettano condizioni pericolose per paura di perdere il contratto o il pagamento a fine mese. “Tutti quei lavoratori costretti a vivere nel precariato, che hanno fatto della sottomissione a regole opache la loro normalità”, aggiunge.
Incidenti simbolo e l’età sempre più alta nei cantieri
Il crollo della Torre dei Conti a Roma, durante i lavori di restauro, è stato uno degli episodi più discussi dell’anno. Ha perso la vita Octav Stroici, operaio di 66 anni. “Un incidente che ha avuto grande eco soprattutto per la sua vicinanza al Colosseo”, osserva Di Bella. Ma per l’Anmil la morte di Stroici, come quella di Yosif Gamal, operaio 69enne caduto da una gru a Torino mentre affiggeva cartelloni, rappresentano un fenomeno più ampio: la crescita del numero di lavoratori anziani nei cantieri.
Un’analisi dell’Anmil pubblicata a settembre ha messo in luce come l’aumento dell’occupazione sia legato soprattutto al fatto che i lavoratori più anziani restano in servizio. “Le riforme pensionistiche hanno spostato in avanti l’età del pensionamento e molti continuano a lavorare per integrare pensioni troppo basse”, ricorda Di Bella. Gli infortuni tra chi ha più di 50 anni sono ormai una fetta troppo grande, come confermeranno i dati Inail di fine anno.
Le richieste dell’Anmil: una procura nazionale e più formazione
Di fronte a questa emergenza, l’Anmil rilancia le sue proposte: “Chiediamo da tempo una procura nazionale del lavoro che possa, come quelle antimafia e antiterrorismo, condurre indagini tecniche e specializzate”, spiega Di Bella. L’obiettivo è garantire processi veloci e giustizia per le vittime.
L’associazione chiede anche controlli più uniformi e un vero rafforzamento degli organici che vigilano sulla sicurezza. “Non servono nuove norme a ogni piè sospinto – sottolinea – ma investimenti concreti nella formazione sui diritti del lavoro e sulla sicurezza, a partire dalle scuole”.
Salari giusti e tutela vera per le vittime
Tra le priorità dell’Anmil c’è anche l’adeguamento delle retribuzioni agli standard del salario minimo europeo, viste le debolezze della contrattazione collettiva in Italia. “Solo così si può davvero proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori”, dice Di Bella.
A confermare la gravità della situazione non sono solo i morti: nei primi dieci mesi del 2025 sono stati denunciati quasi 500.000 infortuni sul lavoro e oltre 80.000 malattie professionali. Numeri che raccontano un sistema che ogni giorno mette a rischio centinaia di migliaia di persone.
“Chiediamo una vera tutela per le vittime del lavoro e per chi resta”, conclude Di Bella. “Vogliamo che il 2026 non sia un altro anno di promesse mancate e soluzioni di facciata, ma l’inizio di un cambiamento reale”.
