Roma, 2 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti abbassano i dazi antidumping sulla pasta italiana, una buona notizia per il Made in Italy in un momento delicato nei rapporti commerciali tra Italia e USA. La notizia è arrivata questa mattina dalla Farnesina, prima della chiusura formale dell’indagine, prevista per l’11 marzo. A essere coinvolta è una delle filiere più importanti dell’export agroalimentare italiano.
Dazi sulla pasta italiana: le nuove tariffe e cosa cambia
Il Ministero degli Esteri ha reso noto che l’“analisi post-preliminare” ha portato a una riduzione netta delle tariffe: dai provvisori 91,74% stabiliti a settembre, si passa ora al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per altri undici produttori – tra cui spicca Barilla. Un taglio consistente che ha subito sollevato un sospiro di sollievo tra le aziende italiane e le associazioni di categoria.
Le nuove aliquote sono state anticipate rispetto alla conclusione dell’indagine, che si attende tra poco più di due mesi. “La riduzione dei dazi dimostra che le autorità americane riconoscono la volontà di collaborare delle nostre aziende”, ha commentato la Farnesina in una nota diffusa alle 10.30. Il Ministero ha anche evidenziato il ruolo delle iniziative diplomatiche italiane e il supporto della Commissione europea, che ha presentato memorie difensive a difesa dei produttori coinvolti.
Diplomazia italiana in campo, le reazioni del settore
La procedura antidumping è ancora aperta: la decisione finale dell’amministrazione Usa arriverà solo l’11 marzo. Fino ad allora, le nuove tariffe non sono operative. Ma la notizia ha già fatto breccia tra istituzioni e associazioni di categoria. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha detto: “Questa buona notizia dagli Stati Uniti dimostra che il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porta risultati”. Lollobrigida ha ricordato il viaggio a Chicago dello scorso ottobre, insieme all’ambasciatore Marco Peronaci: “Le istituzioni italiane non hanno mai lasciato sole le nostre aziende di pasta”.
Soddisfatte anche Coldiretti e Filiera Italia, che hanno ringraziato i ministri Tajani e Lollobrigida e la rete diplomatica per “l’azione che ha portato a una prima, temporanea riduzione dei dazi Usa sulla pasta italiana”. Secondo queste associazioni, nel 2024 l’export di pasta italiana verso gli Stati Uniti ha toccato quota 671 milioni di euro, confermando l’importanza del mercato americano per il settore.
La politica commerciale americana: rinvio sui dazi ai mobili
Sul fronte più ampio della politica commerciale Usa, la Casa Bianca ha annunciato che il presidente Donald Trump ha firmato un provvedimento che rinvia al 2027 l’aumento dei dazi su mobili imbottiti, mobili da cucina e arredi da bagno. Questi aumenti, che sarebbero dovuti entrare in vigore oggi, prevedevano tariffe fino al 30% sui mobili imbottiti e al 50% su cucina e bagno. I dazi erano stati introdotti lo scorso ottobre con un’aliquota del 25%, nell’ambito di una strategia volta a proteggere l’industria americana del legno e dell’arredamento.
Il rinvio, spiega la Casa Bianca in una nota delle 8.00 ora locale, serve a “lasciare spazio ai negoziati produttivi in corso” con i partner commerciali. Una decisione che interessa anche diversi produttori italiani attivi sul mercato Usa.
Cosa succede ora: attesa e prospettive per il Made in Italy
La procedura antidumping sulla pasta resta aperta: solo l’11 marzo sapremo se le tariffe saranno confermate o cambieranno ancora. Nel frattempo, il settore guarda con attenzione ai prossimi sviluppi. “Abbiamo scelto la strada giusta”, ha ribadito Lollobrigida. “Ancora una volta abbiamo dimostrato che lavorare insieme paga. L’Italia è forte e rispettata nel mondo”.
Per ora, la riduzione dei dazi è un segnale positivo per il comparto agroalimentare italiano e per i rapporti tra Roma e Washington. Ma la partita resta aperta: tutti gli occhi sono puntati sulle prossime mosse dell’amministrazione Usa e sulle trattative in corso a Bruxelles.
