Milano, 2 gennaio 2026 – Il prezzo del petrolio ha iniziato l’anno in rialzo sui mercati internazionali, tra cautela e tensioni palpabili. Alle 9.30, ora italiana, il greggio WTI si è fermato a 57,88 dollari al barile, segnando un +0,8% rispetto alla chiusura di ieri. Il Brent ha toccato quota 61,33 dollari al barile, in crescita dello 0,7%. Dietro questo movimento, secondo gli operatori di Piazza Affari e delle altre borse europee, ci sono le incertezze geopolitiche e le attese sulle prossime mosse dell’OPEC+.
Petrolio in rialzo, mercati in tensione
Nelle sale di trading di Londra e New York, la giornata è partita tra attesa e nervosismo. Gli esperti di Goldman Sachs spiegano che “il rialzo dei prezzi nelle prime ore del 2026 nasce soprattutto dalle tensioni in Medio Oriente e dalle previsioni di una domanda stabile nei prossimi mesi”. A spingere i prezzi anche la recente decisione della Russia di ridurre temporaneamente alcune esportazioni, che ha rafforzato la posizione dei compratori.
A Milano, gli operatori hanno notato come il rialzo sia stato accompagnato da volumi contenuti. “Il mercato sembra voler verificare se i livelli raggiunti a dicembre reggono”, confida un trader di una banca d’investimento. Le prime stime indicano una domanda globale sostanzialmente stabile rispetto all’ultimo trimestre del 2025, con la Cina che resta un punto interrogativo importante.
Crisi internazionali e strategie OPEC+ sotto la lente
Dietro il rialzo si nascondono le ombre delle crisi geopolitiche. In particolare, la situazione nello Stretto di Hormuz continua a preoccupare: nelle ultime settimane alcune navi cisterna hanno dovuto cambiare rotta per motivi di sicurezza. “Ogni volta che quell’area si fa instabile, il mercato reagisce subito”, spiega un analista di Energy Aspects.
Sul fronte produttivo, l’OPEC+, il cartello dei maggiori esportatori, si prepara a un vertice a Vienna il 15 gennaio. Secondo fonti interne, non è escluso che vengano prese nuove misure per sostenere i prezzi, anche se l’Arabia Saudita avrebbe chiesto prudenza. “Non vogliamo creare squilibri troppo grandi”, avrebbe detto un funzionario saudita durante una riunione informale.
Il peso del petrolio sulle tasche degli italiani
L’aumento del prezzo del petrolio si riflette quasi sempre sui costi di energia e carburanti. In Italia, i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica segnalano un prezzo medio della benzina self service intorno a 1,82 euro al litro. “Se la tendenza continua anche nei prossimi giorni, ci saranno nuovi aumenti”, ammette un rappresentante di Assopetroli.
Le imprese che consumano molta energia – dal settore chimico ai trasporti – seguono con attenzione l’andamento dei prezzi. “Ogni aumento si traduce in costi maggiori per le aziende”, spiega Amedeo Genedani, presidente di Confartigianato Trasporti. Al momento, però, non arrivano segnali di allarme: la domanda interna resta solida e i consumi natalizi hanno dato una spinta all’economia nelle ultime settimane.
Che cosa ci aspetta nei prossimi mesi?
Gli esperti mantengono un atteggiamento prudente sul futuro del mercato petrolifero. L’ultimo report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia stima per il primo trimestre 2026 una domanda globale attorno ai 102 milioni di barili al giorno. “Molto dipenderà da come andrà l’economia cinese e dalle decisioni della Federal Reserve sui tassi”, sottolinea un economista di Nomisma Energia.
Intanto, le compagnie petrolifere europee seguono con attenzione i movimenti del mercato. A San Donato Milanese, sede di Eni, si respira un cauto ottimismo. “I fondamentali sono solidi, ma il mercato resta molto sensibile agli shock esterni”, dice una fonte interna. Solo allora si potrà capire se il 2026 sarà davvero un anno di stabilità o se nuove turbolenze sono dietro l’angolo.
Per ora, una certezza c’è: il petrolio torna a essere protagonista sui mercati globali, con effetti che – come spesso succede – si faranno sentire anche nella vita di tutti i giorni degli italiani.
