Bologna, 3 gennaio 2026 – Ivonne Trebbi, conosciuta durante la Resistenza come Bruna, si è spenta nelle scorse ore a Bologna. Aveva 98 anni e lascia un grande vuoto nel mondo della politica e della memoria civile italiana. La sua vita è stata segnata dall’impegno nei gruppi di difesa della donna e nelle SAP (Squadre di Azione Patriottica), attraversando alcune delle pagine più difficili del Novecento, fino a sedere in Parlamento dal 1979 al 1987. “Una testimone di una generazione a cui dobbiamo la nostra libertà”, ha ricordato Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico.
Dalla Resistenza al Parlamento: la storia di Bruna
Nata a Bologna nel 1927, Ivonne Trebbi ha scelto la lotta clandestina da giovanissima. Nei mesi dell’occupazione nazista, la giovane Bruna si è fatta notare per coraggio e determinazione, militando tra i gruppi di difesa della donna. “Paura? Forse sì, ma non ci fermavamo”, raccontava in una delle sue ultime interviste all’Anpi locale. Dopo la Liberazione, non ha mollato: si è iscritta al Partito Comunista Italiano e è diventata un punto di riferimento della sinistra emiliana.
Sindacato e politica: la sua battaglia quotidiana
Negli anni Cinquanta e Sessanta, Ivonne ha ricoperto ruoli importanti nella Cgil di Bologna, lavorando a stretto contatto con operai e braccianti. “C’era sempre, anche nei momenti più difficili”, ricorda Franco Santi, storico sindacalista della Camera del Lavoro. La sua voce, decisa ma mai sopra le righe, si è fatta sentire nelle vertenze cruciali della città. Nel 1979 è arrivata la svolta: eletta alla Camera con il PCI, ha mantenuto il seggio per due legislature, fino al 1987.
Sempre dalla parte dell’antifascismo
“Non ha mai smesso di lottare per i lavoratori, i diritti sociali e civili”, ha detto Elly Schlein nel suo messaggio di cordoglio. In Parlamento si è occupata soprattutto di politiche sociali, tutela delle donne e della memoria della Resistenza. È stata tra le promotrici di iniziative per valorizzare i luoghi della lotta partigiana nel Bolognese. “Ivonne c’era sempre: nelle scuole, nelle piazze, ovunque servisse ricordare cosa significa democrazia”, ha spiegato la presidente dell’Anpi Emilia-Romagna, Anna Cocchi.
Il saluto della città
A Bologna, la notizia della sua scomparsa si è diffusa in fretta la mattina del 3 gennaio. In via Marconi, davanti alla storica sede della Cgil, alcuni passanti hanno lasciato fiori e biglietti. “Era una di noi”, ha sussurrato una donna anziana, fermandosi qualche istante all’ingresso. Il Comune ha annunciato che nei prossimi giorni sarà allestita una camera ardente a Palazzo d’Accursio. Il sindaco Matteo Lepore ha parlato di “una figura che ha incarnato i valori fondamentali della nostra città”.
Un’eredità da custodire
Ivonne Trebbi lascia un’eredità fatta di scelte chiare e testimonianze dirette. “Ci insegnava che la libertà non è mai scontata”, ricorda una studentessa del liceo Galvani che l’aveva incontrata durante un progetto sulla memoria. La sua voce – spesso raccolta in incontri pubblici o in libri-intervista – continuerà a parlare a chi oggi si interroga sul senso dell’impegno civile. “Non basta ricordare – diceva – bisogna agire ogni giorno”.
I funerali si terranno sabato mattina nella chiesa di San Domenico. La famiglia ha chiesto che eventuali donazioni siano destinate all’Anpi e a progetti per la memoria storica nelle scuole di Bologna.
