Colombia mobilita l’esercito lungo il confine con il Venezuela: tensioni in aumento

Colombia mobilita l'esercito lungo il confine con il Venezuela: tensioni in aumento

Colombia mobilita l'esercito lungo il confine con il Venezuela: tensioni in aumento

Matteo Rigamonti

Gennaio 3, 2026

Bogotà, 3 gennaio 2026 – Il presidente colombiano Gustavo Petro ha ordinato ieri il dispiegamento dell’esercito lungo la frontiera con il Venezuela, dopo aver espresso preoccupazione per un possibile arrivo massiccio di rifugiati. La notizia è stata data nel tardo pomeriggio durante una conferenza stampa a Palazzo Nariño, in un clima di tensione crescente tra i due Paesi, legati da una lunga storia di migrazioni e crisi umanitarie.

Petro: “Siamo pronti ad accogliere un’ondata di rifugiati”

“Se schieriamo la forza pubblica alla frontiera, mettiamo in campo anche tutta l’assistenza di cui disponiamo per gestire un ingresso massiccio di rifugiati”, ha detto Petro ai giornalisti, con voce ferma ma calma. L’annuncio ha subito attirato l’attenzione dei media locali e delle organizzazioni internazionali che seguono da vicino la situazione a Cúcuta, il principale punto di passaggio tra i due Paesi. Fonti del governo colombiano riferiscono di movimenti sospetti lungo il confine, soprattutto nelle ore notturne, nelle ultime settimane. “Non possiamo permetterci di arrivare impreparati”, ha spiegato un funzionario del ministero dell’Interno, che ha chiesto di restare anonimo.

L’ambasciata colombiana a Caracas resta aperta

Durante il suo intervento, il presidente ha ribadito che l’ambasciata colombiana in Venezuela “rimane attiva per le richieste di aiuto dei colombiani in Venezuela”. Un dato importante: secondo il ministero degli Esteri, sono almeno 1,7 milioni i colombiani che vivono in Venezuela, molti in condizioni difficili. “Riceviamo ogni giorno decine di richieste di assistenza”, ha raccontato una funzionaria consolare contattata da alanews.it. Le linee sono aperte 24 ore su 24, anche nei giorni festivi, seppur con un organico ridotto ma operativo.

Frontiera sotto pressione, cresce la tensione

La decisione di mandare l’esercito al confine arriva dopo settimane di allerta. Nelle città di frontiera come Villa del Rosario e San Antonio del Táchira, si vede già da ieri notte un aumento delle pattuglie militari. I testimoni parlano di posti di blocco improvvisati e controlli più stretti sui veicoli in transito. “Non avevamo mai visto così tanti soldati qui”, racconta Jorge Ramírez, commerciante di Cúcuta che ogni giorno attraversa il confine per lavoro. Le autorità colombiane hanno chiarito che si tratta di una misura preventiva, pensata per garantire la sicurezza e gestire con ordine i flussi migratori.

Crisi in Venezuela, cresce il rischio di esodo

Il timore principale è un nuovo esodo di massa dal Venezuela, dove la crisi economica e politica resta grave. Secondo l’ONU, dal 2015 oltre 7 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese, molti hanno trovato rifugio proprio in Colombia. Negli ultimi mesi, però, le tensioni a Caracas sono tornate a salire, alimentando voci su una nuova ondata migratoria. “Siamo pronti a offrire assistenza umanitaria a chi ne avrà bisogno”, ha assicurato Petro, senza però entrare nei dettagli su numeri o risorse.

Reazioni e scenari futuri

La mossa del governo colombiano è stata accolta con cautela dalle organizzazioni internazionali presenti in zona. L’UNHCR ha chiesto alle autorità di rispettare i diritti dei rifugiati e di lavorare insieme alle ONG locali per distribuire gli aiuti. Sul fronte interno, l’opposizione ha chiesto più chiarezza sulle modalità operative e sui costi dell’operazione. “Serve un piano preciso per evitare improvvisazioni”, ha detto la senatrice María Fernanda Cabal.

Solo nelle prossime settimane si potrà capire davvero l’impatto della decisione di Petro. Intanto, lungo i 2.200 chilometri di frontiera tra Colombia e Venezuela, la tensione resta alta. L’incertezza pesa sulle famiglie che vivono da anni sospese tra due mondi.