Washington, 3 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti hanno ufficialmente incriminato Nicolás Maduro, presidente del Venezuela, insieme alla moglie Cilia Flores e al figlio Nicolás Ernesto Maduro Guerra. L’accusa riguarda traffico di droga e possesso illegale di armi da fuoco. La notizia, diffusa ieri sera dai principali media americani, segna un nuovo capitolo nelle già tese relazioni tra Washington e Caracas.
Droga e armi: le accuse contro la famiglia Maduro
Fonti giudiziarie statunitensi rivelano che il Dipartimento di Giustizia ha raccolto prove che collegano direttamente la famiglia Maduro a diverse operazioni di narcotraffico internazionale. Le indagini si sono concentrate soprattutto su movimenti di cocaina verso gli Stati Uniti, passando per rotte caraibiche e tramite intermediari vicini ai cartelli sudamericani. Gli investigatori parlano di “prove solide” che coinvolgerebbero anche il figlio Nicolás Ernesto, già noto per il suo ruolo nell’Assemblea Costituente venezuelana.
Ma non è tutto: i magistrati federali accusano anche la famiglia di possesso e trasporto illegale di armi da fuoco, violando le leggi statunitensi. Un aspetto che, secondo gli esperti, aggrava la situazione e rende più complicati eventuali tentativi di mediazione diplomatica.
Caracas reagisce: “Attacco politico”
Il governo venezuelano non ha tardato a rispondere. Il ministro degli Esteri Yván Gil ha definito le accuse come “un attacco politico orchestrato dagli Stati Uniti per destabilizzare il Venezuela”. Maduro, che nelle scorse settimane aveva già denunciato “pressioni esterne” in vista delle elezioni di primavera, ha parlato di un “tentativo disperato” da parte di Washington.
Sul fronte internazionale, la vicenda rischia di avere conseguenze importanti. L’ambasciata americana a Caracas, chiusa dal 2019, ha ribadito che “gli Stati Uniti continueranno a perseguire chiunque minacci la sicurezza nazionale attraverso attività criminali transnazionali”. Intanto, fonti diplomatiche europee hanno espresso “preoccupazione per l’escalation”, invitando tutte le parti a evitare provocazioni.
Un rapporto di lunga tensione
Non è la prima volta che la famiglia Maduro finisce nel mirino della giustizia americana. Già nel 2020, il Dipartimento di Stato offrì una ricompensa fino a 15 milioni di dollari per informazioni utili alla cattura del presidente, accusato allora di “narcoterrorismo”. Da allora, i rapporti tra i due Paesi sono rimasti congelati, con sanzioni economiche e restrizioni ai vertici del governo venezuelano.
Questa incriminazione formale però segna un salto di qualità. L’analista politico Mark Feierstein parla chiaro: “Washington manda un segnale netto: chi è sospettato di gravi crimini non ha immunità, anche se è al potere”. Parole che trovano eco nel procuratore generale Merrick Garland: “Nessuno è al di sopra della legge”.
Cosa succederà adesso?
Per ora non ci sono richieste ufficiali di estradizione per i tre membri della famiglia Maduro. Ma fonti vicine al Dipartimento di Giustizia non escludono che nelle prossime settimane possano essere emessi mandati d’arresto internazionali. Un’ipotesi che preoccupa non solo Caracas, ma anche alleati come Cuba e Bolivia.
A Caracas la notizia ha acceso reazioni contrastanti. Tra Plaza Bolívar e Avenida Urdaneta, piccoli gruppi di sostenitori del governo hanno protestato contro quella che chiamano “l’ennesima ingerenza straniera”. Altri, invece, si dicono preoccupati per le conseguenze economiche, temendo nuove sanzioni o restrizioni nei trasferimenti bancari.
Una vicenda che resta soprattutto politica
Nonostante le prove raccolte dagli investigatori americani, resta forte la componente politica di questa vicenda. Il Venezuela si prepara a mesi delicati: le elezioni presidenziali, previste tra aprile e maggio, si avvicinano in un clima già molto teso. L’incriminazione della famiglia Maduro rischia di polarizzare ancora di più il dibattito interno e di complicare i fragili tentativi di dialogo tra governo e opposizione.
Per ora, Washington osserva e aspetta. Ma in molti, dentro la Casa Bianca e nei corridoi del Congresso, sentono che la partita è appena cominciata.
