La rivoluzione dei robot: la pelle che sente il dolore

La rivoluzione dei robot: la pelle che sente il dolore

La rivoluzione dei robot: la pelle che sente il dolore

Matteo Rigamonti

Gennaio 3, 2026

Hong Kong, 3 gennaio 2026 – Un gruppo di ricercatori dell’Università di Hong Kong, guidato da Xinge Yu, ha messo a punto una pelle artificiale in grado di percepire il dolore e di reagire quasi all’istante. Il risultato, pubblicato sulla rivista americana Pnas, potrebbe rivoluzionare la sicurezza dei robot e il loro modo di interagire con l’ambiente e con le persone.

Sensori che imitano i neuroni umani

La novità sta in una rete di sensori neuromorfici che riproducono il funzionamento dei neuroni umani. “Quando tocchiamo qualcosa di molto caldo o subiamo una forte pressione, il corpo reagisce in una frazione di secondo”, spiega Xinge Yu, a capo del progetto. Nei robot, invece, il segnale dai sensori alla centralina di controllo impiega molto più tempo: spesso passano secondi preziosi prima che la macchina ritiri un arto o cambi comportamento.

Con questa nuova pelle elettronica tutto cambia. Grazie a un sistema che copia i riflessi umani, i segnali di pericolo arrivano direttamente ai motori del robot, senza passare per fasi intermedie. Così la reazione diventa immediata. “Abbiamo visto che il tempo di risposta si riduce molto, quasi come negli esseri umani”, aggiunge Yu.

Come funziona la pelle elettronica

Il materiale messo a punto dal team di Hong Kong è coperto da una rete fitta di sensori che distinguono tra stimoli normali e situazioni pericolose. Se la pressione sulla superficie supera una certa soglia, la pelle produce un picco elettrico che attiva subito i motori del braccio robotico. In pratica, il segnale salta il normale percorso di elaborazione e scatena una reazione automatica.

“È come se il robot avesse un riflesso”, racconta uno dei ricercatori. In caso di taglio o schiacciamento, la pelle artificiale riconosce il danno e fa scattare una risposta difensiva. Un meccanismo che, dicono gli autori, potrebbe evitare incidenti e aumentare la sicurezza in ambienti industriali o domestici dove robot e persone lavorano fianco a fianco.

Un salto in avanti per la sicurezza e l’interazione uomo-macchina

Avere una pelle sensibile al dolore è un passo avanti verso robot più autonomi e affidabili. Nei reparti produttivi, dove le macchine si muovono tra operatori e macchinari complessi, la capacità di reagire in fretta a segnali di pericolo può ridurre i rischi sia per i robot sia per le persone.

“L’obiettivo è rendere i robot più sicuri e consapevoli di quello che li circonda”, sottolinea Yu durante la presentazione. Questa tecnologia potrebbe trovare spazio anche nella robotica medica e nell’assistenza agli anziani, dove sentire il contatto è fondamentale per evitare lesioni.

Prospettive future e sfide da affrontare

Nonostante i risultati incoraggianti, la ricerca è ancora agli inizi. Finora i test hanno riguardato solo prototipi sperimentali. Serviranno prove più approfondite per capire se la pelle artificiale regge in situazioni reali e su larga scala. Gli scienziati di Hong Kong stanno già lavorando a versioni più resistenti e flessibili, adatte a vari tipi di robot.

Come riportato su Pnas, il passo successivo sarà integrare questi sensori con sistemi di intelligenza artificiale capaci di imparare dai dati raccolti. Solo allora – spiegano i ricercatori – si potrà parlare di una vera “sensibilità” robotica, in grado di adattarsi a ogni situazione.

Per ora, però, la strada è segnata: dare alle macchine una pelle che sente e reagisce come quella umana non è più fantascienza. Potrebbe cambiare per sempre il modo in cui conviviamo con i robot nel prossimo futuro.