Parigi, 3 gennaio 2026 – In un panorama dominato da colossal come “Avatar” e dalle commedie di successo di Checco Zalone, è arrivato nelle sale italiane il 1° gennaio un piccolo film francese: “Lo Sconosciuto del Grande Arco”, distribuito da Movies Inspired. Un debutto che molti temevano sarebbe passato inosservato. E invece, proprio questa sua natura “piccola” ha conquistato spettatori e critici, affascinati dalla storia di chi si mette in gioco contro i giganti.
Una storia di architettura e storia parigina
Il film, firmato da Stéphane Demoustier, si distingue per il suo approccio da commedia sociale e per il racconto di un capitolo poco conosciuto di Parigi: la costruzione della Grande Arche de la Défense, imponente monumento di marmo bianco che domina il quartiere degli affari. Non è un film per chi cerca gli effetti speciali di “Avatar” o le risate di Zalone. Qui si punta a un pubblico più ristretto, ma ben definito.
Demoustier, al suo quinto lungometraggio, racconta di aver sviluppato questa passione per l’architettura durante gli anni passati a girare documentari per il Pavillon de l’Arsenal e la Cité de l’architecture. “Architettura e cinema sono entrambe arti di prototipi, collettive e industriali”, ha spiegato il regista, mettendo in luce come la storia del Grande Arche sia anche una riflessione sul legame tra creatività e potere.
Spreckelsen: un outsider in lotta con la burocrazia
Al centro del film c’è Johann Otto von Spreckelsen, interpretato da Claes Bang. Architetto danese poco noto anche in patria, arriva a Parigi nel 1983, quando il neo-presidente François Mitterrand (Michel Fau) lancia un concorso internazionale per lasciare un segno nella capitale. A sorpresa, vince proprio il progetto di Spreckelsen: una struttura solida e rigorosa, pensata per simboleggiare i valori della fraternità repubblicana.
Ma la vittoria è solo l’inizio. Spreckelsen, uomo riservato, di etica protestante e con i sandali ai piedi, si scontra presto con la complessa macchina burocratica francese, le pressioni politiche e le dinamiche delle grandi opere pubbliche. In particolare, è deciso a non scendere a compromessi sulla qualità dei materiali, soprattutto sul marmo di Carrara, scelto di persona. Tra ostacoli continui e tensioni, alla fine sceglie di lasciare il progetto nelle mani di altri.
Mitterrand e Spreckelsen: l’incontro di due solitudini
Intorno a Spreckelsen ruotano vari personaggi: dal segretario zelante interpretato da Xavier Dolan ai funzionari di Swann Arlaud e Sidse Babett Knudsen. Ma è soprattutto il rapporto con Mitterrand a dare spessore al racconto. Il presidente appare come un uomo distante, quasi regale nella sua imponenza, ma capace di sincera ammirazione verso l’architetto straniero.
“Volevo raccontare l’incontro tra due personalità così diverse”, ha detto Demoustier. “Ognuno vedeva nell’altro il riflesso del proprio genio. Chi ha vissuto quei momenti parla di una vera stima da parte di Mitterrand per Spreckelsen, che chiamava ‘Monsieur l’Architecte’. Solo con il cambiare della situazione politica si incrinò anche il loro legame”.
Da un libro una storia di creatività e compromessi
Il film si ispira al libro di Laurence Cosse sulla nascita della Grande Arche. Demoustier ha voluto mostrare non solo la bellezza dell’opera, ma anche il suo peso sociale: “L’architettura è sempre il risultato di un lavoro collettivo”, ha detto. E infatti, nel film si sente forte la tensione tra l’ideale personale e le esigenze della comunità.
“Lo Sconosciuto del Grande Arco” si inserisce così in quel cinema europeo che sceglie storie apparentemente piccole per raccontare temi grandi: la solitudine del genio, i compromessi della politica, la fatica di costruire insieme. Un film modesto, che però riesce a parlare a chi cerca qualcosa di diverso dalle produzioni giganti. E forse proprio per questo merita attenzione.