Parigi, 3 gennaio 2026 – Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot non ha usato mezzi termini nel commentare i recenti raid americani in Venezuela e la successiva cattura di Nicolas Maduro a Caracas, avvenuta nelle prime ore del mattino. “Nessuna soluzione politica duratura può venire dall’esterno”, ha scritto Barrot su Twitter poco dopo le 9. La Francia si schiera così, insieme ad altri partner europei, preoccupati per l’escalation militare e le possibili conseguenze sulla stabilità della regione.
Francia: la presa di posizione dopo la cattura di Maduro
La notizia della cattura di Nicolas Maduro, presidente del Venezuela dal 2013, è arrivata nelle capitali europee nella notte tra il 2 e il 3 gennaio. Fonti diplomatiche francesi dicono che il Quai d’Orsay è stato informato dell’operazione americana intorno alle 2.30 ora di Parigi. Poche ore dopo, Barrot ha affidato ai social la linea ufficiale del governo: “L’azione militare che ha portato alla sua cattura va contro il principio di non uso della forza, fondamento del diritto internazionale”. Parole nette, senza margini di interpretazione, che secondo ambienti vicini al ministero, sono condivise anche da Berlino e Madrid.
Il principio di non uso della forza al centro della polemica
Al cuore delle critiche francesi c’è il principio di non uso della forza, una delle basi del diritto internazionale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. “La Francia ribadisce che nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno, solo i popoli sovrani decidono del loro futuro”, ha aggiunto Barrot nel suo tweet. Un richiamo chiaro all’articolo 2 della Carta ONU, spesso citato nei casi di interventi armati senza mandato internazionale. Dall’Eliseo fanno sapere che Parigi teme un precedente pericoloso: “Se si apre la porta all’uso della forza senza consenso multilaterale – confida un funzionario – si mette a rischio l’ordine globale”.
Venezuela in subbuglio, Parigi teme l’effetto domino
La situazione in Venezuela resta calda. Dopo i raid americani, a Caracas si sono verificati scontri sporadici tra sostenitori di Maduro e le forze dell’ordine. Testimoni raccontano di barricate improvvisate in alcune strade vicino al Palacio de Miraflores. La Francia, insieme ad altri paesi europei, segue con attenzione gli sviluppi. “Siamo in continuo contatto con i nostri partner europei e con l’Onu”, spiega una fonte diplomatica francese. L’obiettivo è chiaro: evitare che la crisi si allarghi ai vicini, come Colombia e Brasile.
Europa unita nel richiamo alla moderazione
Non è solo la Francia a esprimere dubbi sull’intervento americano. Germania e Spagna hanno fatto sentire la loro voce. A Berlino, il portavoce del governo ha parlato di “preoccupazione per il rispetto delle regole internazionali”, mentre da Madrid è arrivato un appello al dialogo. L’Unione Europea, tramite l’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell, ha chiesto “moderazione” e rispetto per la sovranità del Venezuela. In questo scenario, la posizione francese si inserisce in una strategia più ampia: “L’Europa non può accettare soluzioni imposte con la forza”, spiega una fonte vicina al dossier.
Venezuela, un futuro ancora incerto
Resta da vedere cosa succederà al Venezuela dopo la cattura di Maduro. Al momento, le istituzioni locali sembrano bloccate: alcuni ministri risultano irreperibili e l’opposizione non ha ancora preso una posizione ufficiale. La Francia insiste sulla necessità di un percorso politico inclusivo. “Solo così – sottolinea Barrot – si potrà arrivare a una soluzione stabile”. Ma tra le strade di Caracas e i palazzi della diplomazia europea, la sensazione è che la crisi sia tutt’altro che chiusa.
