Pechino, 3 gennaio 2026 – La Cina non ha usato mezzi termini nel condannare l’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, definendolo un chiaro e inaccettabile “uso della forza contro uno Stato sovrano”. La presa di posizione è arrivata questa mattina, poche ore dopo l’azione americana che, secondo fonti ufficiali di Caracas, avrebbe preso di mira direttamente il presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Cina: “Violato il diritto internazionale”
Nel corso di una conferenza stampa tenuta poco dopo le 9 nella sede del ministero degli Esteri a Chaoyang, il portavoce Wang Wenbin ha detto di essere “profondamente scioccato” per quanto accaduto. “Condanniamo con forza il palese uso della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e il suo attacco al presidente Maduro”, ha dichiarato, visibilmente teso davanti ai giornalisti. Pechino ha sottolineato che questa operazione rappresenta una grave violazione del diritto internazionale e una seria minaccia per la stabilità dell’intera America Latina.
Una regione a rischio
Il comunicato ufficiale parla chiaro: l’azione statunitense “viola la sovranità del Venezuela e mette a rischio la pace e la sicurezza in America Latina e nei Caraibi”. La Cina ribadisce il suo no netto a ogni ingerenza esterna e chiede a Washington di “rispettare il diritto internazionale e i principi della Carta delle Nazioni Unite”. Un richiamo forte, pensato per allertare la comunità internazionale sui pericoli di un’escalation.
L’appello a Washington: “Basta violazioni”
“Invitiamo gli Stati Uniti a smettere di violare la sovranità e la sicurezza degli altri Paesi”, si legge ancora nel testo. Il tono è quello delle grandi crisi diplomatiche: parole ferme, ma misurate, che mostrano quanto sia alta la tensione tra le due potenze. Fonti diplomatiche di alanews.it rivelano che nelle ultime ore l’ambasciata cinese a Washington ha chiesto spiegazioni urgenti al Dipartimento di Stato americano. Al momento, nessuna risposta ufficiale, almeno fino alle 13 ora italiana.
Il quadro internazionale: alleanze e scontri
La posizione di Pechino non sorprende gli esperti. Da anni la Cina è uno dei principali alleati economici e politici del Venezuela: investimenti nelle infrastrutture, forniture di energia, scambi commerciali che nel 2025 hanno superato i 10 miliardi di dollari. “La Cina difende la sovranità dei suoi partner anche per tutelare i propri interessi strategici”, spiega a alanews.it Li Ming, analista geopolitico e docente all’Università di Pechino. Dall’altro lato, Caracas ha sempre trovato in Pechino un sostegno costante nei forum internazionali, dall’ONU al Consiglio dei Diritti Umani.
Le reazioni in America Latina
Mentre a Pechino si levavano le parole ufficiali, in diverse capitali sudamericane sono arrivate risposte simili. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha definito l’attacco un “atto grave che potrebbe destabilizzare tutta la regione”, mentre il governo messicano ha convocato l’ambasciatore americano per chiedere chiarimenti. A Caracas, intanto, la gente è scesa in strada fin dalle prime ore del mattino: bandiere venezuelane alle finestre e presidi davanti al palazzo presidenziale di Miraflores.
Un rischio che cresce
Secondo le prime ricostruzioni dei media locali, l’attacco americano sarebbe avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, con un’operazione mirata vicino alla residenza del presidente Maduro. Non è ancora chiaro se Maduro sia stato colpito direttamente. La Casa Bianca, interpellata dai giornalisti, non ha voluto commentare. Intanto, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunirà in seduta straordinaria domani alle 10 di mattina, ora di New York.
Pechino pronta a muoversi
Nel frattempo, Pechino ha fatto sapere che “seguirà con attenzione gli sviluppi” e che “valuterà ogni azione utile per mantenere la pace e la stabilità nella regione”. Un messaggio che lascia aperta la porta a possibili iniziative diplomatiche nelle prossime ore. “La priorità – ha detto Wang Wenbin – è evitare un’escalation e riportare tutto nel campo del dialogo internazionale”.
