Roma, 3 gennaio 2026 – I promotori del referendum popolare sulla separazione delle carriere non intendono cedere: niente compromessi sulla data del voto e rispetto rigoroso delle regole costituzionali. A ribadirlo è stato nelle ultime ore Carlo Guglielmi, portavoce del comitato promotore, raggiunto al telefono nella sede di via Arenula, a due passi dal Ministero della Giustizia. “Non siamo qui per polemiche o trattative sulle tempistiche”, ha detto Guglielmi, “ma per difendere il diritto di tutti a partecipare in modo attivo e consapevole”.
Firme in aumento, cresce la tensione
Sul sito ufficiale referendum.giustizia.it, la raccolta firme ha superato quota 200.000. Un numero che, secondo gli organizzatori, continua a crescere “di minuto in minuto”, ben oltre le aspettative iniziali. La mobilitazione, partita lo scorso ottobre, si è fatta capillare: banchetti nelle piazze principali, code davanti ai municipi, volontari anche nei piccoli centri. “La risposta della gente ci sorprende ogni giorno”, racconta una volontaria a piazza San Giovanni, sabato mattina.
Il nodo della data e il ruolo della Cassazione
Al centro del dibattito resta la questione della data del voto. Il comitato sostiene che qualsiasi decreto che fissi il referendum prima del pronunciamento della Cassazione sulla validità delle firme sarebbe una violazione della Costituzione. “Non possiamo accettarlo”, avverte Guglielmi, “e lo impugneremo in ogni sede possibile”. La posizione è stata formalizzata con una nota inviata ieri sera al Ministero dell’Interno e alla Presidenza del Consiglio.
Le ragioni dietro il referendum
L’obiettivo è cambiare l’assetto della magistratura italiana, separando nettamente le carriere di giudici e pubblici ministeri. Un tema che da anni divide giuristi e politici. I promotori puntano su “maggiore imparzialità e trasparenza”, mentre le principali associazioni di magistrati sollevano dubbi sull’efficacia della proposta. “Non è una battaglia contro qualcuno”, precisa Guglielmi, “ma una richiesta di chiarezza istituzionale”.
Reazioni dal Parlamento e dalle istituzioni
Dal Parlamento arrivano segnali contrastanti. Alcuni esponenti della maggioranza invitano alla cautela: “Serve rispetto per le regole e per chi ha firmato”, dice il deputato Marco Fabbri (PD). Il centrodestra, invece, preferisce aspettare la verifica delle firme prima di prendere posizione. Il Ministero della Giustizia, guidato da Anna Severini, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma fonti interne confermano un monitoraggio attento della situazione.
Cosa succede adesso
Tocca ora alla Cassazione controllare la regolarità delle firme. Solo dopo questo passaggio si potrà fissare la data del voto. Un processo che potrebbe richiedere settimane: i tempi tecnici sono noti, ma la pressione politica rischia di accelerare o complicare il tutto. Nel frattempo, il comitato continua con la campagna informativa: incontri pubblici, dirette sui social e aggiornamenti costanti sul sito ufficiale.
Partecipazione e trasparenza, il cuore della battaglia
“Chiediamo solo che si rispetti la Costituzione”, ha ribadito Guglielmi. Il clima resta teso, ma senza tensioni in piazza per ora. L’obiettivo è chiaro: garantire una partecipazione consapevole e trasparente al referendum. E, come sottolineano i promotori, “difendere il diritto di ognuno a essere protagonista delle scelte sul futuro della giustizia italiana”.
