Trump apre alla possibilità di Machado come leader del Venezuela

Trump apre alla possibilità di Machado come leader del Venezuela

Trump apre alla possibilità di Machado come leader del Venezuela

Matteo Rigamonti

Gennaio 3, 2026

Washington, 3 gennaio 2026 – «Vedremo se Machado potrà davvero guidare il Paese, per ora hanno un vicepresidente». Così, ieri sera su Fox News, Donald Trump ha riacceso il dibattito sul futuro del Venezuela e su María Corina Machado, la leader dell’opposizione che ha appena ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

Trump e il futuro politico del Venezuela: dubbi e cautela

L’ex presidente Usa, intervistato a Washington alle 21.30, ha risposto a una domanda sulla crisi venezuelana e su possibili passi verso la democrazia. «Stiamo seguendo la situazione molto da vicino. Machado è una figura importante, ma bisogna vedere se potrà davvero prendere in mano il Paese», ha detto Trump, lasciando intendere che la Casa Bianca resta prudente. Secondo fonti diplomatiche, soprattutto in vista delle elezioni americane di novembre, gli Stati Uniti mantengono una posizione cauta su Caracas.

María Corina Machado: dal Nobel alla sfida politica

La leader dell’opposizione venezuelana, María Corina Machado, ha fatto parlare di sé a livello internazionale dopo il Nobel per la Pace ricevuto a dicembre a Oslo, accolto tra applausi e grande attenzione mediatica. Machado, 56 anni, ingegnere industriale ed ex deputata, è vista da molti come la principale rivale del presidente Nicolás Maduro. Ma la sua candidatura alle prossime presidenziali non è ancora certa: il Consiglio Nazionale Elettorale venezuelano deve ancora decidere se ammetterla.

Vicepresidente ad interim: un ruolo chiave

«Per ora hanno un vicepresidente», ha rimarcato Trump durante l’intervista, parlando della situazione politica in Venezuela. Il ruolo, oggi occupato da Delcy Rodríguez, è diventato centrale dopo le tensioni tra governo e opposizione. Secondo alcuni analisti locali, se Machado non potesse correre, proprio il vicepresidente potrebbe guidare una fase di transizione temporanea. Intanto, i sostenitori di Machado continuano a chiedere elezioni libere e trasparenti.

La reazione di Caracas e della comunità internazionale

Le parole di Trump non sono passate inosservate a Caracas. Il ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil, ha risposto sui social: «Il Venezuela non accetta ingerenze esterne. Il nostro popolo deciderà il proprio destino». Nel frattempo, l’Unione Europea ha ribadito la necessità di «condizioni eque» per tutti i candidati alle elezioni. A Oslo, durante la cerimonia del Nobel, Machado aveva detto: «Il nostro sogno è un Venezuela libero. Non ci fermeremo davanti a nessun ostacolo». Parole che hanno fatto eco anche tra gli esuli venezuelani in Spagna e Stati Uniti.

Transizione incerta e attesa internazionale

Il futuro politico del Venezuela resta pieno di incognite. Un rapporto pubblicato ieri dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) segnala che oltre 7 milioni di venezuelani vivono all’estero a causa della crisi. La comunità internazionale osserva ogni mossa di Caracas: «Siamo pronti a sostenere un processo elettorale credibile», ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato americano. Ma solo quando sarà chiaro chi potrà candidarsi si potrà capire se la strada per la democrazia è davvero aperta.

Machado tra speranze e difficoltà

Nel frattempo, a Caracas, tra le vie di Altamira e le piazze di Maracaibo, i sostenitori di Machado si ritrovano ogni sera. Cartelli con scritto «Libertad para Venezuela», bandiere gialle e blu, cori che chiedono cambiamento. «Non ci fidiamo delle promesse del governo, ma non smetteremo di lottare», racconta Ana María López, insegnante di 38 anni, incontrata davanti al municipio. La tensione è alta: nelle ultime settimane sono aumentati i controlli della polizia vicino alle sedi dei partiti d’opposizione.

Destino politico ancora in bilico

Nei prossimi giorni sono attese nuove dichiarazioni da Washington e Bruxelles. Il futuro di María Corina Machado – e quello del Venezuela – dipenderà dalle decisioni delle autorità elettorali e dalle pressioni internazionali. Per ora, come ha ricordato Trump in tv, «la partita è ancora aperta».