Washington, 3 gennaio 2026 – Il presidente Donald Trump ha ordinato attacchi mirati contro obiettivi in Venezuela, colpendo alcune strutture militari nella notte tra il 2 e il 3 gennaio. La notizia, confermata da funzionari statunitensi alla CBS News e rilanciata da Fox News, apre un nuovo e delicato capitolo nella già tesa relazione tra Washington e il governo di Nicolás Maduro. Secondo le fonti, l’operazione fa parte dell’intensificazione della campagna americana contro il regime venezuelano, accusato da mesi di violazioni dei diritti umani e repressione politica.
Colpiti siti militari vicino a Caracas e Maracay
Le prime informazioni, ancora frammentarie, parlano di attacchi aerei condotti nelle prime ore del mattino su almeno due installazioni militari nei pressi di Caracas e Maracay. Non sono stati resi noti i dettagli su vittime o danni, ma fonti locali raccontano di esplosioni intorno alle 2.30 ora locale. “Abbiamo visto colonne di fumo alzarsi dalla base”, ha detto al telefono un residente del quartiere El Valle. Fino alle 8 di questa mattina (ora italiana), le autorità venezuelane non avevano ancora rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale.
Gli Stati Uniti: “Serve un segnale chiaro”
Funzionari dell’amministrazione Trump, che hanno parlato in anonimato, spiegano che l’attacco è arrivato dopo settimane di tensioni diplomatiche e sanzioni economiche. “Il presidente ha ritenuto necessario mandare un messaggio forte”, ha detto una fonte della Casa Bianca a CBS News. La decisione sarebbe stata presa dopo nuovi rapporti dell’intelligence su movimenti di armi e truppe straniere in Venezuela. Per ora, la Casa Bianca non ha rilasciato comunicati ufficiali. Solo una breve nota del portavoce del Pentagono parla di “misure difensive per proteggere la sicurezza regionale”.
Reazioni nel mondo: tensioni e allarmi
La notizia degli attacchi ha subito scatenato reazioni a livello internazionale. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha definito l’azione “un atto di aggressione” e ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Anche il governo messicano ha espresso “profonda preoccupazione” per le possibili ripercussioni sulla stabilità dell’America Latina. In Europa, la portavoce dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera ha invitato “tutte le parti alla calma”, sottolineando l’importanza di evitare una nuova escalation militare.
Il quadro della crisi venezuelana
Gli Stati Uniti hanno alzato la pressione su Maduro negli ultimi mesi, con nuove sanzioni e un sostegno aperto all’opposizione guidata da Juan Guaidó. Il Venezuela, già travolto da una crisi economica senza precedenti, vive da anni un clima di instabilità politica e sociale. Secondo le Nazioni Unite, più di 7 milioni di venezuelani hanno lasciato il paese dal 2015, spinti dalla mancanza di beni essenziali e dalla repressione. L’intervento militare americano segna un salto di qualità nella strategia di Washington, che finora aveva evitato azioni dirette.
Cosa aspettarsi nelle prossime ore
Resta da vedere come reagirà il governo Maduro. In passato, il presidente venezuelano aveva accusato gli Stati Uniti di “preparare un’invasione”, ma pochi si aspettavano un attacco diretto ora. Fonti diplomatiche a Caracas parlano di riunioni d’emergenza e di un rafforzamento dei controlli nelle principali città. “La situazione è molto tesa”, ha confidato un funzionario europeo all’ambasciata italiana.
Scenari aperti e rischi per la regione
Gli esperti temono che l’azione americana possa innescare una spirale di ritorsioni o aumentare le tensioni nella zona. Il Venezuela mantiene stretti legami con Russia, Iran e Cina, che potrebbero rispondere sul piano diplomatico o economico. Intanto, la popolazione venezuelana si trova di nuovo al centro di una crisi che potrebbe peggiorare nelle prossime ore.
La comunità internazionale resta in attesa di sviluppi concreti e di una presa di posizione ufficiale sia da Washington sia da Caracas. Nel frattempo, la notte tra il 2 e il 3 gennaio potrebbe segnare un punto di svolta nei rapporti tra Stati Uniti e Venezuela.
