Pechino, 4 gennaio 2026 – La Cina ha chiesto agli Stati Uniti di garantire la sicurezza personale del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, di liberarli subito e di smettere con i tentativi di rovesciare il governo venezuelano. La richiesta, diffusa oggi dal ministero degli Esteri cinese tramite una nota ufficiale, arriva dopo le notizie sull’arresto del leader venezuelano e della consorte negli Stati Uniti. Per Pechino, si tratta di una “chiara violazione del diritto internazionale”.
Tensione alle stelle tra Pechino e Washington dopo l’arresto di Maduro
La posizione di Pechino è stata netta e senza giri di parole. “Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare la sovranità del Venezuela”, si legge nel comunicato diffuso alle 9 del mattino, ora locale. Il riferimento è all’episodio delle ultime ore, quando – secondo fonti diplomatiche sudamericane – Maduro sarebbe stato fermato insieme alla moglie Cilia Flores durante una visita privata a Houston, in Texas. Le autorità americane finora non hanno fornito dettagli ufficiali sull’accaduto. Ieri sera, una breve nota del Dipartimento di Stato ha solo confermato “l’avvio di verifiche sulla posizione legale dei cittadini venezuelani coinvolti”.
Pechino: “Arresto di un capo di Stato, una violazione grave”
La reazione cinese non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, ha detto ai giornalisti che “arrestare un capo di Stato in carica è una grave violazione delle regole internazionali”. Per Pechino, “qualsiasi tentativo di cambiare il governo venezuelano con la forza o con pressioni esterne è inaccettabile”. La Cina, che negli ultimi anni ha stretto legami economici e politici con Caracas, si dice “profondamente preoccupata per la sicurezza” di Maduro e della moglie. “Chiediamo il loro rilascio immediato”, ha ribadito Wang durante il briefing delle 11.
Rapporti già tesi tra Washington e Caracas
L’arresto di Maduro arriva in un momento delicato per i rapporti tra Stati Uniti e Venezuela. Da mesi, Washington accusa il governo venezuelano di violazioni dei diritti umani e brogli elettorali. Caracas, dal canto suo, parla di “ingerenze straniere” e sostiene che le sanzioni americane abbiano peggiorato la crisi economica interna. Ora, l’episodio rischia di far salire ulteriormente la tensione. Fonti vicine all’ambasciata venezuelana a Washington dicono che la coppia presidenziale sarebbe stata fermata in un hotel della catena Marriott, non lontano dal centro congressi di Houston.
Mosca e Bruxelles: occhi puntati sulla crisi
Non solo la Cina. Anche la Russia ha espresso “preoccupazione” per quanto successo. Nel primo pomeriggio, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha definito l’arresto un “atto ostile” e ha chiesto chiarimenti urgenti agli Stati Uniti. L’Unione Europea, invece, mantiene una posizione più cauta. Fonti della Commissione europea spiegano che Bruxelles “segue con attenzione gli sviluppi” e aspetta informazioni ufficiali prima di prendere posizione.
Caracas chiama a raccolta gli alleati
A Caracas la tensione è palpabile. Il ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil, ha convocato d’urgenza i rappresentanti diplomatici di Cina, Russia e Iran per chiedere “sostegno contro le azioni arbitrarie degli Stati Uniti”. In piazza Bolívar, nel cuore della capitale, piccoli gruppi di sostenitori del governo si sono radunati già dalle prime ore del mattino. “Non lasceremo solo il nostro presidente”, ha urlato al megafono una donna con la bandiera nazionale sulle spalle.
Cosa succede ora: attesa per la risposta americana
Al momento, la Casa Bianca non ha ancora spiegato i motivi dell’arresto né ha detto quando Maduro e la moglie potrebbero essere rilasciati. Secondo alcuni esperti, la vicenda potrebbe influire anche sui negoziati in corso tra Washington e Caracas per allentare le sanzioni sul petrolio. La Cina intanto ribadisce la sua linea: “Rispettiamo la sovranità del Venezuela e chiediamo agli Stati Uniti di fare lo stesso”, ha concluso Wang Wenbin davanti ai giornalisti.
La situazione resta in evoluzione. Nelle prossime ore sono attese nuove dichiarazioni ufficiali da Washington e Caracas. Sullo sfondo, il rischio che la crisi possa estendersi ad altri dossier internazionali.
