Milano, 4 gennaio 2026 – Camila, 22 anni, studentessa universitaria, è l’ultima persona ad aver incrociato Emilio Gabriel Valdez Velazco poche ore prima dell’omicidio di Aurora Livoli. L’uomo, ora in carcere per aggressione e indagato per il femminicidio della diciannovenne trovata morta il 29 dicembre in un cortile di via Paruta, è stato affrontato da Camila la sera prima del delitto. La giovane racconta di essere stata aggredita intorno alle 22 alla fermata della metropolitana di Cimiano, a pochi passi dal luogo dove sarebbe avvenuto l’omicidio. “Mi diceva: ‘Tu oggi muori’. Sono salva solo perché ho urlato”, ha confidato agli inquirenti e ai cronisti.
Aggredita alla metro: la testimonianza di Camila
La sera del 28 dicembre Camila era uscita dal cinema con alcuni amici. Poi aveva preso l’autobus 51 che la lasciava proprio a Cimiano. “Avevo una strana sensazione, come se qualcosa non andasse”, ha raccontato. Rimasta sola sulla banchina della metro, stava guardando il telefono quando è stata assalita alle spalle. “Mi ha preso per il collo, stringendomi così forte che non riuscivo né a respirare né a parlare”. L’uomo le ha chiesto soldi e cellulare, minacciandola di morte e ordinandole di stare zitta.
“Tu oggi muori”: la minaccia e la fuga
“Mi ripeteva solo ‘tu oggi muori, morirai’, cercando di trascinarmi in un posto buio e isolato”, ha raccontato Camila. Dopo avergli dato il cellulare – non aveva soldi con sé – l’aggressione è andata avanti. “Mi ha detto di alzarmi, ma quando ho capito che mi voleva buttare sui binari ho fatto forza con i piedi”. A quel punto, l’uomo ha cambiato direzione e l’ha costretta a scendere le scale, continuando a stringerle il collo e a minacciarla.
Le urla che l’hanno salvata
A fermare tutto è stato il rumore del metrò in arrivo. “Ho sentito il treno e lui si è spaventato. Mi ha tappato la bocca con una mano per non farmi urlare”, ha detto Camila. Ma lei ha trovato la forza di reagire: “Ho tolto la sua mano e ho iniziato a gridare ‘aiuto, aiuto’”. La presenza di altre persone sulla banchina ha fatto scappare l’aggressore, che per un attimo è rimasto fermo con le mani alzate. Camila ha recuperato il telefono. “Poi lui ha cominciato a dire ‘è mia moglie’ e se n’è andato”.
L’uomo che ha incontrato anche Aurora Livoli
Poche ore dopo, sempre secondo le indagini, lo stesso uomo avrebbe incontrato Aurora Livoli. Il corpo della ragazza è stato trovato il mattino seguente a circa 500 metri dalla fermata di Cimiano. Camila non riesce a toglierselo dalla testa: “Mi dispiace tantissimo per lei. Posso solo immaginare cosa avrà passato, forse le ha fatto la stessa cosa”. Anche Aurora aveva segni sul collo, compatibili con uno strangolamento. “Anch’io avevo quei segni dopo l’aggressione, infatti sono andata al pronto soccorso”, ha aggiunto.
Il volto dell’aggressore impresso nella memoria
Il giorno dopo la denuncia, i carabinieri hanno mostrato a Camila alcune foto per il riconoscimento. “Mentre mi stringeva ho inclinato un po’ la testa e ho visto il suo profilo. Ricordo le rughe sul viso e i capelli corti”, ha detto la studentessa. Anche i vestiti – una maglia o giubbotto nero – le sono rimasti impressi. “Appena me l’hanno mostrato, l’ho riconosciuto subito. Era lui”.
In carcere per aggressione, indagato per omicidio
Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57 anni, è ora in carcere per l’aggressione a Camila e indagato per il femminicidio di Aurora Livoli. Gli investigatori stanno ricostruendo i suoi spostamenti nelle ore prima e dopo i due fatti. Nel quartiere di Cimiano cresce la paura tra residenti e studenti della zona. “Potevo essere io al posto di Aurora”, ripete ancora scossa Camila. Le forze dell’ordine invitano chiunque abbia visto qualcosa o sia stato avvicinato dall’uomo in quelle ore a farsi avanti.
