Londra e Francia uniti in un’operazione contro l’Isis in Siria

Londra e Francia uniti in un'operazione contro l'Isis in Siria

Londra e Francia uniti in un'operazione contro l'Isis in Siria

Matteo Rigamonti

Gennaio 4, 2026

Londra, 4 gennaio 2026 – Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, le forze aeree britanniche e francesi hanno colpito un deposito di armi sotterraneo legato allo Stato islamico in Siria. A confermare l’azione è stato il ministero della Difesa britannico con un comunicato diffuso su X. L’operazione, avvenuta a tarda ora, arriva in un momento di crescente allarme per la presenza di cellule jihadiste nella zona, che continua a preoccupare le cancellerie europee.

Attacco in sinergia: cosa è successo nella notte

Il ministero britannico ha spiegato che gli aerei della Royal Air Force hanno usato bombe Paveway IV per colpire “diversi tunnel di accesso” al deposito, situato in una zona desertica della Siria orientale. “La RAF ha collaborato con gli aerei francesi nell’attacco congiunto alla struttura sotterranea”, si legge nel comunicato. Secondo le prime valutazioni, l’obiettivo è stato colpito con successo, anche se non sono stati forniti dettagli su eventuali vittime o danni collaterali.

Fonti della difesa a Londra hanno raccontato che l’operazione è stata pianificata “da diversi giorni” con i partner francesi, con l’appoggio dell’intelligence internazionale. “Abbiamo agito per neutralizzare una minaccia reale – ha detto un portavoce del ministero –. I depositi di armi e munizioni in mano allo Stato islamico rappresentano ancora un pericolo per la stabilità della regione”.

Stato islamico, la minaccia che non si ferma

Negli ultimi mesi, dicono fonti dell’intelligence occidentale, si è visto un aumento delle attività nascoste dello Stato islamico nel deserto tra Siria e Iraq. Piccoli gruppi armati si rifugiano in tunnel o nascondigli sotterranei, da dove pianificano attacchi contro forze locali e internazionali. L’azione di ieri notte si inserisce in una strategia più ampia, pensata per fermare queste cellule prima che colpiscano.

“Non possiamo permettere che queste basi vengano usate per preparare nuovi attacchi”, ha spiegato una fonte militare francese, sottolineando come la cooperazione tra Parigi e Londra sia “essenziale per la sicurezza europea”. Colpire un deposito sotterraneo, dicono gli esperti, serve a interrompere le linee di rifornimento dei gruppi jihadisti, che spesso sono difficili da scovare proprio per la conformazione del territorio.

Regno Unito e Francia, un asse forte contro il terrorismo

L’attacco di stanotte segna un altro passo nella collaborazione militare tra Regno Unito e Francia, già protagoniste di operazioni simili contro obiettivi terroristici in Medio Oriente. “Abbiamo dimostrato ancora una volta la nostra determinazione a combattere il terrorismo internazionale”, ha detto un funzionario del ministero della Difesa britannico.

Fonti diplomatiche a Londra hanno rivelato che l’operazione è stata discussa nei giorni scorsi anche con gli alleati della coalizione internazionale anti-Isis, che resta presente in modo limitato ma importante nella regione. “La minaccia non è sparita – ha commentato un analista militare –, ma la capacità di risposta è sempre alta”.

Nessuna reazione ufficiale, la situazione resta tesa

Per ora non sono arrivate risposte ufficiali né dal governo siriano né da fonti vicine allo Stato islamico. Sul terreno, secondo le prime ricostruzioni, l’area colpita era sotto osservazione da tempo da parte degli osservatori internazionali. I tunnel e i depositi nascosti tra rocce e dune complicano molto il lavoro degli agenti di intelligence.

Gli esperti ricordano che operazioni come questa sono solo una parte della strategia occidentale nella regione. “La lotta al terrorismo richiede impegno e lavoro comune”, ha ribadito un portavoce della Difesa francese. Solo così si potrà sperare di ridurre la forza operativa dei gruppi jihadisti ancora attivi tra Siria e Iraq.

Mentre si attendono ulteriori dettagli sull’azione, la comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi. La partita per la sicurezza in Medio Oriente è tutt’altro che chiusa.