Proteste in 70 città americane contro l’intervento in Venezuela: la Casa Bianca nel mirino

Proteste in 70 città americane contro l'intervento in Venezuela: la Casa Bianca nel mirino

Proteste in 70 città americane contro l'intervento in Venezuela: la Casa Bianca nel mirino

Matteo Rigamonti

Gennaio 4, 2026

Washington, 4 gennaio 2026 – Ieri pomeriggio, più di cento persone si sono radunate davanti alla Casa Bianca per protestare contro l’operazione militare ordinata da Donald Trump in Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie. La manifestazione è partita intorno alle 15 e ha visto la presenza di attivisti, studenti e cittadini comuni, molti con cartelli gialli che gridavano: “No alla guerra degli Usa in Venezuela”, “No sangue per il petrolio” e “Usa, mani fuori dall’America Latina”.

Proteste in oltre 70 città americane: un’ondata di dissenso

La protesta di Washington è stata solo una delle tante, organizzate in contemporanea in più di 70 città degli Stati Uniti, dicono gli organizzatori. Il Partito per il Socialismo e la Liberazione, che ha chiamato alla mobilitazione, ha spiegato che l’obiettivo era “dare voce a chi si oppone all’intervento militare” e chiedere una via diplomatica. “Non possiamo permettere che si ripetano gli errori già visti in Iraq e Afghanistan”, ha detto uno degli oratori dal palco, riferendosi alle precedenti missioni Usa all’estero.

Cartelli, cori e bandiere venezuelane sotto la Casa Bianca

Davanti alla Casa Bianca, i manifestanti hanno intonato cori contro la guerra e sventolato bandiere venezuelane. Alcuni sono arrivati da altri Stati “per far sentire la propria voce”. “Siamo qui perché crediamo che il popolo venezuelano debba decidere il proprio futuro”, ha detto Maria Gonzalez, studentessa di origini sudamericane. In molti hanno richiamato le conseguenze dei conflitti recenti, chiedendo al governo americano di “non ripetere gli errori del passato”.

Trump a Mar-a-Lago, la protesta continua

Mentre la folla si raccoglieva davanti alla residenza presidenziale, il presidente Trump era a Mar-a-Lago, in Florida. Non è arrivata alcuna reazione ufficiale dalla Casa Bianca nelle ore seguenti la protesta. Fonti vicine all’amministrazione hanno però fatto sapere che il governo vede queste manifestazioni come “parte del normale dibattito democratico”. Gli organizzatori hanno già annunciato nuove iniziative nei prossimi giorni.

New York, Boston, Minneapolis: la protesta si allarga

A New York, centinaia di persone si sono date appuntamento a Times Square, proprio davanti all’Ufficio di reclutamento dell’esercito americano. I cartelli qui erano chiari: “No alla guerra in Venezuela”, “Basta sangue per il petrolio”. Alcuni manifestanti ricordano di aver partecipato a proteste simili negli anni Duemila contro la guerra in Iraq. “Non possiamo restare a guardare”, ha detto un giovane attivista newyorkese.

A Boston, la piazza si è riempita nel tardo pomeriggio. I cori – “Basta sangue per il petrolio / Mani lontane dal suolo venezuelano” – hanno risuonato per le vie del centro. I cartelli recitavano: “Il problema non è il Venezuela. È l’Impero” e “No alla guerra in Venezuela”. A Minneapolis, nonostante il freddo, decine di persone hanno sventolato la bandiera venezuelana e chiesto “Libertà per il presidente Maduro”.

Atlanta, Chicago, Los Angeles: la protesta si allarga anche al Sud e sulla West Coast

Ad Atlanta, le manifestazioni sono state più contenute, con piccoli gruppi che hanno distribuito volantini e parlato con i passanti. A Chicago e Los Angeles, secondo gli organizzatori, sono previste nuove proteste per la sera di oggi. La mobilitazione sembra destinata a proseguire, con appuntamenti già annunciati sui social.

Un paese diviso sull’intervento in Venezuela

Le proteste contro l’operazione militare americana in Venezuela mostrano un paese ancora spaccato sulle scelte di politica estera. Da una parte, il governo difende l’intervento come necessario per “ristabilire la democrazia”. Dall’altra, cresce chi teme un nuovo conflitto lungo e doloroso. “Abbiamo già visto cosa succede quando si interviene senza ascoltare la popolazione locale”, ha detto un manifestante a Washington.

Le prime stime parlano di alcune migliaia di persone coinvolte in tutto il paese. Gli organizzatori promettono: la mobilitazione continuerà finché non cambierà la politica americana verso il Venezuela.