Teheran, 4 gennaio 2026 – In Iran, negli ultimi sette giorni, almeno 15 manifestanti e un membro delle forze di sicurezza hanno perso la vita durante una nuova ondata di proteste che ha toccato ben 174 località in tutto il Paese. A riferirlo è Iran International, media d’opposizione con sede a Londra. Le manifestazioni si sono concentrate in 60 città e hanno coinvolto 25 province, segnando una delle mobilitazioni più vaste degli ultimi mesi.
Proteste in crescita, la risposta dura delle autorità
Le manifestazioni, partite la scorsa settimana, si sono rapidamente diffuse da Teheran a città come Isfahan, Shiraz e Tabriz, arrivando anche nelle zone rurali e periferiche. Secondo attivisti locali, i raduni sono esplosi in risposta a una serie di arresti e nuove restrizioni decise dal governo. Le autorità iraniane hanno parlato di “assembramenti non autorizzati”, ma non hanno mai fornito un bilancio ufficiale dei morti.
Fonti indipendenti denunciano una repressione “particolarmente dura” nelle province occidentali. “Abbiamo visto agenti sparare proiettili veri e pallini contro la folla”, ha raccontato un testimone da Kermanshah, raggiunto al telefono tra martedì e mercoledì notte. In alcune città, come Mashhad, le forze dell’ordine hanno usato gas lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti.
Il drammatico bilancio di vittime e feriti
Secondo Iran International, almeno 44 persone sono rimaste ferite da proiettili veri o da pistole a pallini. Il numero delle vittime resta incerto: le fonti ufficiali parlano di “alcuni morti tra i rivoltosi”, mentre gruppi per i diritti umani sostengono che il conto reale sia più alto. Un membro delle forze di sicurezza è stato ucciso durante gli scontri a Sanandaj, nel Kurdistan iraniano.
Le autorità hanno imposto restrizioni alla circolazione nelle zone più colpite e limitato l’accesso a internet. “Non riusciamo più a comunicare con i nostri parenti fuori città”, ha spiegato una residente di Ahvaz. In diversi casi, le famiglie delle vittime hanno denunciato difficoltà nel recuperare i corpi dei loro cari.
Perché si protesta: le ragioni dietro la rabbia
Le motivazioni alla base delle proteste sono diverse. Analisti locali parlano di una rabbia alimentata dalla crisi economica, dall’aumento dei prezzi e dalle tensioni politiche interne. “La gente è stanca delle promesse non mantenute”, ha spiegato un docente universitario di Teheran, che ha preferito restare anonimo per paura di ritorsioni. In alcune città, i manifestanti hanno gridato slogan contro la leadership religiosa e chiesto riforme democratiche.
Il governo, guidato dal presidente Ebrahim Raisi, ha accusato “elementi stranieri” di fomentare i disordini. La tv di Stato ha mostrato immagini di manifestanti mascherati e parlato di “atti di vandalismo contro edifici pubblici”. Tuttavia, osservatori internazionali avvertono che la durezza della repressione potrebbe solo peggiorare la situazione.
Reazioni dal mondo e scenari futuri
Le violenze in Iran hanno suscitato preoccupazione anche all’estero. L’Unione Europea ha chiesto alle autorità iraniane “moderazione” nell’uso della forza e il rispetto dei diritti umani. Gli Stati Uniti hanno condannato la repressione e chiesto il rilascio immediato degli arrestati. “Seguiamo con attenzione quanto sta succedendo”, ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato.
Sul posto la tensione è alta. In molte città le scuole sono chiuse per sicurezza, mentre molti negozi hanno abbassato le saracinesche. “C’è paura tra la gente”, ha raccontato un commerciante di Yazd. Secondo fonti locali, nelle prossime ore potrebbero scattare nuovi raduni spontanei.
Informazioni bloccate e blackout mediatico
Verificare i fatti è sempre più difficile. Le autorità iraniane hanno limitato l’accesso ai social network e bloccato molti siti d’informazione stranieri. I giornalisti locali lavorano sotto stretta sorveglianza e rischiano l’arresto se pubblicano reportage non autorizzati. “È dura capire cosa succede davvero fuori Teheran”, ha ammesso un reporter freelance.
In questo clima di incertezza, le famiglie delle vittime chiedono giustizia e chiarezza. Le organizzazioni per i diritti umani continuano a seguire la situazione, mentre la comunità internazionale resta con gli occhi puntati sull’Iran, in attesa di sviluppi.
