145 Paesi si uniscono per definire i principi della global minimum tax secondo l’Ocse

145 Paesi si uniscono per definire i principi della global minimum tax secondo l'Ocse

145 Paesi si uniscono per definire i principi della global minimum tax secondo l'Ocse

Giada Liguori

Gennaio 5, 2026

Parigi, 5 gennaio 2026 – Nelle ultime ore oltre 145 Paesi e giurisdizioni hanno trovato un’intesa sui punti chiave di un nuovo pacchetto fiscale globale. L’annuncio è arrivato direttamente dall’OCSE e segna una svolta importante nella lotta contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili da parte delle multinazionali. Dopo mesi di trattative tra governi e tecnici, l’obiettivo è rendere il sistema fiscale internazionale più stabile e prevedibile, soprattutto in un’economia sempre più digitale e connessa.

La svolta sulla minimum tax: cosa cambia davvero

Il pacchetto, chiamato “side-by-side”, è stato definito dall’OCSE come un passo avanti sia sul piano politico che tecnico. Il punto è semplice: mettere d’accordo tutti su una tassa minima globale per le grandi imprese. Così, i giganti del digitale e le multinazionali non potranno più spostare i profitti dove le tasse sono più basse. “È una decisione storica per la cooperazione fiscale internazionale”, ha detto il segretario generale dell’OCSE, Mathias Cormann, sottolineando come l’accordo apra la strada a una maggiore certezza e stabilità.

Questo pacchetto fa parte del progetto BEPS (Base Erosion and Profit Shifting), promosso da OCSE e G20. In sostanza, punta a far sì che le grandi aziende paghino le tasse dove generano valore, chiudendo le porte alle strategie di elusione fiscale che negli ultimi anni hanno sottratto miliardi ai bilanci pubblici.

Le reazioni: “Un buon inizio per il 2026”

La notizia è stata accolta con favore anche in Europa. Su X (ex Twitter), il commissario Ue al Clima e alla Crescita pulita, Woekpe Hoekstra, ha scritto: “Un ottimo inizio d’anno per la fiscalità internazionale: è stato concordato il pacchetto di semplificazione e supporto del secondo pilastro dell’OCSE. Un passo avanti che stabilizza il sistema fiscale globale, semplifica le regole, assicura equità e tutela la competitività delle imprese”.

Dietro le parole ufficiali, però, c’è la consapevolezza che la partita sulla global minimum tax non è solo tecnica. È una questione che tocca la concorrenza tra Stati, la capacità dei governi di finanziare i servizi pubblici e la percezione di giustizia da parte dei cittadini. Non a caso, nelle settimane scorse molti osservatori avevano avvertito che le trattative rischiavano di bloccarsi su dettagli operativi e resistenze nazionali.

Una strada iniziata anni fa

Il negoziato sull’imposta minima globale non è cosa nuova. Già nel 2021, i leader del G20 avevano approvato una tassazione minima del 15% per le multinazionali con ricavi superiori a 750 milioni di euro. Da allora, però, mettere in pratica le regole ha richiesto continui aggiustamenti: ogni Paese ha dovuto fare i conti con il proprio sistema fiscale e con la pressione delle lobby industriali.

Fonti OCSE spiegano che il pacchetto appena approvato introduce meccanismi per semplificare e coordinare le norme tra le varie giurisdizioni. L’obiettivo è evitare che ci siano doppie imposizioni o buchi normativi da cui possano approfittare le aziende più strutturate. “Solo così – dicono da Parigi – si potrà parlare di un vero sistema globale”.

I prossimi passi e l’impatto atteso

Adesso la palla passa ai singoli governi: ogni Paese dovrà recepire queste nuove regole nel proprio ordinamento fiscale. Non sarà un processo rapido. Qualcuno potrebbe chiedere deroghe o più tempo per mettersi in regola. Ma la pressione internazionale è forte: secondo l’OCSE, l’adozione della minimum tax potrebbe portare entrate extra per oltre 150 miliardi di dollari l’anno in tutto il mondo.

Gli esperti invitano comunque alla prudenza. “L’accordo è importante, ma bisogna seguire da vicino come sarà applicato”, ha spiegato un funzionario europeo coinvolto nelle trattative. Il rischio, dicono alcuni analisti, è che le multinazionali trovino nuove vie per ridurre le tasse, approfittando di eventuali zone grigie nelle leggi nazionali.

La sfida della trasparenza fiscale

In fondo, il pacchetto OCSE/G20 è un tentativo concreto di rispondere alle sfide della globalizzazione e della digitalizzazione dei mercati. Il tema della trasparenza fiscale resta centrale: solo con una collaborazione reale tra Stati si potrà far funzionare davvero il nuovo sistema. Per ora, la comunità internazionale sembra aver trovato un accordo. Ma come spesso succede in materia fiscale, la partita è ancora aperta.