Bambino incastra il padre violento: il video su TikTok scatena l’indagine per maltrattamenti

Bambino incastra il padre violento: il video su TikTok scatena l'indagine per maltrattamenti

Bambino incastra il padre violento: il video su TikTok scatena l'indagine per maltrattamenti

Matteo Rigamonti

Gennaio 5, 2026

Catania, 5 gennaio 2026 – Un uomo di 59 anni è finito sotto inchiesta per maltrattamenti in famiglia dopo che un video, girato dal figlio di 10 anni e pubblicato su TikTok, ha mostrato una violenta aggressione nel quartiere San Cristoforo di Catania. Le immagini, che nelle ultime ore hanno fatto il giro del web, mostrano il padre mentre colpisce il bambino con un grosso cucchiaio di legno, ordinandogli di obbedire e di chiamarlo “padrone”. Tutto è avvenuto davanti a un’altra bambina, probabilmente una delle sorelle del piccolo.

Il video choc su TikTok e l’azione della polizia

La polizia di Catania ha ricostruito che il ragazzino non è figlio biologico dell’uomo, ma adottato e porta il suo cognome. Il video, ripreso da una delle sorelle e poi condiviso dal bambino attraverso il profilo social di un familiare, ha subito fatto scattare le indagini. Gli agenti della squadra mobile, guidati dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Alberto Santisi, hanno fermato il 59enne con l’accusa di maltrattamenti aggravati.

Il filmato, breve ma di grande impatto, mostra chiaramente le urla disperate del bambino. “Chi sono io? Il padre e mi devi ubbidire, devi fare quello che dico io”, si sente gridare l’uomo mentre colpisce il figlio. Accanto, la sorella assiste senza intervenire, rendendo la scena ancora più inquietante. Ora gli inquirenti stanno passando al setaccio tutti i video presenti sui dispositivi della famiglia.

Indagini anche sulle sorelle minori

Le indagini non si fermano qui. Fonti investigative rivelano che la Procura sta valutando anche la situazione delle altre tre figlie, tutte minorenni tra i 4 e i 10 anni. Le bambine sono state affidate alla madre in via temporanea, mentre il Tribunale per i minorenni esamina il quadro familiare. Gli investigatori sospettano che episodi simili possano essere già accaduti in passato.

Il procuratore aggiunto Ardita ha sottolineato come “la priorità sia garantire la sicurezza dei minori e ricostruire con precisione cosa è successo”. Intanto la polizia raccoglie testimonianze nel quartiere San Cristoforo, dove la famiglia vive da tempo. Alcuni vicini raccontano di aver udito urla provenire dall’appartamento in altre occasioni, ma nessuno aveva mai denunciato.

La risposta delle istituzioni e della comunità

Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, è intervenuto sulla vicenda con parole forti: “Non entro nel giudizio, non voglio sapere da dove venga tanta miseria morale, tanta disumanità, quante violenze o traumi abbia subito chi percuote un bambino di 10 anni con un cucchiaio di legno, ordinandogli di chiamarlo ‘padrone’”. Trantino ha precisato che i servizi sociali del Comune sono intervenuti subito dopo la diffusione del video, mettendosi in contatto con il Tribunale per i minorenni e lavorando a stretto contatto con la Procura.

La notizia ha scosso profondamente il quartiere San Cristoforo. Stamattina, davanti alla casa della famiglia, alcuni residenti si sono fermati a parlare, ancora increduli. “Non avremmo mai immaginato una cosa del genere qui”, ha detto una vicina. Nel frattempo, i servizi sociali hanno attivato un percorso di supporto psicologico per i bambini coinvolti.

Un caso che riapre il dibattito sui maltrattamenti

Questo episodio riporta al centro del dibattito il tema dei maltrattamenti in famiglia e il ruolo dei social come strumento di denuncia. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 in Italia sono stati segnalati oltre 6 mila casi di violenze domestiche su minori. Gli esperti avvertono che i video sui social possono essere un’arma a doppio taglio: da un lato aiutano a far emergere situazioni nascoste, dall’altro mettono le vittime sotto ulteriore pressione.

Nei prossimi giorni il Tribunale per i minorenni di Catania deciderà quali misure prendere per proteggere i bambini. Nel frattempo, le indagini vanno avanti: gli inquirenti stanno esaminando chat e profili social dei familiari per capire se ci sono altri episodi ancora non emersi. La comunità attende risposte concrete e segnali chiari di tutela per i più piccoli.