Euro in discesa: scambiato a 1,1691 dollari

Euro in discesa: scambiato a 1,1691 dollari

Euro in discesa: scambiato a 1,1691 dollari

Giada Liguori

Gennaio 5, 2026

Milano, 5 gennaio 2026 – L’euro ha iniziato la giornata in calo sui mercati valutari internazionali, scambiato questa mattina a 1,1691 dollari, con una perdita dello 0,24% rispetto alla chiusura di ieri. Nei mercati asiatici, la moneta unica ha perso terreno anche contro lo yen giapponese, scendendo a 183,5700 yen, in calo dello 0,15%. Tra le 8 e le 9, nelle principali piazze finanziarie europee, il clima è apparso di prudenza tra gli operatori.

Euro in discesa: cosa c’è dietro la flessione

Secondo gli esperti di UniCredit Research, il calo dell’euro deriva da una serie di fattori economici. Da un lato, la pubblicazione dei dati sull’inflazione nell’area euro, prevista per domani, ha messo in allerta gli investitori. Dall’altro, il rafforzamento del dollaro statunitense, sostenuto da recenti dichiarazioni della Federal Reserve che lasciano intendere tassi d’interesse alti per qualche mese ancora, ha spinto la moneta europea verso il basso.

“Il mercato sta giocando d’anticipo in attesa delle prossime mosse della BCE”, ha spiegato questa mattina un operatore di Piazza Affari, contattato poco dopo l’avvio delle contrattazioni. “Si aspetta di capire se Francoforte manterrà la linea attendista o se, invece, si vedranno segnali di un possibile taglio dei tassi nel primo trimestre”.

Mercati in attesa, reazioni contenute

La discesa dell’euro non ha sorpreso gli operatori. A Francoforte, nella sede della Borsa tedesca, alcuni trader hanno commentato che “la mossa era nell’aria già da ieri sera”, dopo la chiusura negativa di Wall Street e le prime indicazioni arrivate dai future asiatici. Nelle ultime settimane, il cambio euro-dollaro aveva già perso terreno, complici anche alcuni dati economici poco brillanti dalla Germania e dalla Francia.

Secondo Bloomberg, alle 9:30 il volume degli scambi sull’euro è rimasto nella media delle ultime settimane, senza scossoni. “Non ci sono stati ordini fuori dal normale o movimenti improvvisi”, ha detto un analista di ING Markets. “La tendenza è moderatamente ribassista, ma non si vede panico”.

Cosa significa per imprese e consumatori

Il calo dell’euro rispetto al dollaro e allo yen può avere effetti concreti sulle aziende europee che esportano. Un euro più debole rende i prodotti del Vecchio Continente più competitivi all’estero, favorendo le esportazioni verso Stati Uniti e Giappone. Ma dall’altro lato, le importazioni – soprattutto di materie prime in dollari – rischiano di costare di più.

“Per chi vende fuori dall’area euro è una buona notizia”, ha detto un dirigente di Confindustria davanti alla sede milanese dell’associazione. “Ma per chi importa energia o componenti dall’estero, i costi potrebbero salire già nelle prossime settimane”.

Banche centrali sotto i riflettori

Tutti gli occhi restano puntati sulle prossime decisioni della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve. Christine Lagarde, presidente della BCE, ha ribadito nei giorni scorsi che l’istituto continuerà a monitorare con attenzione inflazione e crescita nell’Eurozona. Ma non ha dato segnali chiari su possibili cambiamenti imminenti dei tassi.

Negli Stati Uniti, Jerome Powell ha lasciato intendere che la Fed potrebbe continuare a stringere la politica monetaria se l’inflazione non dovesse rallentare come previsto. Una posizione che rafforza il dollaro e mette pressione sulle altre valute principali.

Mercati in bilico, attesa per i dati economici

In questo scenario, la volatilità sui mercati valutari potrebbe restare alta nei prossimi giorni. Gli investitori guardano ai dati in arrivo tra oggi e domani – soprattutto su inflazione e occupazione – per capire se il ribasso dell’euro continuerà o se ci sarà un rimbalzo.

Per ora, come ha sintetizzato un trader a Londra, contattato in chat alle 10:15: “La parola d’ordine è prudenza. Solo così capiremo se questa fase è un passaggio momentaneo o l’inizio di qualcosa di più serio”.