Gruppo 2003 celebra l’abrogazione dei divieti alla sperimentazione animale

Gruppo 2003 celebra l'abrogazione dei divieti alla sperimentazione animale

Gruppo 2003 celebra l'abrogazione dei divieti alla sperimentazione animale

Matteo Rigamonti

Gennaio 5, 2026

Roma, 5 gennaio 2026 – Il mondo della ricerca scientifica italiana ha accolto con favore il decreto del governo che, dal 31 dicembre scorso, ha cancellato i divieti sulla sperimentazione animale legati agli xenotrapianti e alle sostanze d’abuso, in vigore dal 2014. La posizione è stata espressa in una lettera firmata da nomi di spicco come il premio Nobel Giorgio Parisi, l’oncologo Silvio Garattini, il medico Giuseppe Remuzzi e l’informatico Rocco de Nicola, diffusa dal Gruppo 2003, un’associazione che raggruppa molti scienziati italiani di livello internazionale.

Decreto 200, la svolta per la ricerca italiana

Il decreto, numero 200, pubblicato il 31 dicembre, segna un cambio di passo per la ricerca biomedica nel nostro Paese. “Accogliamo con soddisfazione la cancellazione definitiva dei divieti italiani alla sperimentazione animale sugli xenotrapianti e sulle sostanze d’abuso”, si legge nella nota inviata all’ANSA dal Gruppo 2003. Per chi ha firmato, la vecchia norma era una “anomalia” che isolava l’Italia dal resto d’Europa, senza basi scientifiche né etiche solide.

Non è solo una questione tecnica. Per oltre dieci anni, i ricercatori italiani hanno dovuto fare i conti con limiti che, spiegano, hanno rallentato la nascita di nuove terapie e bloccato la partecipazione a progetti internazionali. “Era una situazione senza senso”, racconta un ricercatore dell’Istituto Mario Negri, “che ci metteva in difficoltà anche nei rapporti con colleghi stranieri”.

Italia torna in linea con l’Europa

Il nuovo provvedimento riallinea l’Italia alla Direttiva 2010/63/UE, che regola l’uso degli animali nella ricerca scientifica in tutta Europa. “Ripristinare un quadro coerente con la direttiva europea ci permette di portare avanti anche qui studi fondamentali per nuove cure”, prosegue la lettera. Gli scienziati ribadiscono che il rispetto del benessere animale e il principio di usare animali solo quando non ci sono alternative valide restano punti fermi.

Gli xenotrapianti — cioè il trapianto di organi o tessuti tra specie diverse — sono considerati cruciali per far fronte alla carenza cronica di organi per chi è in lista d’attesa. Allo stesso modo, la ricerca sulle sostanze d’abuso aiuta a capire meglio le dipendenze e a sviluppare terapie più efficaci. “Tutti i pazienti, da quelli in attesa di un trapianto a chi soffre di disturbi da sostanze, hanno lo stesso diritto al progresso della ricerca e a cure basate su dati certi”, sottolineano i firmatari.

Un passo avanti per la ricerca e le cure

La decisione del governo è vista come un passo avanti per la competitività della ricerca italiana. “Solo così possiamo restare protagonisti nei grandi progetti internazionali”, spiega Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri. “Non è un via libera senza regole: le norme europee sono chiare e stringenti, ma almeno ora non siamo più svantaggiati rispetto agli altri Paesi”.

Secondo il Ministero della Salute, ogni anno in Italia si effettuano circa 3.500 trapianti, mentre le richieste superano le 9.000. Gli xenotrapianti rappresentano una possibile risposta a questa emergenza. Sul fronte delle dipendenze, l’Istituto Superiore di Sanità stima che oltre 400mila persone siano in cura per disturbi legati all’uso di sostanze.

Le critiche e il confronto etico

Non mancano però le voci contrarie. Alcune associazioni animaliste hanno già annunciato iniziative per chiedere più garanzie sul trattamento degli animali nei laboratori. Il governo, da parte sua, ha ribadito che ogni sperimentazione dovrà essere autorizzata e controllata severamente.

Il dibattito resta aperto, ma per la comunità scientifica italiana questo decreto è una svolta attesa da tempo. “Era ora di superare un blocco senza fondamento scientifico o etico”, confida Giuseppe Remuzzi. La discussione pubblica però promette di andare avanti, tra esigenze di progresso medico e rispetto per gli animali.

In attesa di vedere i primi risultati concreti, il mondo della ricerca guarda avanti. “Finalmente abbiamo gli stessi strumenti dei nostri colleghi europei”, chiude Rocco de Nicola. “Ora tocca a noi dimostrare che la scienza italiana può fare la differenza”.