Il crollo del prezzo del gas: 28,08 euro al megawattora!

Il crollo del prezzo del gas: 28,08 euro al megawattora!

Il crollo del prezzo del gas: 28,08 euro al megawattora!

Giada Liguori

Gennaio 5, 2026

Milano, 5 gennaio 2026 – Il prezzo del gas apre la settimana con un calo deciso sui mercati europei, nonostante le recenti tensioni geopolitiche seguite all’attacco statunitense al Venezuela. Stamattina, alla Borsa di Amsterdam, punto di riferimento per il mercato continentale, le quotazioni del gas naturale sono scese del 3%, fermandosi a 28,08 euro al megawattora. Un risultato che ha sorpreso molti operatori, soprattutto considerando le incertezze internazionali che solo pochi giorni fa avevano fatto temere nuovi rincari nel prezzo dell’energia.

Mercato europeo: la risposta che nessuno si aspettava

La giornata è partita con prudenza tra gli esperti. Eppure, già nelle prime ore, il TTF di Amsterdam – il principale snodo europeo per il gas – ha preso una piega ribassista. “Pensavamo ci sarebbe stata più tensione dopo quello che è successo in Venezuela”, racconta un trader milanese che segue da vicino il settore energetico. Invece, il calo del 3% ha riportato i prezzi ai livelli di metà dicembre, quando il clima mite e le scorte abbondanti avevano già fatto scendere i prezzi.

Le prime analisi indicano due motivi principali dietro questa discesa: le riserve europee di gas restano alte – secondo Gas Infrastructure Europe, gli stoccaggi sono sopra l’80% della capacità – e la domanda industriale resta debole, complice una ripresa economica che tarda a decollare.

Geopolitica e mercati: un legame meno diretto del previsto

L’attacco Usa al Venezuela, avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, ha acceso i riflettori sulla sicurezza delle forniture energetiche globali. Il Venezuela, anche se non fornisce gas direttamente all’Europa, resta un giocatore importante nel mercato petrolifero e nel quadro geopolitico sudamericano. “Ogni crisi da quelle parti può avere effetti a catena”, dice un funzionario del Ministero della Transizione Ecologica.

Per ora, però, l’impatto sulle forniture europee è limitato. Il grosso del gas naturale verso l’Unione Europea arriva da Norvegia, Algeria e soprattutto dai terminali di gas naturale liquefatto (GNL). “La diversificazione degli approvvigionamenti ci protegge da shock immediati”, spiega una fonte vicina a Snam. Solo un’escalation prolungata o il coinvolgimento di altri produttori potrebbe far muovere i prezzi in modo più netto.

Scorte piene e clima mite, la coppia che tiene a bada i prezzi

Un altro fattore chiave è il clima. L’inverno 2025-2026 si sta mostrando più dolce del previsto in gran parte dell’Europa centrale e meridionale. Temperature sopra la media stagionale hanno ridotto la domanda di riscaldamento, sia nelle case che nelle industrie. “Abbiamo avuto pochi giorni davvero freddi tra Natale e Capodanno”, ricorda un operatore romano del settore.

Le scorte accumulate in anticipo, grazie a una politica di riempimento degli stoccaggi, offrono ora un importante cuscinetto contro possibili shock esterni. Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, l’Italia ha riserve all’82%, mentre in Germania si arriva quasi all’85%.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Gli operatori restano comunque sul chi va là. Le tensioni internazionali potrebbero riaccendersi in qualsiasi momento, soprattutto se la crisi venezuelana coinvolgesse altri Paesi o se si bloccassero i flussi di GNL. “Il mercato resta molto sensibile alle notizie geopolitiche”, ammette un analista di Londra.

Per ora, però, la combinazione di scorte piene, domanda bassa e clima favorevole sembra tenere a freno le preoccupazioni legate allo scenario globale. Gli occhi restano puntati sulle prossime settimane: un’ondata di freddo o un’escalation militare potrebbero ribaltare la situazione in fretta. Ma questa mattina, ad Amsterdam, il messaggio è stato chiaro: il prezzo del gas scende, nonostante tutto.