Milano, 5 gennaio 2026 – Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57 anni, peruviano, è il principale sospettato nel caso della morte di Aurora Livoli, la giovane trovata senza vita il 29 dicembre scorso in via Paruta. L’uomo era già in carcere per una rapina avvenuta poche ore prima nella metropolitana di Cimiano. Secondo gli investigatori, avrebbe aggredito e ucciso la ragazza dopo averla incontrata nel sottopasso della metro. Nel suo passato, come emerge dagli atti e dalle indagini, ci sono altri episodi di violenza contro donne, un ordine di espulsione mai eseguito e diverse denunce che dipingono un quadro inquietante.
L’incontro nel sottopasso e la tragedia di Aurora
La sera del 28 dicembre, Aurora Livoli, 23 anni, è sparita da casa a Monte San Biagio, in provincia di Latina. Le prime ricostruzioni parlano di un incontro con Velazco nel sottopasso della metro di Cimiano, a Milano. Da lì, i due si sarebbero spostati verso via Paruta. È proprio in quel cortile che, il mattino dopo, è stato trovato il corpo di Aurora, seminudo. I primi accertamenti medico-legali hanno rilevato la rottura dell’osso ioide, segno chiaro di strangolamento. Restano però da chiarire molti dettagli: i risultati definitivi dell’autopsia arriveranno nei prossimi giorni e dovranno dire se la giovane è stata anche vittima di violenza sessuale.
Intanto il quartiere si prepara a ricordarla. Sabato, nel cortile dove è stato ritrovato il corpo, alcune associazioni locali hanno organizzato un presidio. “Non possiamo restare a guardare”, dice una delle promotrici. “Aurora era una ragazza come tante, non possiamo dimenticarla”.
Un passato di violenze e un’espulsione mai fatta
Il nome di Velazco non è nuovo alle forze dell’ordine. Il Nucleo investigativo dei carabinieri racconta di un modo d’agire ripetuto più volte: avvicinarsi a donne sole, in strada o vicino alla metro, aggredirle al collo e spesso tentare rapine o molestie. Lo stesso schema si ripete poche ore prima della morte di Aurora, quando una 19enne connazionale è stata minacciata di morte e derubata del telefono alla stazione di Cimiano.
Ma non finisce qui. Nel fascicolo c’è una condanna per violenza sessuale del 7 ottobre 2019: una giovane era stata aggredita all’angolo tra via Pasteur e via Padova. Dopo quella condanna, Velazco era stato ufficialmente espulso dall’Italia. Un ordine però mai eseguito. Un particolare che ora pesa molto sulle indagini e solleva dubbi sulla gestione delle misure contro stranieri condannati.
Altri casi e indagini aperte
Negli ultimi anni, Velazco è finito più volte nei guai. Nel luglio 2024, a Cologno Monzese, una donna di 40 anni ha denunciato molestie: lui le avrebbe stretto la mano al collo in pieno giorno. Un anno dopo, nella stessa zona, un’altra 19enne ha parlato di stupro. Gli investigatori stanno cercando di capire se ci siano collegamenti con l’omicidio di Aurora.
Il pubblico ministero Antonio Pansa interrogherà Velazco giovedì prossimo. In attesa dei risultati dell’autopsia e delle analisi dei reperti, la Procura mantiene il massimo riserbo. “Stiamo lavorando su più fronti”, ha detto una fonte vicina all’inchiesta. “Vogliamo ricostruire con precisione cosa è successo e accertare ogni responsabilità”.
Un sistema sotto la lente
Il caso riapre il dibattito sulle espulsioni e sulla protezione delle vittime di violenza. La mancata esecuzione dell’espulsione nei confronti di Velazco, già condannato per reati simili, è ora al centro delle attenzioni delle autorità. Il tema è tornato anche nelle dichiarazioni di politici e associazioni che difendono i diritti delle donne.
Aurora Livoli aveva solo 23 anni. Il suo nome si aggiunge a una lista che non si ferma. Mentre la città si interroga su responsabilità personali e collettive, resta forte la richiesta di giustizia. Sabato, la comunità si ritroverà in silenzio nel cortile di via Paruta per ricordarla.
