Milano, 5 gennaio 2026 – Sono arrivati questa mattina, poco dopo le 10, all’aeroporto militare di Milano Linate i feretri di cinque dei sei giovani italiani travolti dalla strage di Crans-Montana, in Svizzera. Un volo di Stato partito all’alba da Ginevra ha riportato a casa le salme di Achille Barosi e Chiara Costanzo (entrambi milanesi), Giovanni Tamburi (bolognese) e Emanuele Galeppini (genovese). Il loro ritorno, atteso da giorni, segna un momento di dolore che tocca diverse città italiane.
Linate, un silenzio carico di dolore
Quando il C130 dell’Aeronautica Militare ha toccato terra, la pista di Linate si è immersa in un silenzio quasi irreale. C’erano i genitori di Achille Barosi, accompagnati da alcuni amici di famiglia. Volti stanchi, segnati dalla tristezza, mani strette l’una nell’altra. “Non ci sono parole”, ha detto a bassa voce il padre di Achille, mentre guardava i militari scaricare lentamente i feretri coperti dal tricolore. A bordo dell’aereo, secondo fonti vicine, c’erano anche i parenti di Chiara Costanzo, che però hanno preferito restare in silenzio.
I cortei verso le città d’origine: Milano, Bologna e Genova
Dopo le formalità di rito, i feretri sono stati divisi in due cortei: uno diretto a Milano, l’altro verso Bologna e Genova. Le autorità locali hanno organizzato un servizio d’ordine discreto per garantire rispetto e privacy alle famiglie. “È un momento che nessuno avrebbe mai voluto vivere”, ha detto un funzionario della Prefettura di Milano. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni, in cerimonie separate. Intanto, amici e conoscenti si sono già radunati davanti alle case delle famiglie.
Il viaggio prosegue verso Roma: l’arrivo di Riccardo Minghetti
Il C130 non si è fermato a Linate. Dopo aver scaricato le prime quattro salme, è ripartito verso l’aeroporto militare di Ciampino, dove è atteso il rientro del corpo di Riccardo Minghetti, il giovane romano vittima della stessa tragedia. Secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa, ad accoglierlo ci saranno i familiari e una delegazione istituzionale. La data delle esequie sarà definita nelle prossime ore.
La tragedia di Crans-Montana: cosa è successo
La notte tra il 30 e il 31 dicembre scorsi sei giovani italiani sono stati travolti da una valanga mentre sciavano fuori pista vicino a Crans-Montana, nel Canton Vallese. Solo uno è sopravvissuto, secondo le prime ricostruzioni della polizia svizzera. Le indagini sono aperte: le autorità svizzere stanno cercando di capire come sia potuto accadere l’incidente e se ci siano responsabilità legate alle condizioni della neve o ai sistemi di allerta.
Le reazioni nelle città d’origine
Milano, Bologna, Genova e Roma si sono strette nel dolore per la notizia del ritorno delle salme. In via Washington, a Milano, amici di Achille hanno lasciato fiori e biglietti davanti alla sua casa. “Era un ragazzo solare, sempre pronto a dare una mano”, ha ricordato un compagno di università. A Bologna, la scuola di Giovanni Tamburi ha proclamato una giornata di lutto cittadino.
Le istituzioni al fianco delle famiglie
Il Ministero degli Esteri ha seguito sin dall’inizio la vicenda, coordinando il rientro con le autorità svizzere. “Siamo vicini alle famiglie in questo momento difficile”, ha detto ieri sera il ministro Antonio Tajani. Anche la Presidenza della Repubblica ha espresso cordoglio con una nota ufficiale.
Un dolore che unisce l’Italia
La tragedia di Crans-Montana lascia un segno profondo nelle comunità coinvolte e riapre il tema della sicurezza in montagna. Mentre i cortei funebri attraversano le strade del Nord e il C130 vola verso Roma, resta forte la richiesta – da parte di famiglie e amici – di fare chiarezza sulle cause dell’incidente. Un dolore che diventa collettivo e che oggi si esprime nel silenzio, negli abbracci e nell’attesa davanti agli aeroporti militari italiani.
