New York, 5 gennaio 2026 – Questa mattina, per la prima volta, Nicolas Maduro, ex presidente del Venezuela, è comparso davanti alla giustizia americana nel tribunale federale di Manhattan, a New York. L’udienza, molto attesa da settimane, si è svolta in un’aula blindata, sorvegliata da agenti federali, con un’atmosfera carica di tensione. Maduro, 63 anni, ha indossato delle cuffiette per la traduzione simultanea, un dettaglio che non è passato inosservato: l’ex leader venezuelano non parla inglese e ha seguito tutto grazie all’interprete ufficiale.
Maduro in aula: il primo faccia a faccia con la giustizia Usa
L’ingresso di Maduro nell’aula 26B è avvenuto poco dopo le 9 del mattino, ora locale. Accanto a lui, l’avvocato Barry Pollack. Il volto di Maduro è rimasto impassibile, quasi distaccato. Tra il pubblico, seduta a pochi metri, c’era la moglie Cilia Flores, che non ha mai distolto lo sguardo dal marito, con le mani intrecciate in grembo. Fonti in aula raccontano che è rimasta così per tutta la durata dell’udienza.
La presenza di Maduro a New York segna un momento chiave in una vicenda giudiziaria che va avanti da anni. Gli Stati Uniti lo accusano di traffico internazionale di droga e riciclaggio di denaro, crimini che – secondo l’accusa – sarebbero stati commessi mentre era presidente. “Il signor Maduro si dichiara non colpevole”, ha detto Pollack davanti al giudice federale, confermando la linea difensiva già annunciata.
Le accuse pesanti e lo scontro diplomatico
Le indagini americane partono dal 2017, quando il Dipartimento di Giustizia ha aperto un fascicolo su presunti legami tra Maduro e il narcotraffico. Secondo i documenti in tribunale, l’ex presidente avrebbe agevolato il passaggio di tonnellate di cocaina verso gli Stati Uniti passando per il Venezuela. Un’accusa grave che Maduro ha sempre bollato come “strumentalizzazione politica”.
Il caso ha scosso anche i rapporti diplomatici. Caracas ha denunciato più volte “l’ingerenza americana” negli affari interni. Ma dopo la fine del suo mandato e un progressivo isolamento internazionale, Maduro è stato estradato negli Stati Uniti lo scorso dicembre. Un passaggio che ha segnato un punto di svolta nella crisi tra Washington e Caracas.
L’udienza di oggi e cosa succederà
L’udienza di oggi è durata meno di un’ora. Il giudice ha spiegato a Maduro i capi d’imputazione e i suoi diritti secondo la legge americana. L’ex presidente ha ascoltato in silenzio, rispondendo solo con un cenno del capo o poche parole in spagnolo. “Confidiamo nella giustizia e nella trasparenza del processo”, ha detto Pollack ai giornalisti all’uscita dal tribunale.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 22 febbraio. Quel giorno la difesa presenterà i primi documenti e chiederà – a quanto si sa – la libertà su cauzione per Maduro. Nel frattempo, l’ex presidente resterà detenuto al Metropolitan Correctional Center di Manhattan, noto per aver ospitato altri imputati di rilievo.
Reazioni a Caracas: tensioni e divisioni
A Caracas, la notizia della comparsa di Maduro davanti ai giudici americani ha scatenato reazioni contrastanti. I suoi sostenitori si sono radunati davanti all’ambasciata americana per chiedere il suo rilascio immediato. “È un processo politico”, ha gridato una donna con la bandiera venezuelana sulle spalle. L’opposizione invece ha commentato diversamente: “Finalmente giustizia”, ha detto Juan Guaidó, ex presidente ad interim riconosciuto dagli Stati Uniti.
Gli osservatori internazionali avvertono che questo processo potrebbe far risalire la tensione tra Washington e Caracas. Per ora, però, la parola spetta ai giudici americani. Solo nelle prossime settimane si capirà quale sarà il destino di Maduro.
