Maduro rivendica la sua innocenza: ‘Sono io il presidente’

Maduro rivendica la sua innocenza: 'Sono io il presidente'

Maduro rivendica la sua innocenza: 'Sono io il presidente'

Matteo Rigamonti

Gennaio 5, 2026

Caracas, 5 gennaio 2026 – Ieri Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, si è presentato davanti al giudice federale Alvin Hellerstein a New York. In aula ha confermato la sua identità e il suo ruolo di capo di Stato. L’udienza è cominciata poco dopo le 10 del mattino, nel tribunale distrettuale di Manhattan. Maduro ha parlato in spagnolo: “Sono Nicolas Maduro, presidente del Venezuela”, aggiungendo di sentirsi “rapito”. Secondo i media statunitensi, il leader venezuelano ha raccontato di essere stato “catturato nella mia casa a Caracas”.

Maduro si difende: “Sono innocente”

Durante l’udienza, Maduro ha negato con fermezza tutte le accuse. “Sono innocente, non ho colpe”, ha detto guardando il giudice Hellerstein. L’aula era piena: c’erano avvocati, agenti federali e giornalisti internazionali. Le accuse, secondo la procura federale, riguardano traffico internazionale di droga e corruzione. Il caso è nato da un’indagine partita nel 2020 dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

L’arresto a Caracas: un mistero che infiamma la città

La dichiarazione di Maduro, che sostiene di essere stato preso “nella mia casa a Caracas”, ha subito acceso dubbi sulle modalità dell’arresto. Fonti americane parlano di un blitz notturno, tra il 3 e il 4 gennaio, da parte di un commando non identificato. Le autorità venezuelane non hanno confermato nulla. Hanno invece diffuso una nota breve, denunciando una “violazione della sovranità nazionale”. Il ministro degli Esteri Yván Gil ha definito l’operazione “un atto ostile” e ha chiesto chiarimenti urgenti alle Nazioni Unite.

Washington e Caracas: una tensione che non si placa

L’arresto di Maduro arriva in un momento di forte tensione tra Stati Uniti e Venezuela. Negli ultimi mesi i rapporti si erano già deteriorati, soprattutto dopo le sanzioni americane contro funzionari venezuelani e società legate al petrolio. La Casa Bianca, con un comunicato serale, ha ribadito che “nessuno è al di sopra della legge”, senza però entrare nei dettagli dell’operazione. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Matthew Miller, ha spiegato che le accuse sono gravi e saranno trattate con le normali procedure della giustizia americana.

Caracas si divide: proteste e attese

Nella capitale venezuelana la notizia ha scatenato reazioni diverse. Al mattino, piccoli gruppi di sostenitori di Maduro si sono radunati davanti al palazzo presidenziale di Miraflores, con cartelli che chiedevano “Libertà per Maduro”. Alcuni hanno accusato gli Stati Uniti di “interferenza” e chiesto il rilascio immediato del presidente. Dall’altra parte della città, esponenti dell’opposizione hanno parlato di una “svolta storica”, ma restano cauti in attesa di sviluppi. Finora non si sono fatte sentire dichiarazioni ufficiali dall’ex presidente ad interim Juan Guaidó.

Cosa succede adesso: il processo e le prossime mosse

Il giudice Hellerstein ha fissato la prossima udienza a mercoledì, quando si discuteranno le richieste della difesa e le eventuali misure cautelari. Gli avvocati di Maduro chiedono la libertà su cauzione, sostenendo che il loro cliente ha l’immunità diplomatica da capo di Stato. La procura si oppone, ricordando la gravità delle accuse e il rischio che Maduro possa fuggire. Nei giorni a venire sono attese nuove notizie sia dal tribunale che dalle autorità venezuelane.

Il caso Maduro resta avvolto da molti dubbi e potrebbe segnare un punto di svolta nei rapporti già tesi tra Stati Uniti e Venezuela, con possibili ripercussioni a livello regionale. Per ora la scena è quella di un’aula di tribunale a New York, dove un presidente latinoamericano si dichiara innocente e parla di rapimento.