Maduro: ‘sono prigioniero di guerra’ con i piedi incatenati

Maduro: 'sono prigioniero di guerra' con i piedi incatenati

Maduro: 'sono prigioniero di guerra' con i piedi incatenati

Matteo Rigamonti

Gennaio 5, 2026

Caracas, 5 gennaio 2026 – «Sono un prigioniero di guerra». Con queste parole, pronunciate ieri fuori dall’aula del tribunale federale di Miami, Nicolás Maduro ha dato il senso della sua condizione. Erano le 14.15 locali quando l’ex presidente del Venezuela, con i piedi incatenati e una camicia blu a maniche corte sopra la tuta arancione da detenuto, ha parlato in spagnolo davanti ai presenti. La scena, ripresa dai principali media americani, ha fatto subito il giro del mondo.

Maduro alla sbarra negli Stati Uniti

La comparsa di Maduro in un tribunale statunitense è un evento che fino a qualche mese fa sembrava impensabile. Arrestato lo scorso novembre, dopo mesi di trattative tra Washington e Caracas, l’ex presidente è accusato di traffico internazionale di droga e riciclaggio di denaro. L’accusa sostiene che per anni abbia guidato una rete dedita al passaggio di tonnellate di cocaina verso gli Stati Uniti, aiutato da funzionari del suo governo e gruppi paramilitari.

Durante l’udienza, durata meno di un’ora, il giudice federale John Martinez gli ha chiesto se avesse capito le accuse. Maduro ha risposto, con voce ferma, sempre in spagnolo: «Sono un prigioniero di guerra». Una frase che, secondo chi era in aula, più che una difesa tecnica sembrava una sfida politica. Il suo avvocato, Mark Feldman, ha poi spiegato ai giornalisti: «Il mio assistito si vede come vittima di una persecuzione internazionale».

Caracas contro Washington: scontro aperto

La notizia ha subito scatenato reazioni a Caracas. Poche ore dopo l’udienza, il ministro degli Esteri Yván Gil ha convocato una conferenza stampa. «Quello che succede negli Stati Uniti è una violazione della sovranità venezuelana», ha detto, chiedendo il rilascio immediato di Maduro. In strada, davanti al palazzo presidenziale di Miraflores, piccoli gruppi di sostenitori si sono radunati con bandiere e cartelli: «Maduro non si tocca», si leggeva su alcuni striscioni.

Dall’altra parte, la Casa Bianca mantiene un profilo cauto. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha ribadito: «Il processo segue le regole della giustizia americana. Non ci sono interferenze politiche». Ma il clima resta teso. Fonti diplomatiche citate dal New York Times raccontano di contatti informali avviati da Caracas con alcuni Paesi alleati, in cerca di appoggi a livello internazionale.

Le accuse pesano: cosa rischia Maduro

Le accuse contro Maduro sono molto gravi. Il Dipartimento di Giustizia Usa parla di «traffico internazionale di stupefacenti» e «associazione a delinquere». In caso di condanna, l’ex presidente rischia l’ergastolo. Nei documenti depositati in tribunale si parla di operazioni risalenti almeno al 2015, con dettagli su presunti pagamenti a funzionari corrotti e trasferimenti di denaro verso paradisi fiscali.

La difesa ha chiesto di rinviare l’udienza preliminare per avere più tempo per esaminare i documenti. La prossima udienza è fissata per il 22 febbraio. Intanto, fuori dal tribunale di Miami, alcuni venezuelani hanno espresso soddisfazione per l’arresto: «Finalmente giustizia», ha detto Ana Rodríguez, che vive a Doral da oltre dieci anni.

Un evento senza precedenti per il Venezuela

L’arresto e il processo a Nicolás Maduro segnano una svolta storica per il Venezuela. Mai prima d’ora un ex capo di Stato sudamericano era stato estradato negli Stati Uniti per accuse così gravi. Gli esperti avvertono che questa vicenda potrebbe avere ripercussioni sia sul fragile equilibrio interno venezuelano, sia sulle relazioni tra Washington e l’America Latina.

Nel frattempo, la comunità venezuelana in Florida segue tutto con attenzione. «Siamo preoccupati per quello che succederà ora nel nostro Paese», confida José Luis Herrera, imprenditore arrivato a Miami nel 2017. La sensazione è che questo processo sia solo all’inizio e che le prossime settimane saranno decisive per capire quale strada prenderà il Venezuela.

Ieri pomeriggio, l’immagine di Maduro incatenato, con la camicia blu sopra la tuta arancione, resta impressa come simbolo di una stagione che si chiude e forse di un’altra che sta per cominciare.