Mistero e omicidio: cosa nascondono le indagini sulla morte di Sergiu Tarna nel Veneziano

Mistero e omicidio: cosa nascondono le indagini sulla morte di Sergiu Tarna nel Veneziano

Mistero e omicidio: cosa nascondono le indagini sulla morte di Sergiu Tarna nel Veneziano

Matteo Rigamonti

Gennaio 5, 2026

Mira (Venezia), 5 gennaio 2026 – Sono passati tre giorni dal ritrovamento del corpo di Sergiu Tarna, il giovane barista di 25 anni trovato senza vita in un campo isolato a Mira. Le indagini sull’omicidio si concentrano adesso su una nuova ispezione del fondo del Naviglio del Brenta. Gli investigatori, guidati dal pubblico ministero Christian Del Turco, sono convinti che l’arma del delitto possa essere stata gettata proprio nelle acque del canale. La pista principale rimane quella legata alla droga, mentre si cerca di ricostruire le ultime ore di vita del ragazzo.

L’arma nascosta nel Naviglio? Le ricerche si intensificano

Il corpo di Sergiu Tarna è stato trovato nel pomeriggio del 31 dicembre, adagiato su un fianco vicino a un canale di scolo, ancora con gli abiti da lavoro addosso. Da quel momento, le ricerche non si sono mai fermate. Venerdì scorso, sommozzatori e operatori con metal detector hanno setacciato fossi e campi, spingendosi fino alle casse di colmata verso la laguna. Ora, però, l’attenzione degli inquirenti si è spostata sul Naviglio del Brenta. Secondo gli investigatori, l’assassino potrebbe aver lasciato lì un oggetto pesante – una pistola, una spranga o un altro strumento contundente con punta acuminata – che sarebbe affondato e potrebbe ancora essere recuperato.

“Stiamo valutando una nuova ispezione subacquea”, ha detto una fonte della squadra mobile di Venezia. “L’arma è fondamentale per capire come sono andate davvero le cose”.

L’appuntamento dopo il lavoro: l’ora chiave

Dai primi riscontri dell’autopsia, la morte di Tarna sarebbe avvenuta circa un’ora e mezza dopo la fine del suo turno al bar Esquilio di Mestre, concluso intorno alle 20 del 30 dicembre. Quella sera, il ragazzo aveva preso accordi per lavorare in un altro locale, ma non è mai arrivato. Gli investigatori pensano che tra le 20.30 e le 21.30 abbia incontrato qualcuno: è in quella finestra temporale che si colloca l’omicidio.

Un elemento cruciale è il colpo mortale alla tempia. Gli esami medico-legali non hanno ancora chiarito se sia stato un proiettile sparato a bruciapelo o un colpo inferto con un oggetto rinvenuto sulla scena. Solo il ritrovamento dell’arma potrà risolvere questo punto.

Due cellulari e contatti da scoprire

Nelle tasche di Tarna sono stati trovati due cellulari. Un dettaglio che ha subito attirato l’attenzione degli investigatori. Gli esperti informatici stanno passando al setaccio rubriche, chat, messaggi e chiamate per ricostruire chi ha sentito il giovane nelle ore prima della morte. L’obiettivo è trovare quell’appuntamento che lo ha portato sul luogo del delitto.

Tarna abitava da solo a Chirignago e lavorava da tempo nel bar “Dalla Moretta” in via Palazzo a Mestre, chiuso il 3 dicembre dal questore per motivi di sicurezza e ordine pubblico. Negli ultimi mesi, intorno al locale la situazione si era fatta tesa: a metà novembre la titolare era stata aggredita da tre clienti dopo aver negato loro altro alcol. L’inchiesta su quell’episodio aveva portato all’arresto di un cittadino tunisino e alla denuncia di altre cinque persone.

Spaccio e pressioni: la pista più calda

Gli investigatori non escludono che Tarna fosse coinvolto in un giro di spaccio dal quale non riusciva più a uscire. “Era uno che se la cavava da solo”, ha detto un collega, “ma ultimamente sembrava preoccupato”. Per ora, però, sono solo ipotesi.

Nel frattempo, si continua a esaminare il materiale registrato dalle telecamere della zona: ogni auto o moto passata nelle ore prima e dopo il delitto viene confrontata con orari e testimonianze raccolte tra amici e colleghi. Non si lascia nulla al caso: anche i dettagli più piccoli potrebbero rivelarsi decisivi.

Un’inchiesta che non si ferma

La comunità di Mestre segue con attenzione e apprensione gli sviluppi del caso. Il bar Esquilio, dove Tarna aveva lavorato fino all’ultima sera, resta chiuso per lutto. “Era un ragazzo tranquillo”, dicono i vicini di Chirignago. “Non dava fastidio a nessuno”. Eppure, tra il 30 e il 31 dicembre, qualcosa è andato storto. Solo il ritrovamento dell’arma e l’analisi dei cellulari potranno forse dare un senso a questa storia ancora avvolta nel mistero.