Riyad, 5 gennaio 2026 – L’Opec+ ha deciso di muoversi con cautela. Oggi, in meno di due ore di riunione online, ha confermato di mantenere invariata la produzione di petrolio. All’incontro hanno partecipato gli otto principali membri del cartello: Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman. Un clima teso, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal recente intervento degli Stati Uniti in Venezuela, ma senza alcuna discussione ufficiale sulle crisi politiche in corso.
Prezzi giù, offerta alta: il cartello punta sulla stabilità
Il 2025 si è chiuso con un dato che ha fatto rumore: il prezzo del greggio è sceso di oltre il 18%, la caduta più forte dal 2020. Dietro questo calo, secondo diversi esperti, c’è un’offerta abbondante, in alcuni casi persino troppo alta, che ha spinto i prezzi verso il basso. “Il mercato è saturo, non si può aumentare la produzione”, ha detto un funzionario saudita del Ministero dell’Energia, restando anonimo. In questo scenario, la scelta di non toccare i livelli produttivi sembra voler evitare altre turbolenze.
Crisi politiche lasciate da parte: Venezuela e scontri nel Golfo
Nonostante il blitz americano in Venezuela e la crescente tensione tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — legata a una disputa territoriale nello Yemen — i Paesi produttori hanno deciso di non affrontare direttamente questi temi. “Non era il momento di aprire nuovi fronti interni”, ha rivelato una fonte vicina ai negoziati. Il caso del Venezuela rimane sullo sfondo: le sue riserve sono tra le più grandi al mondo, ma la produzione è ai minimi storici. Secondo i dati Opec, Caracas estrae oggi meno di 800mila barili al giorno, contro quasi tre milioni dieci anni fa.
Mercato in attesa: effetti limitati sulle quotazioni
Da domani gli operatori osserveranno con attenzione le quotazioni del petrolio dopo l’azione degli Stati Uniti in Venezuela. Le previsioni però sono prudenti: secondo Bloomberg e Reuters, l’impatto dovrebbe restare entro 1-2 dollari al barile. “La produzione venezuelana è troppo bassa per influenzare davvero il mercato mondiale”, spiega l’analista Marco De Santis. A preoccupare di più sono le tensioni tra i grandi produttori del Golfo: la disputa tra Riad e Abu Dhabi potrebbe tornare a far parlare di sé nelle prossime settimane.
Si guarda al primo febbraio: decisioni rimandate
Rinviare ogni decisione importante alla prossima riunione, fissata per il primo febbraio, è un segnale chiaro: l’Opec+ vuole prendersi tempo. “Serve prudenza, il mercato è troppo instabile”, ha ammesso un delegato iracheno al termine del vertice. Nel frattempo, tutti guardano agli Stati Uniti e alle possibili conseguenze delle crisi regionali. Il mercato tiene gli occhi puntati su Riad, Mosca, ma anche su Washington e Caracas. Il rischio di nuovi scossoni è tutt’altro che remoto.
In attesa del prossimo incontro, il cartello ha scelto la strada della continuità. Una strategia che punta a proteggere la stabilità delle quotazioni petrolifere, almeno fino a quando la situazione politica e di mercato non permetterà scelte più decise.
