Petrolio in discesa: il Brent scivola sotto i 60 dollari al barile

Petrolio in discesa: il Brent scivola sotto i 60 dollari al barile

Petrolio in discesa: il Brent scivola sotto i 60 dollari al barile

Giada Liguori

Gennaio 5, 2026

Roma, 5 gennaio 2026 – I prezzi del petrolio hanno perso circa l’1% nelle prime ore di contrattazione in Asia, subito dopo il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro durante un’operazione militare degli Stati Uniti. L’episodio, avvenuto nella notte italiana, ha subito scosso i mercati energetici globali. Gli operatori hanno seguito con attenzione le mosse di Washington e le possibili ripercussioni sulle forniture mondiali di greggio.

Petrolio in calo tra tensioni e incertezza

Alle 8 del mattino a Tokyo, il West Texas Intermediate (WTI), punto di riferimento per gli USA, è sceso a 56,56 dollari al barile. Il Brent del Mare del Nord ha toccato quota 60 dollari. Un calo che, secondo gli esperti, riflette l’idea di una possibile maggiore disponibilità di petrolio, visto che gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di mettere mano alle riserve venezuelane. “La situazione resterà molto instabile finché non si capirà come finirà la crisi in Venezuela”, ha detto un trader di Nomura Securities a Singapore.

Le riserve venezuelane al centro della scena

Il Venezuela ha tra le più grandi riserve petrolifere del pianeta. L’ipotesi che gli Stati Uniti possano prendere il controllo di queste risorse, almeno per un po’, ha spinto alcuni operatori a puntare su un aumento dell’offerta globale. “Se Washington riuscirà a mettere ordine e a garantire l’accesso alle infrastrutture petrolifere venezuelane, potremmo vedere i prezzi scendere anche nei prossimi giorni”, ha commentato un analista di Energy Aspects a Londra. Ma restano molti dubbi su come e quando il petrolio venezuelano potrà davvero arrivare sui mercati.

Cosa è successo durante la notte

Le prime ricostruzioni delle agenzie internazionali dicono che il rapimento di Maduro è avvenuto tra domenica e lunedì, in un blitz delle forze speciali americane vicino al palazzo presidenziale di Caracas. La Casa Bianca ha confermato l’operazione con un comunicato alle 3 del mattino italiano, senza però dire nulla sulle condizioni del presidente. “La priorità è la sicurezza della gente e la stabilità della regione”, si legge nel testo ufficiale.

Prezzi in ripresa ma mercato ancora incerto

Dopo il calo iniziale, i prezzi hanno parzialmente recuperato durante la mattina asiatica. Alle 9:30 locali, il Brent ha superato di poco i 60 dollari al barile, mentre il WTI si è mosso intorno ai 57 dollari. Gli operatori restano prudenti. “Il mercato sta cercando di capire se questa crisi porterà davvero più petrolio o se, invece, si rischiano nuove interruzioni”, ha spiegato un broker della Mitsui & Co. a Tokyo.

Reazioni nel mondo e tensioni in Venezuela

Sul piano diplomatico, la Russia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, mentre la Cina ha espresso “profonda preoccupazione” per l’intervento americano. L’OPEC non ha ancora preso posizione ufficiale, ma fonti interne dicono che segue la situazione “ora per ora”. In Venezuela, intanto, la tensione cresce: a Caracas alcune centinaia di manifestanti si sono radunati davanti al ministero dell’Energia poco dopo le 7 del mattino, chiedendo chiarezza sul destino delle risorse del paese.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Gli esperti sono d’accordo su una cosa: la volatilità resterà alta finché non si avranno dettagli certi sulle riserve petrolifere venezuelane e sulle mosse degli Stati Uniti. “Il rischio geopolitico è molto alto – ha ammesso un analista di Goldman Sachs – ma se arriverà davvero un flusso extra di greggio, i prezzi potrebbero calare nel breve periodo”. Solo con il progredire della crisi e delle trattative internazionali si potrà capire l’impatto vero sugli equilibri energetici mondiali.