Scossa ai vertici: Malyuk si dimette dalla guida dei Servizi segreti ucraini

Scossa ai vertici: Malyuk si dimette dalla guida dei Servizi segreti ucraini

Scossa ai vertici: Malyuk si dimette dalla guida dei Servizi segreti ucraini

Matteo Rigamonti

Gennaio 5, 2026

Kiev, 5 gennaio 2026 – Vasyl Malyuk, fino a ieri alla guida dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina (SBU), ha annunciato le sue dimissioni con un messaggio pubblicato nel pomeriggio sul canale Telegram ufficiale dell’agenzia. La notizia, ripresa da Rbc Ukraina, arriva dopo oltre tre anni in cima all’intelligence interna, in un momento di tensioni e cambiamenti ai piani alti delle istituzioni ucraine.

Malyuk lascia la SBU: perché e cosa succede adesso

Mi dimetto dal ruolo di capo del Servizio di Sicurezza. Resterò comunque nel sistema SBU per portare avanti operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale, che continueranno a colpire duramente il nemico”, ha scritto Malyuk, 40 anni, nel breve comunicato pubblicato alle 14.30 ora locale. Parole che fanno capire la sua volontà di restare attivo, ma in un ruolo diverso, forse più nascosto ma non meno importante.

Fonti interne riportate dai media ucraini dicono che il presidente Volodymyr Zelensky gli avrebbe offerto altri incarichi di peso: si è parlato del Servizio di intelligence estero e del Consiglio per la sicurezza nazionale. Ma Malyuk, ormai ex direttore della SBU, avrebbe detto no, preferendo restare sulle operazioni speciali.

Tre anni alla guida dell’intelligence: un bilancio tra sfide e polemiche

Nominato nel luglio 2022, Malyuk ha preso il comando della SBU in un momento delicatissimo, pochi mesi dopo l’invasione russa. In questi tre anni è stato spesso al centro di operazioni contro spie filorusse e ha guidato una riorganizzazione interna dell’agenzia. “Abbiamo dovuto cambiare tutto mentre si correva”, aveva detto in un’intervista a Ukrainska Pravda lo scorso settembre. “Non c’era spazio per errori”.

Non sono mancate le critiche. Alcuni osservatori internazionali hanno evidenziato la difficoltà di bilanciare sicurezza e diritti civili sotto la legge marziale. Eppure, sempre secondo dati ufficiali della SBU, tra il 2022 e il 2025 sono state smantellate più di 40 cellule di sabotatori e arrestate oltre 300 persone sospettate di collaborare con il nemico.

Le reazioni a Kiev e le ipotesi sul futuro

La notizia delle dimissioni ha sorpreso diversi ambienti istituzionali. Nel tardo pomeriggio, il portavoce del governo Denys Shmyhal ha detto: “Ringraziamo Malyuk per il lavoro svolto in questi anni difficili. La sicurezza nazionale resta una priorità”. Nessun commento ufficiale invece dal presidente Zelensky, almeno fino alle 19 locali.

Per alcuni esperti, la scelta potrebbe nascondere divergenze interne sulle strategie da seguire nei prossimi mesi. “Il cambio ai vertici della SBU arriva proprio mentre Kiev deve ridisegnare le sue priorità di sicurezza”, ha spiegato Oleksandr Lytvynenko, direttore del Centro studi strategici ucraino. “Non si esclude che sia una decisione concordata per rafforzare altri settori dell’intelligence”.

Operazioni speciali: il futuro di Malyuk

Malyuk ha lasciato intendere che continuerà a lavorare su operazioni speciali asimmetriche, senza però entrare nei dettagli del suo nuovo ruolo. Sotto la sua guida, la SBU ha intensificato il controspionaggio e le azioni di sabotaggio dietro le linee nemiche. “Il nemico deve sapere che non avrà mai tregua”, aveva detto in una riunione riservata lo scorso novembre.

Al momento non è chiaro chi sarà il suo successore alla guida della SBU. Secondo le prime indiscrezioni di Rbc Ukraina, tra i nomi in circolazione ci sono Andriy Yusov, attuale portavoce dell’intelligence militare, e Serhiy Krivonos, già vicecapo del Consiglio per la sicurezza nazionale.

Un momento delicato per la sicurezza ucraina

Il cambio al vertice della principale agenzia di sicurezza arriva mentre il Paese si prepara a un inverno segnato da nuove minacce, sia informatiche che militari. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la transizione sarà tranquilla o se emergeranno nuove tensioni tra i vari apparati dello Stato.

Intanto, nei corridoi della sede centrale della SBU in via Volodymyrska a Kiev, si respira un’aria di attesa. “Siamo abituati ai cambiamenti”, ha confidato un funzionario incontrato alle 17.45 uscendo dall’edificio. “Ma ogni volta sembra di dover ricominciare da zero”.