Un mondo nascosto: la sorprendente vita negli abissi della Groenlandia e la sua fuga di gas

Un mondo nascosto: la sorprendente vita negli abissi della Groenlandia e la sua fuga di gas

Un mondo nascosto: la sorprendente vita negli abissi della Groenlandia e la sua fuga di gas

Matteo Rigamonti

Gennaio 5, 2026

Oslo, 5 gennaio 2026 – Una fuoriuscita di gas freddo mai vista a queste profondità è stata scoperta nel mare di Groenlandia, oltre 3.600 metri sotto la superficie, durante la spedizione internazionale Ocean Census Arctic Deep – Extreme24. La scoperta, fatta nelle ultime settimane, ha portato alla luce un ecosistema marino fino ad oggi sconosciuto, popolato da chiocciole e vermi, e ha permesso di registrare una delle più profonde riserve di idrati di gas naturale mai osservate. I dettagli sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications.

Il pennacchio di gas che ha cambiato tutto

Tutto è partito da un segnale fuori dal comune: un getto di gas che saliva dalla colonna d’acqua, rilevato dagli strumenti a bordo della nave. Gli scienziati, guidati da Giuliana Panieri, docente all’Università artica di Norvegia e direttrice dell’Istituto di scienze polari del Cnr, hanno deciso di mandare un veicolo telecomandato per capire meglio cosa stesse succedendo. “Abbiamo trovato un sistema ultra-profondo, vivo e in movimento, sia dal punto di vista geologico che biologico”, ha raccontato Panieri. Solo esplorando il fondale sono emersi cumuli di idrato di gas, una sostanza cristallina che intrappola metano e altri gas dentro una sorta di “gabbia” d’acqua ghiacciata.

Vita estrema nelle profondità artiche

Il sito si trova a 3.640 metri di profondità, quasi 1.800 metri più in basso rispetto a quanto si conosceva finora per gli affioramenti di idrati di gas. Tra le rocce e i sedimenti, i ricercatori hanno osservato fuoriuscite di metano attive, emissioni di petrolio e colonie di batteri che vivono trasformando queste sostanze chimiche in energia. Questi microrganismi sono la base della catena alimentare locale. “Questa scoperta cambia completamente quello che sappiamo sugli ecosistemi profondi dell’Artico e sul ciclo del carbonio”, ha sottolineato Panieri.

Le immagini mostrano un ambiente pieno di vita: chiocciole, vermi e altri animali adattati a condizioni estreme. Secondo lo studio, l’ecosistema somiglia molto a quello delle sorgenti idrotermali artiche, famose per ospitare specie rare e processi biologici ancora poco chiari.

Dalle foreste antiche ai fondali ghiacciati

Analizzando i campioni raccolti, gli scienziati hanno trovato tracce che raccontano di origini lontane: petrolio e gas che probabilmente vengono da piante da fiore che vivevano in Groenlandia durante il Miocene, tra 23 e 5 milioni di anni fa. All’epoca la zona era ricoperta da foreste e aveva un clima molto più caldo. Questi depositi di carbonio, rimasti sepolti per milioni di anni, oggi sono una fonte preziosa per la vita marina, ma attirano anche l’attenzione dell’industria mineraria internazionale.

Il futuro fragile degli abissi artici

La scoperta riapre il dibattito sulla protezione degli habitat profondi dell’Artico. L’ecologo marino Jon Copley, dell’Università di Southampton, ha avvertito: “I legami tra questa vita e le sorgenti idrotermali artiche mostrano che questi habitat, simili a isole isolate, devono essere salvaguardati da qualsiasi impatto delle attività minerarie future.” Gli esperti temono che l’interesse economico per queste risorse sommerse possa mettere a rischio ecosistemi ancora poco conosciuti.

Una finestra sul mondo sommerso

La spedizione Ocean Census Arctic Deep – Extreme24 ha spalancato una porta su un universo nascosto, mettendo in luce aspetti inediti di biodiversità, processi geologici e cicli climatici. La presenza di idrati a queste profondità potrebbe avere un ruolo importante nel ciclo globale del carbonio e fornire indizi su come è cambiato il clima artico nel passato e come potrà evolversi in futuro. “Abbiamo ancora tanto da scoprire”, ha ammesso Panieri, anticipando nuove spedizioni in arrivo.

Questa scoperta nel mare di Groenlandia segna una tappa fondamentale per lo studio degli abissi artici. Un promemoria silenzioso ma forte della complessità e della delicatezza degli ecosistemi sommersi, proprio mentre il mondo guarda sempre più da vicino alle risorse nascoste sotto il ghiaccio.