New York, 5 gennaio 2026 – Wall Street parte con il botto nel 2026, toccando un nuovo record storico. Il Dow Jones ha superato per la prima volta la soglia dei 49.000 punti, chiudendo a 49.051,45, con un rialzo dell’1,37%. In scia, il Nasdaq ha messo a segno un +0,98% a 23.463,56 punti, mentre lo S&P 500 ha chiuso a 6.913,51 punti, guadagnando lo 0,80%. Un avvio che, secondo gli esperti di Morgan Stanley, mostra come gli investitori credano ancora nella forza dell’economia americana, soprattutto nei settori dell’energia e della tecnologia.
Petrolio in rally: le big Usa puntano su Venezuela
A spingere i mercati sono state soprattutto le grandi compagnie petrolifere americane, entusiaste dopo le ultime novità in Venezuela. Nel fine settimana, un blitz degli Stati Uniti ha portato alla rimozione di Nicolás Maduro, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche di Washington. I titoli legati al petrolio hanno subito reagito: Chevron ha guadagnato il 6,3%, mentre Halliburton e Valero hanno chiuso con rialzi oltre il 7%. L’indice energia dello S&P 500 ha messo a segno un +2,6%, il miglior risultato da luglio scorso.
Il petrolio venezuelano torna così a giocare un ruolo chiave nelle scelte di approvvigionamento a livello mondiale. Il prezzo del WTI si è stabilizzato poco sopra i 58 dollari al barile, mentre il Brent ha superato i 61 dollari. “Il mercato sta scontando una possibile riapertura delle esportazioni venezuelane”, ha detto un trader della NYMEX.
Borse europee positive, Milano spicca con Leonardo
Anche in Europa si è respirato un clima positivo, senza scossoni eccessivi. L’indice paneuropeo Stoxx 600 ha guadagnato mezzo punto percentuale, sostenuto dai titoli tecnologici e industriali, in particolare quelli legati alla difesa. A Milano, il Ftse Mib ha chiuso a 45.706 punti (+0,72%), con il traino di Leonardo (+5,9%) e Fincantieri. Bene anche i titoli energetici: Tenaris ha guadagnato il 4,45%, Saipem il 3,6%.
A Francoforte il Dax ha segnato +0,81%, mentre Madrid e Londra hanno chiuso con un +0,27%. Più debole Parigi, rimasta praticamente invariata. “Il clima resta cauto ma costruttivo”, ha commentato un gestore di Société Générale.
Gas in calo ad Amsterdam, euro perde terreno sul dollaro
Sul fronte dell’energia, il prezzo del gas naturale ha registrato un netto calo. Ad Amsterdam i contratti Ttf hanno perso oltre il 6%, fermandosi a 27 euro al megawattora. Il calo deriva sia dalla concorrenza delle forniture americane sia dalle previsioni di temperature più miti in Europa nelle prossime settimane.
Sul mercato delle valute, l’euro si è indebolito rispetto al dollaro, passando a 1,1678. “Il differenziale dei tassi di interesse continua a favorire gli Stati Uniti”, ha spiegato un analista di Commerzbank.
Metalli preziosi e rame in volata
Tra i metalli preziosi, l’argento ha superato i 76 dollari l’oncia, mentre l’oro, pur in lieve calo, resta su livelli da record a 4.422 dollari. Ma è il rame a catturare l’attenzione: per la prima volta ha toccato quota 13.000 dollari a tonnellata a Londra, dopo aver chiuso la settimana scorsa a 12.600. Un balzo che porta il guadagno annuale al +42%, il migliore dal 2009.
Secondo gli operatori della LME (London Metal Exchange), la corsa del rame è spinta da una domanda globale in crescita, dai data center alle batterie per auto elettriche, e da una serie di problemi nell’offerta. L’ultimo riguarda uno sciopero nella miniera di Mantoverde in Cile. “La tensione sulle forniture si fa sentire”, ha ammesso un trader londinese.
Titoli di Stato, lo spread Btp-Bund scende ai minimi
Nel mercato obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato sono rimasti stabili o in leggero calo. Il decennale italiano si attesta al 3,58%, vicino al livello dell’Oat francese. Il Bund tedesco rende il 2,88%. Lo spread tra Btp e Bund si è ristretto fino a 70 punti base.
In sintesi, la prima settimana del 2026 si chiude con mercati finanziari vivaci e segnali di fiducia tra gli investitori. Ma all’orizzonte restano le incognite legate alla geopolitica e alle tensioni sulle materie prime.
