Palermo, 6 gennaio 2026 – Anna Falcone, sorella maggiore del magistrato Giovanni Falcone, vittima della strage di Capaci del 1992, si è spenta ieri a Palermo all’età di 95 anni. Figura riservata e discreta, Anna era la prima di tre fratelli Falcone e, insieme alla sorella Maria, ha avuto un ruolo decisivo nella nascita della Fondazione Giovanni Falcone, oggi un punto di riferimento nazionale per la promozione della cultura della legalità e della memoria antimafia.
Anna Falcone, un impegno silenzioso per la memoria del fratello
Nata a Palermo nel 1930, Anna Falcone ha sempre evitato i riflettori. Non amava le interviste né le cerimonie pubbliche. Eppure, dietro le quinte, il suo contributo è stato fondamentale. “Ha sempre sostenuto la Fondazione senza cercare visibilità”, ha raccontato questa mattina la sorella Maria, raggiunta per telefono nella casa di famiglia in via Notarbartolo. Anna aveva le idee chiare: il ricordo del fratello doveva tradursi in educazione, responsabilità civile e attenzione verso i più giovani. “Non servono grandi gesti – ripeteva spesso – ma costanza e coerenza”.
La Fondazione Giovanni Falcone, presidio contro la mafia
Fondata nel 1992, pochi mesi dopo la strage di Capaci, la Fondazione Giovanni Falcone è diventata nel tempo uno dei principali baluardi civili contro la mafia. Anna e Maria Falcone hanno lavorato fianco a fianco, promuovendo progetti nelle scuole, incontri con studenti e insegnanti, iniziative pubbliche in tutta Italia. “Anna era il nostro punto di riferimento”, ha spiegato il presidente della Fondazione, Alfredo Morvillo. “Sapeva ascoltare, valutare, consigliare. Non si esponeva, ma c’era sempre”. La sua presenza discreta ha garantito continuità e rigore.
Un gesto di dialogo: l’incontro con Fabrizio Miccoli
Negli ultimi anni, Anna Falcone ha fatto un’eccezione alla sua riservatezza. Insieme alla sorella Maria ha accettato di incontrare Fabrizio Miccoli, ex calciatore del Palermo, coinvolto nel 2013 in una vicenda giudiziaria per un insulto rivolto alla memoria di Giovanni Falcone durante una conversazione intercettata. L’incontro è avvenuto in un pomeriggio d’autunno, nella sede della Fondazione. “Non si trattava di perdonare a cuor leggero”, aveva spiegato Anna ai giornalisti fuori dall’edificio. “Ma di ascoltare chi si pente davvero e vuole capire”. Un gesto sobrio e deciso, senza concessioni retoriche, con l’unico scopo di mantenere viva la memoria attraverso il confronto.
La famiglia Falcone e il peso della memoria
La morte di Anna Falcone chiude un capitolo importante per la famiglia. Dopo la perdita del giudice Giovanni nel 1992 e del padre Arturo nel 1995, Anna aveva assunto un ruolo di riferimento silenzioso per i parenti e per chi condivideva i valori della legalità. “Era una donna forte”, ha raccontato un vicino di casa, Salvatore Lo Bianco, incontrato stamattina davanti al palazzo. “Non parlava molto, ma quando lo faceva andava dritta al punto”. I funerali si terranno domani alle 11 nella chiesa di San Francesco Saverio, nel quartiere Albergheria.
Un’eredità di discrezione e responsabilità
Nel quartiere dove è cresciuta la famiglia Falcone, tra via Castrofilippo e piazza Magione, la notizia della scomparsa di Anna si è diffusa in fretta. Qualcuno ha lasciato un mazzo di fiori davanti al portone; altri hanno ricordato le sue passeggiate mattutine, sempre uguali negli orari e nei gesti. “Non voleva essere celebrata”, ha detto una conoscente di lunga data, Rosalia Greco. “Per lei contava solo che il nome di Giovanni servisse a qualcosa”. Un’eredità fatta di discrezione e senso civico che oggi molti riconoscono come un esempio raro.
Con la morte di Anna Falcone si chiude un capitolo importante della storia civile di Palermo. Rimane il lavoro della Fondazione e il ricordo di una donna che ha scelto il silenzio come forma più alta di testimonianza.
