Antica Pizzeria da Michele: 12 nuove aperture nel mondo e oltre mille posti di lavoro nel 2025

Antica Pizzeria da Michele: 12 nuove aperture nel mondo e oltre mille posti di lavoro nel 2025

Antica Pizzeria da Michele: 12 nuove aperture nel mondo e oltre mille posti di lavoro nel 2025

Matteo Rigamonti

Gennaio 6, 2026

Napoli, 6 gennaio 2026 – Da Forcella, cuore pulsante di Napoli, fino a Sydney, passando per Tokyo e Dubai: il viaggio de L’Antica Pizzeria da Michele non si ferma mai. Nel 2025, il gruppo guidato da Alessandro Condurro, amministratore delegato e quinta generazione della famiglia fondatrice, ha aperto dodici nuovi locali sparsi nel mondo, toccando quota ottanta aperture totali. Un’espansione che, come racconta lo stesso Condurro ad alanews.it, non dà segni di cedimento: “Nel 2026 puntiamo ad aprirne almeno altri quindici, tra Italia ed estero. La nostra forza? Trasferire l’esperienza dei nostri pizzaioli e usare materie prime campane”.

Un 2025 da record: numeri e crescita senza freni

Per Condurro, il 2025 è stato un anno di “soddisfazioni e successi”. Dodici aperture in dodici mesi, una media che racconta la vitalità del marchio. Oggi la rete conta oltre mille dipendenti sparsi nel mondo. Solo nella società di servizi “Michele in the World” lavorano una ventina di persone, mentre in Campania il gruppo dà lavoro a più di 180 persone. “Abbiamo coinvolto nuove aziende nella nostra rete logistica”, sottolinea l’amministratore delegato, “e questo significa che insieme a noi crescono anche tante altre realtà”. Un effetto a catena che spinge avanti fornitori, trasportatori e produttori locali.

Il vero motore? Formazione continua e ingredienti campani

Ma cosa tiene in piedi questa crescita? Condurro non ha dubbi: “Il passaggio del nostro sapere è fondamentale. I nostri maestri pizzaioli girano tutto l’anno tra le pizzerie partner per formare chi lavora con noi sulle tecniche di stesura, farcitura e cottura della pizza”. Un lavoro costante, fatto di visite, controlli e confronti diretti. I nostri ispettori verificano in ogni momento che gli standard vengano rispettati e che si usino solo le materie prime indicate dal manuale operativo.

E proprio sulle materie prime si gioca la partita più delicata. “Il fior di latte di Agerola che usiamo a Forcella è lo stesso che arriva a Dubai o Sydney”, spiega Condurro. “Farina, pomodoro, tutto viene dalla Campania. Così riusciamo a garantire che la pizza sia sempre la stessa, almeno al 90-95%”. Una scelta che costa, soprattutto per la logistica, ma che per l’ad è la vera garanzia di qualità per i clienti.

Dazi e sfide globali: la qualità prima di tutto

Negli ultimi mesi i dazi negli Stati Uniti hanno fatto tremare molti nel settore food. Condurro però resta tranquillo: “I prezzi sono saliti, come era successo con la Brexit in Inghilterra. Nel breve periodo può pesare, ma a lungo andare si trovano nuovi equilibri”. L’obiettivo è chiaro: non scendere mai a compromessi sulla provenienza degli ingredienti. “Preferiamo mantenere la filiera campana anche se questo fa lievitare un po’ il prezzo della pizza. Negli Stati Uniti il pubblico è disposto a spendere per un prodotto di qualità, basta solo spiegare bene il valore”.

2026: nuove aperture e investimenti nella filiera

Il nuovo anno parte con un calendario fitto: “A gennaio apriamo a Perugia”, annuncia Condurro. Poi toccherà a Breslavia, in Polonia, e a San Paolo, in Brasile. In tutto, sono almeno quindici le nuove aperture previste per il 2026. Ma non è tutto: il gruppo sta pensando di investire direttamente nella produzione, con progetti per un caseificio e una fabbrica di pomodori. “Vogliamo consolidarci anche sul fronte della filiera produttiva”, spiega l’ad.

Una multinazionale, ma con il cuore di famiglia

Nonostante la crescita mondiale e la presenza su tutti i continenti, Condurro tiene a sottolineare un punto: “Siamo diventati una multinazionale, ma restiamo una grande famiglia. Ci conosciamo tutti, ci aiutiamo. Forse è proprio questo il segreto della nostra crescita”. Un’identità che parte da Napoli alla fine dell’Ottocento e oggi si traduce in un modello d’impresa che mescola tradizione e innovazione.

Chi entra in una delle ottanta pizzerie da Michele sparse nel mondo – da Londra a Los Angeles – sente lo stesso profumo del fior di latte. Dietro ogni margherita servita, però, c’è una macchina organizzativa che non si ferma mai.