Milano, 6 gennaio 2026 – Il disastro di Crans-Montana, scoppiato durante i festeggiamenti di Capodanno in Svizzera e che ha coinvolto persone di almeno dieci nazionalità diverse, ha riacceso con forza il dibattito internazionale sulla sicurezza in situazioni complesse. A richiamare l’attenzione sul tema è Paolo Carminati, presidente dell’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro (AiFos), che invita a guardare oltre le procedure tecniche, puntando il dito sul ruolo decisivo del fattore umano.
Sicurezza e prevenzione: perché il fattore umano conta davvero
Carminati sottolinea come la tragedia di Crans-Montana – su cui le autorità svizzere stanno ancora indagando, esaminando ogni dettaglio, dai materiali usati ai sistemi antincendio – non si limiti a una semplice ricostruzione dei fatti. “Il fattore umano non è un dettaglio”, dice il presidente AiFos in un’intervista ad Adnkronos/Labitalia. “Spesso è proprio la causa principale dietro i grandi incidenti. Macchinari, materiali e procedure sono importanti, ma sono le scelte delle persone, prima e durante l’emergenza, che fanno la differenza tra sicurezza e tragedia”.
È un punto che torna spesso nel mondo della sicurezza sul lavoro: nessun sistema, per quanto avanzato, può sostituire una vera cultura della prevenzione. “Senza questa consapevolezza diffusa – aggiunge Carminati – nessun protocollo basta”.
La sicurezza è un gioco di squadra
Il presidente AiFos insiste sul fatto che la sicurezza non riguarda solo chi gestisce un’attività o i suoi collaboratori, ma coinvolge anche gli ospiti e il pubblico presente. “Comportamenti, scelte e consapevolezza sono fondamentali”, sottolinea. “Non basta fidarsi di certificazioni o sistemi di protezione: serve saper riconoscere i rischi e agire nel modo giusto, soprattutto in situazioni di emergenza”.
Da anni AiFos lavora per formare gli operatori e diffondere una cultura della sicurezza che vada oltre il semplice rispetto delle regole. “La sicurezza – osserva Carminati – non si improvvisa e non si può scaricare sugli altri”.
Italia, cosa succederebbe qui?
Dopo quanto successo in Svizzera, la domanda che viene naturale è: come si comporterebbe l’Italia davanti a una situazione simile? “Dobbiamo avere il coraggio di chiederci cosa sarebbe successo se un evento del genere fosse accaduto nel nostro Paese”, riflette il presidente AiFos. Qui, la legge mette in capo al datore di lavoro – anche a chi gestisce locali aperti al pubblico – responsabilità precise e non delegabili per la salute e la sicurezza.
Negli ultimi anni, queste responsabilità sono state rafforzate dall’obbligo di formazione specifica per i datori di lavoro. Un passo che Carminati definisce fondamentale: “Solo mettendo insieme regole, tecnologia e fattore umano possiamo evitare tragedie come quella di Crans-Montana”.
Indagini in corso e il nodo della sicurezza
Intanto, a Crans-Montana proseguono le indagini: rilievi tecnici e testimonianze sono al centro del lavoro delle autorità svizzere. L’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado ha rilanciato le critiche sulle possibili mancanze nei sistemi di sicurezza del luogo. Toccherà agli inquirenti stabilire se ci siano state negligenze o errori nelle procedure di emergenza.
AiFos si è detta vicina a tutte le persone coinvolte e alle famiglie delle vittime. Ma la riflessione rimane aperta. “Serve una cultura della sicurezza che funzioni davvero e sia condivisa da tutti”, conclude Carminati. Solo così – con regole chiare, formazione continua e attenzione alle scelte delle persone – si potrà ridurre il rischio di nuove tragedie in futuro.
