Meloni in visita ai feriti di Crans-Montana: un gesto di solidarietà al Niguarda

Meloni in visita ai feriti di Crans-Montana: un gesto di solidarietà al Niguarda

Meloni in visita ai feriti di Crans-Montana: un gesto di solidarietà al Niguarda

Matteo Rigamonti

Gennaio 6, 2026

Milano, 6 gennaio 2026 – Prima di partire per Parigi, dove oggi è attesa al vertice della Coalizione dei Volenterosi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è fermata a Milano. Una visita riservata, poco dopo le 9 del mattino, all’ospedale Niguarda: qui sono ricoverati alcuni dei giovani italiani rimasti feriti nella tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, avvenuta pochi giorni fa. Un gesto di vicinanza, spiegano fonti di Palazzo Chigi, per mostrare la solidarietà del governo alle famiglie colpite.

Meloni al Niguarda: il volto umano della politica

La premier è arrivata all’ingresso principale del Niguarda con una piccola delegazione. Nessun annuncio, solo qualche agente della sicurezza e il personale sanitario presente. Meloni si è fermata oltre mezz’ora nei reparti dove sono ricoverati i ragazzi coinvolti nell’incidente sulle piste di Crans-Montana. Ha parlato a lungo con i genitori, ascoltando le loro paure e i racconti delle ultime ore.

“Ci stringiamo a voi in questo momento difficile”, avrebbe detto la presidente, secondo una fonte interna all’ospedale. “Il Paese vi è vicino, non siete soli”. Parole semplici, dette in una stanza d’ospedale segnata dall’emozione e dalla fatica. Alcuni familiari hanno ringraziato Meloni per la visita: “Ci fa sentire meno abbandonati”, ha confidato una madre, visibilmente commossa.

Un grazie al personale che non si ferma mai

Durante la visita, Meloni ha voluto incontrare anche medici e infermieri che seguono i giovani feriti. Nel corridoio, si è fermata con il direttore sanitario del Niguarda, Giuseppe Foti, e con il primario di ortopedia, Luca Bianchi. “Grazie per quello che fate ogni giorno”, ha detto, stringendo la mano a un’infermiera che era di turno dalla notte prima. “La vostra dedizione è un esempio per tutti noi”.

Secondo quanto riferito da fonti ospedaliere, i ragazzi ricoverati hanno traumi diversi: fratture alle gambe, contusioni multiple e in un caso una prognosi riservata. Le condizioni restano stabili, ma la preoccupazione tra i parenti è ancora forte. Il personale sanitario ha spiegato alla premier le cure in corso e il percorso di recupero previsto nelle prossime settimane.

Crans-Montana, la tragedia che ha scosso l’Italia

L’incidente è avvenuto il pomeriggio del 3 gennaio. Secondo le prime ricostruzioni delle autorità svizzere, una slavina si è staccata all’improvviso lungo una pista battuta vicino a Crans-Montana, travolgendo diversi sciatori. Tra loro, almeno cinque ragazzi dalla Lombardia e dal Piemonte. Due sono stati portati d’urgenza a Milano nella notte tra il 4 e il 5 gennaio; altri tre restano ricoverati in Svizzera.

Il bilancio provvisorio parla di un morto e diversi feriti gravi. La procura svizzera ha aperto un’inchiesta per capire le cause dell’incidente e accertare eventuali responsabilità nella gestione della sicurezza sulle piste. Intanto, le famiglie si stringono intorno ai loro cari, in attesa di aggiornamenti e con la speranza che le condizioni migliorino presto.

Solidarietà e impegno: la risposta delle istituzioni

La visita di Meloni al Niguarda fa parte di un’attenzione più ampia delle istituzioni verso le vittime della tragedia. Già nelle ore successive all’incidente, il ministro della Salute Giulia Grillo aveva espresso “vicinanza alle famiglie” e garantito il massimo supporto per i trasferimenti sanitari tra Svizzera e Italia. Anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, si è recato in ospedale per incontrare i parenti dei feriti.

Prima di lasciare Milano per Parigi – dove parteciperà al vertice della Coalizione dei Volenterosi sulla crisi mediorientale – Meloni ha ribadito l’impegno del governo “a non lasciare nessuno indietro”. Un messaggio che oggi ha trovato spazio nei corridoi silenziosi del Niguarda, tra sguardi preoccupati e mani strette in segno di conforto.