Meloni: Roma supporta la sicurezza di Kiev senza inviare truppe

Meloni: Roma supporta la sicurezza di Kiev senza inviare truppe

Meloni: Roma supporta la sicurezza di Kiev senza inviare truppe

Matteo Rigamonti

Gennaio 6, 2026

Roma, 6 gennaio 2026 – Al termine del vertice dei Volenterosi a Parigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito ancora una volta l’impegno dell’Italia per la sicurezza dell’Ucraina. Lo ha fatto ieri, nel cuore di Parigi, davanti ai leader delle principali nazioni europee e atlantiche. Ma ha precisato un punto fermo per il governo: nessun soldato italiano sarà mandato a combattere sul campo.

Meloni a Parigi: l’Italia dice no alle truppe sul terreno

In una nota diffusa da Palazzo Chigi nel tardo pomeriggio, si legge che la premier ha voluto chiarire la posizione italiana durante la sessione plenaria del summit. “La presidente Meloni – si legge – ha confermato alcuni punti chiave della politica italiana, in particolare l’esclusione dell’invio di truppe italiane sul terreno”. Un messaggio chiaro: l’Italia continuerà a sostenere Kiev, ma senza mettere soldati direttamente in guerra.

Il vertice, convocato dal presidente francese Emmanuel Macron, aveva l’obiettivo di rafforzare la coalizione internazionale a favore dell’Ucraina, quasi due anni dopo l’inizio dell’invasione russa. Presenti i capi di governo di Germania, Polonia, Regno Unito e altri paesi europei. L’Italia, rappresentata da Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha confermato il proprio impegno nelle iniziative comuni, ma con la solita prudenza sulle modalità operative.

Truppe italiane in Ucraina? La Costituzione dice no

Negli ultimi giorni, la questione dell’invio di soldati è stata al centro del dibattito. Alcuni partner europei, secondo fonti diplomatiche, avevano ipotizzato un possibile coinvolgimento diretto delle forze occidentali in caso di escalation. Da qui la necessità per Roma di mettere paletti chiari.

“La partecipazione volontaria delle nazioni della coalizione alla forza multinazionale e il rispetto delle procedure previste dalla Costituzione per le decisioni a sostegno dell’Ucraina in caso di un nuovo attacco – si legge ancora nella nota di Palazzo Chigi – riflettono principi ribaditi più volte dall’Italia”. In pratica, ogni decisione dovrà passare dal Parlamento e rispettare le regole della Costituzione italiana.

Fonti vicine alla presidenza del Consiglio sottolineano che “la posizione italiana non è cambiata rispetto agli ultimi mesi”. L’Italia continuerà a fornire aiuti militari e umanitari, formazione e supporto logistico, ma senza mandare soldati al fronte. Una scelta condivisa anche dalle forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione.

La guerra, il summit e le reazioni

Il vertice di Parigi arriva in un momento delicato per il conflitto in Ucraina. Le truppe russe hanno intensificato gli attacchi nelle regioni orientali e meridionali del paese, mentre Kiev chiede un aumento degli aiuti da parte dell’Occidente. “Siamo grati all’Italia per il sostegno costante”, ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, intervenuto in videocollegamento.

Sul fronte interno, la linea del governo è stata accolta positivamente dal Quirinale e dai vertici militari. “Serve prudenza”, ha spiegato un ufficiale dello Stato Maggiore della Difesa, “ma il nostro contributo resta fondamentale per la stabilità europea”. Anche tra le forze di opposizione prevale un atteggiamento responsabile: “Bene il sostegno all’Ucraina – ha detto Elly Schlein (PD) – ma senza coinvolgimenti diretti”.

Cosa succederà adesso: i prossimi passi

Nei prossimi giorni sono previsti altri incontri tra i ministri della Difesa dei paesi della coalizione. L’Italia sarà presente ai tavoli tecnici per definire come aiutare Kiev, con particolare attenzione alla fornitura di sistemi di difesa aerea e mezzi logistici. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il governo vuole mantenere una linea coerente con gli impegni presi in NATO e UE.

Resta dunque saldo il principio della volontarietà e del rispetto delle procedure democratiche. Solo così, spiegano da Roma, si potranno valutare eventuali nuovi passi. Per ora, nessun soldato italiano andrà in Ucraina: una scelta che tiene insieme le sensibilità interne e le regole della nostra Costituzione.