Abuja, 6 gennaio 2026 – Cinquanta persone sono state uccise tra il 28 dicembre e il 3 gennaio nello Stato del Niger, in Nigeria, durante una serie di attacchi compiuti da bande armate che hanno colpito i villaggi della diocesi cattolica di Kontagora. A denunciare la strage è stato il vescovo Bulus Dauwa Yohanna, che in un rapporto inviato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre ha raccontato una settimana di violenze, culminata con la morte di 42 uomini a Kasuwan Daji, un piccolo centro rurale a pochi chilometri da Papiri, dove appena due mesi fa erano stati rapiti oltre 200 scolari.
Attacchi a raffica tra villaggi e riserve
Secondo il racconto del vescovo Yohanna, tutto è cominciato il 28 dicembre. Quel giorno, uomini armati su motociclette sono usciti dalla Riserva faunistica di Borgu e hanno attraversato diversi villaggi. Prima tappa: Kaiwa, dove hanno ucciso cinque persone e dato fuoco a case e depositi di grano. Poi sono passati a Gebe, dove hanno fatto altre due vittime. “Sono arrivati all’improvviso, nessuno ha fatto in tempo a scappare”, ha detto al telefono un abitante di Kaiwa.
Bersagliati anche i luoghi di culto
La sera del 1° gennaio, i banditi sono tornati in zona Shafaci e hanno incendiato documenti custoditi nella stazione di polizia. Hanno passato la notte nascosti nella boscaglia, ha spiegato il vescovo. Il mattino dopo, il 2 gennaio, hanno attaccato la Chiesa cattolica di Sokonbora: hanno distrutto un crocifisso, immagini della Via Crucis e strumenti musicali, rubando telefoni, soldi e due motociclette. Poco dopo, hanno assalito un insediamento del gruppo etnico Kambari, dove sono rimasti fino al giorno successivo.
La strage di Kasuwan Daji
Il momento più drammatico è arrivato la sera del 3 gennaio. I banditi hanno lasciato l’insediamento Kambari e si sono diretti verso Kasuwan Daji, otto chilometri più a sud. Hanno dato fuoco al mercato e alle case intorno. Poi hanno radunato 42 uomini – cristiani e musulmani, secondo il rapporto – li hanno legati con le mani dietro la schiena e li hanno uccisi. “Il fumo si vedeva fino a 15 chilometri di distanza”, ha scritto il vescovo Yohanna. Durante l’attacco, un numero imprecisato di donne e bambini è stato rapito. “Non sappiamo dove li abbiano portati”, ha raccontato un testimone.
La Chiesa lancia un appello urgente
Di fronte a questa nuova ondata di violenza, la diocesi di Kontagora ha chiesto alle autorità federali un intervento immediato. “Serve un esercito numeroso e ben attrezzato, capace e autorizzato a inseguire ed eliminare i banditi ogni volta che lasciano la riserva”, ha scritto il vescovo Yohanna, ricordando che la presenza dei gruppi armati nelle foreste è una minaccia costante per la gente. Senza una risposta concreta, ha avvertito, “ci saranno altre morti e migliaia di persone costrette a lasciare le loro case”.
Allarme internazionale e crisi umanitaria
Aiuto alla Chiesa che Soffre ha ribadito il suo impegno a sostenere le comunità colpite e si è unita all’appello della Chiesa locale. L’organizzazione ha chiesto alle autorità nigeriane “azioni immediate e efficaci per proteggere la popolazione, fermare l’impunità dei banditi e smantellare i loro rifugi nelle foreste”. Nel frattempo, la paura resta alta nei villaggi: molti abitanti hanno lasciato le case per rifugiarsi in centri più grandi o nelle missioni cattoliche.
Una minaccia che non si ferma
La regione del Niger è da tempo sotto assedio da parte di bande armate che usano le riserve naturali come base per colpire villaggi isolati. Secondo fonti locali, la presenza delle forze dell’ordine è scarsa, mentre i gruppi criminali si muovono liberamente tra le foreste. Solo di notte, quando i telefoni smettono di funzionare, si capisce quanto sia fragile la sicurezza in queste zone. Eppure, chi resta spera ancora in una risposta decisa da parte dello Stato nigeriano.
