Tragedia a Bologna: capotreno di 34 anni ucciso a coltellate nel parcheggio della stazione

Tragedia a Bologna: capotreno di 34 anni ucciso a coltellate nel parcheggio della stazione

Tragedia a Bologna: capotreno di 34 anni ucciso a coltellate nel parcheggio della stazione

Matteo Rigamonti

Gennaio 6, 2026

Bologna, 6 gennaio 2026 – Un capotreno di Trenitalia, Alessandro Ambrosio, 34 anni, è stato trovato morto ieri sera, poco prima delle 19, nel parcheggio scoperto del piazzale Ovest della stazione di Bologna. Secondo le prime ricostruzioni della polizia ferroviaria e della squadra mobile, coordinate dal pm Michele Martorelli, l’uomo sarebbe stato colpito da una coltellata all’addome. L’aggressore è in fuga. Sul posto sono intervenuti anche il medico legale e gli specialisti della scientifica per i rilievi.

Aggressione nel parcheggio riservato ai dipendenti

L’episodio è avvenuto in un’area chiusa ai viaggiatori, riservata al solo personale ferroviario. Ambrosio, che lavorava a bordo degli Intercity, è stato trovato a terra in una pozza di sangue da un dipendente di Italo, che ha subito chiamato i soccorsi. L’arma del delitto non è ancora stata trovata. Gli investigatori stanno recuperando le immagini delle telecamere di sorveglianza nella speranza di ricostruire l’accaduto e identificare chi è scappato.

Gli inquirenti spiegano che la vittima aveva appena finito il turno. Al momento non ci sono testimoni diretti dell’aggressione. La zona era quasi deserta: solo qualche collega che si stava dirigendo verso l’auto e il rumore dei treni in sottofondo. “Abbiamo sentito delle urla, poi un silenzio innaturale”, ha raccontato un addetto alle pulizie che si trovava vicino al parcheggio.

Indagini in corso e prime reazioni ufficiali

La morte di Alessandro Ambrosio ha scosso profondamente il mondo ferroviario bolognese e non solo. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha espresso “vicinanza ai familiari e ai colleghi del giovane capotreno”, assicurando “la massima collaborazione del Comune con le autorità”. Lepore ha aggiunto: “Aspettiamo di capire cosa sia successo, ma intanto voglio manifestare la nostra solidarietà in questo momento difficile”.

Anche il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha espresso il suo cordoglio in una nota: “Profondamente addolorato per la tragedia di Bologna. Esprimo affetto alla famiglia e ai colleghi della vittima”. Salvini ha poi ribadito l’impegno a rafforzare la sicurezza nelle stazioni: “Confermo la volontà di portare a 1.500 gli agenti di Fs Security per vigilare su treni e stazioni”.

Lavoratori in apprensione

Tra i colleghi di Ambrosio si respira paura e incredulità. “Non era mai successo nulla di simile qui”, spiega un capostazione, che preferisce restare anonimo. “Siamo abituati a qualche tensione con i passeggeri, ma un’aggressione così violenta lascia tutti senza parole”. I sindacati hanno chiesto un incontro urgente con la dirigenza di Trenitalia per parlare delle condizioni di sicurezza nelle aree riservate al personale.

Nel frattempo, la polizia sta esaminando i filmati delle telecamere intorno al piazzale Ovest e nei corridoi interni della stazione. Si cerca anche il coltello usato per il delitto, probabilmente abbandonato dall’aggressore durante la fuga. Gli investigatori non escludono nessuna pista: da un litigio personale a una rapina finita male.

Il ricordo di Alessandro Ambrosio

Alessandro Ambrosio era originario della provincia di Napoli, ma da anni viveva a Bologna. I colleghi lo ricordano come una persona riservata e sempre puntuale. “Era uno che non dava mai problemi”, racconta un macchinista che lo conosceva bene. La notizia della sua morte si è sparsa in fretta tra i dipendenti delle ferrovie: molti si sono fermati davanti al parcheggio, increduli e sgomenti.

Le indagini vanno avanti senza sosta. In queste ore la priorità è trovare chi ha aggredito Ambrosio e capire il motivo. La città resta scossa da un fatto che riapre il dibattito sulla sicurezza nelle grandi stazioni italiane, luoghi attraversati ogni giorno da migliaia di persone dove, però, il confine tra sicurezza e pericolo sembra ancora troppo sottile.