Washington, 6 gennaio 2026 – “Se non vinciamo le elezioni di medio termine, rischierò l’impeachment.” Così, ieri sera al Kennedy Center di Washington, davanti a una platea di deputati repubblicani, Donald Trump ha lanciato un messaggio chiaro e senza fronzoli al suo partito. Tornato in prima fila nella politica americana in vista delle prossime elezioni, l’ex presidente ha scelto un tono deciso, quasi confidenziale, per mettere in guardia i suoi: non si tratta solo di conquistare il Congresso, ma di salvare la sua stessa posizione politica.
Trump al Kennedy Center: il discorso che mette pressione
Il discorso di Trump è cominciato poco dopo le 19 locali nella sala principale del Kennedy Center e ha subito virato sul personale. “Se perdiamo queste elezioni, i democratici non esiteranno a farmi fuori“, ha detto rivolto ai parlamentari seduti nelle prime file. Qualcuno ha annuito, altri sono rimasti in silenzio. L’atmosfera era tesa, quasi sospesa. Dopo qualche battuta, l’ex presidente ha spostato l’attenzione su temi più ampi: economia, sicurezza alle frontiere, rapporti con la Cina.
Fonti interne al partito raccontano che la riunione era stata convocata per fare il punto sulla campagna elettorale in vista delle elezioni di medio termine di novembre. Ma con Trump in mezzo, tutto è ruotato intorno alle sue vicende personali e alle conseguenze politiche di una possibile sconfitta.
Impeachment in arrivo? Le reazioni tra i repubblicani
La parola “impeachment“, pronunciata da Trump con tono serio, ha fatto scalpore. “Non possiamo permetterci errori,” ha confidato un deputato texano uscendo dalla sala. “La base è ancora con lui, ma il pericolo c’è.” Negli ultimi mesi i democratici hanno più volte lasciato intendere che un ritorno di Trump alla Casa Bianca potrebbe riaccendere vecchie tensioni istituzionali. Alcuni esponenti progressisti hanno già detto che non esiterebbero a lanciare nuove indagini in caso di vittoria repubblicana.
Non tutti, però, sono convinti dalla linea di Trump. “Bisogna parlare di lavoro e tasse, non solo di processi,” ha spiegato un deputato dell’Ohio, che ha preferito restare anonimo. Eppure, la strategia dell’ex presidente – puntare sulla paura di un nuovo impeachment per mobilitare la base – sembra aver preso piede almeno in parte tra i dirigenti.
Elezioni di medio termine: il vero banco di prova per i repubblicani
Le elezioni di medio termine sono un appuntamento cruciale per il Partito Repubblicano. Ora i democratici tengono la Camera dei Rappresentanti con una maggioranza risicata (218 seggi contro 217), mentre al Senato la situazione è ancora in bilico. Secondo gli ultimi sondaggi Gallup, Trump è popolare tra il 70% degli elettori repubblicani, ma tra gli indipendenti scende sotto il 40%. Un campanello d’allarme per molti strateghi del partito.
Nelle ultime settimane le tensioni interne sono cresciute: alcuni governatori e senatori chiedono un cambio di rotta, puntando su temi come l’inflazione e la sicurezza energetica. Altri restano fedeli a Trump, convinti che solo lui possa portare a casa una vittoria netta contro i democratici.
Tra timori e strategie: cosa ci si aspetta dalle urne
Nel suo intervento al Kennedy Center, Trump ha insistito sulla necessità di “restare uniti” e di “non farsi distrarre dai media”. Ha promesso che, se vinceranno, il partito “riporterà ordine e prosperità nel Paese”. Parole che hanno raccolto applausi, ma anche qualche sguardo dubbioso tra i presenti.
Secondo alcuni osservatori, come il commentatore della CNN Jake Tapper, la mossa di Trump punta a unire il partito attorno a lui, trasformando le elezioni in un vero e proprio referendum sulla sua leadership. È una strategia rischiosa, ma potrebbe funzionare in un clima così polarizzato.
Per ora la campagna entra nel vivo con un messaggio chiaro: per Trump e i suoi, le elezioni di medio termine non sono solo una questione di seggi. Sono una battaglia personale e politica che potrebbe decidere il destino del movimento conservatore negli Stati Uniti.
