New York, 6 gennaio 2026 – Un’immagine vivace, quasi gioiosa, quella che il telescopio spaziale Chandra della NASA ha regalato agli astronomi proprio alla vigilia delle feste. Il cosiddetto ammasso dello Champagne, una collezione di galassie a miliardi di anni luce da noi, si mostra con nuovi dettagli grazie alle osservazioni ai raggi X e nella luce visibile. Il nome, curioso e immediato, nasce dalla notte di San Silvestro 2020, giorno della scoperta, e dall’aspetto delle galassie, disposte come bollicine in un calice appena versato. Il codice ufficiale, RM J130558.9+263048.4, resta invece roba per gli esperti.
Un brindisi tra le galassie: la scoperta che cambia tutto
La nuova immagine dell’ammasso dello Champagne, diffusa ieri dal team NASA, racconta una storia diversa da quella che si pensava. Quello che sembrava un unico insieme di galassie è in realtà la fusione imminente di due distinti ammassi galattici. “Abbiamo trovato una massa enorme di gas rovente, più pesante di tutte le centinaia di galassie messe insieme”, ha spiegato la ricercatrice principale, Anna Foster, durante la conferenza stampa al Goddard Space Flight Center. Ma la vera sorpresa è la forza della materia oscura: secondo i calcoli, questa invisibile componente è la più abbondante dell’intero sistema.
Materia oscura sotto la lente: cosa succede nelle collisioni?
Gli esperti sono convinti che studiare l’ammasso dello Champagne possa svelare come si comporta la materia oscura quando due grandi ammassi si scontrano a grande velocità. “Questi eventi sono come laboratori naturali”, ha detto Foster, “ci mostrano fenomeni che qui sulla Terra non possiamo replicare”. La materia oscura, insieme all’energia oscura, copre circa il 95% dell’universo: è ovunque, ma rimane un mistero. Non emette luce né la assorbe, e si fa sentire solo attraverso la gravità.
Due possibili storie per un mistero cosmico
Analizzando i dati di Chandra e confrontandoli con simulazioni al computer, il gruppo di ricerca ha individuato due possibili scenari. Nel primo, i due ammassi galattici si sono scontrati più di due miliardi di anni fa. Dopo l’impatto, si sarebbero allontanati, per poi avvicinarsi di nuovo, pronti a un secondo scontro. Nel secondo caso, la collisione sarebbe avvenuta circa 400 milioni di anni fa e ora i due ammassi starebbero lentamente separandosi. “Non abbiamo ancora abbastanza elementi per dire quale ipotesi sia giusta”, ha ammesso Foster, “ma ogni nuova osservazione ci porta più vicino alla risposta”.
Un banco di prova per capire l’universo
L’ammasso dello Champagne non è solo un bellissimo spettacolo: è una vera e propria palestra per le teorie sulla formazione delle strutture nell’universo e sull’evoluzione della materia oscura. Gli scienziati contano di approfondire con altre osservazioni, anche usando strumenti come il telescopio James Webb, per capire meglio come avvengono queste collisioni e quale ruolo hanno le componenti invisibili dell’universo. “Siamo all’inizio di un lungo viaggio”, ha confidato Foster ai giornalisti. “Ogni dettaglio che scopriamo ci aiuta a capire meglio da dove veniamo e dove stiamo andando”.
In attesa di nuove immagini e dati, l’ammasso dello Champagne resta sospeso tra passato e futuro. Un brindisi cosmico che invita a guardare oltre quello che vediamo, alla ricerca delle forze nascoste che plasmano il nostro universo.
